Omelia (09-03-2008)
Omelie.org (bambini)


Ormai non manca molto alla fine del nostro percorso verso la Pasqua: domenica prossima entreremo già nella grande settimana, la Settimana Santa. Ma intanto, abbiamo ancora da raccogliere le indicazioni preziose che ci vengono dal Vangelo di oggi. Ci ricordiamo di tutti i suggerimenti che il Vangelo ci ha dato nelle quattro domeniche prima di questa?
Penso proprio di sì, ma possiamo rinfrescare insieme la memoria. Nella prima domenica di Quaresima abbiamo riconosciuto la presenza della tentazione in tutta la nostra vita, con la certezza, però, che abbiamo sempre la possibilità di dire di no, come ha fatto Gesù. La domenica successiva abbiamo gioito per la Trasfigurazione del Signore e ci siamo resi conto che anche noi possiamo trasfigurarci ogni giorno, nell'amore. La terza domenica ci ha portati al pozzo di Sicar, dove Gesù ha incontrato la Samaritana e ci ha parlato dell'acqua viva dell'amore che solo Lui sa darci e che può zampillare nel nostro cuore, come dono per tutti. Infine, domenica scorsa, ci siamo rallegrati di fronte al miracolo stupendo compiuto dal Maestro nel ridare la vista al cieco nato ed abbiamo compreso che il modo migliore per prepararci a vivere la Pasqua è quello di accorgerci dei tanti, infiniti, stupendi miracoli che ogni giorno accadono nella nostra vita e che troppe volte diamo per scontati.
Veramente è un tesoro prezioso di consigli e indicazioni, quello che abbiamo saputo scoprire domenica dopo domenica. Sono certa che anche oggi il Vangelo non ci deluderà, regalandoci qualcosa di speciale, tutto per noi.
Penso che anche voi vi siate stupiti nel sentire quello che ci ha raccontato il Vangelo secondo Giovanni! Se la guarigione del cieco nato è stato un miracolo grandissimo, quello che abbiamo ascoltato oggi è qualcosa che si fa proprio fatica a immaginare!
Gesù fa tornare in vita l'amico Lazzaro che era morto già da quattro giorni. Gesù chiama di nuovo alla vita un uomo che era stato seppellito, che era ormai nella tomba.
C'è da rimanere davvero senza fiato!
L'evangelista Giovanni sa bene quanto sia straordinario questo episodio e ce lo racconta con tantissimi particolari. Ci riferisce i discorsi tra Gesù e i suoi discepoli mentre vanno a Betania. Ci dice come gli apostoli non riescono a capire che cosa Gesù voglia fare e come il Maestro cerchi di prepararli a ciò che vedranno: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!"
L'evangelista ci racconta di Marta, sempre irruente. Appena viene a sapere che arriva l'amico Gesù, gli corre incontro, gli presenta il suo dolore, ma dichiara anche la sua fede: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo"
Dopo aver parlato con il Maestro, va a chiamare sua sorella Maria, che ripete la stessa certezza di Marta: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!"
Di fronte al sepolcro di Lazzaro, Gesù chiede che venga tolta la pietra che ne chiude l'ingresso. Prega il Padre con fiducia, con parole così belle che val la pena ascoltarle ancora: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato"
Sì, Gesù sa bene che il Padre lo ascolta in ogni momento, ma dice il suo grazie con gioia, con amore, ad alta voce, perché tutti quelli che stanno intorno non abbiano dubbi che è la forza di Dio a compiere il prodigio.
Infatti, dopo aver pregato, Gesù chiama l'amico, perché esca dalla tomba. E così accade, tra lo stupore di tutti e la gioia senza misura delle due sorelle!
Chissà che brivido di emozione nel veder Lazzaro affacciarsi sulla soglia, con addosso ancora le bianche stoffe in cui era stato avvolto, come usavano fare i Giudei con i morti!
Non paura, sapete? No! Ma la gioia e il rimanere senza fiato perché sta accadendo qualcosa che non si è mai sentito prima!
Gli apostoli e i presenti non capiscono tutto per bene, ma noi che sappiamo che cosa accadrà presto a Gesù, nella festa della Pasqua, ci rendiamo conto che in qualche modo, con questo miracolo grandioso il Maestro sta anticipando la sua stessa Risurrezione.
Sta dicendo chiaramente che Lui ha il potere di ridare la vita.
Sta mostrando agli occhi di tutti che la morte non è la grande nemica, perché la forza del Suo amore la può vincere, la può sconfiggere per sempre!
Però attenzione: c'è una grande differenza tra Lazzaro che lascia il sepolcro per continuare a vivere, e la Risurrezione di Cristo Signore che celebriamo nella Pasqua.
Infatti Lazzaro torna alla vita, ma non per sempre. Dopo un po' di anni, ormai invecchiato, Lazzaro ha dovuto affrontare di nuovo il giorno della morte, che è giunta per lui, come per tutti.
Invece la Risurrezione di Gesù spalanca le porta alla vita che non finisce mai!
Gesù ha lasciato il sepolcro come Lazzaro, ma non morirà mai più. La sua vita di risorto non finisce, non finirà mai!
Ora, però, vi devo fare una confidenza.
È vero, quello che abbiamo appena letto è un grandissimo. Eppure, ogni volta che leggo questo brano del Vangelo, la mia attenzione corre subito ad altro. Non tanto al fatto grandioso di un morto che torna alla vita, ma ai particolari su Gesù che possiamo scoprire dalle parole dell'evangelista Giovanni.
I Vangeli non ci dicono com'era il volto di Gesù, com'erano i suoi occhi, le sue mani, il suo sorriso, però ci regalano alcuni dettagli che son troppo preziosi e che non possiamo correre il rischio di far scivolare via.
Un primo dettaglio che mi piace leggere e rileggere riguarda l'affetto che lega Gesù a Marta, Maria e Lazzaro: "Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro"
Mi sembra bellissimo il fatto che, pur amando tutti, Gesù ha anche le sue preferenze, le sue simpatie, le persone che sente più vicine al suo cuore, che gli sono più care!
È normale che sia così! Tutti noi abbiamo qualcuno a cui vogliamo un bene speciale. Ci sono persone che amiamo profondamente, che sono preziose e importanti nella nostra vita.
Ecco, Lazzaro, Marta e Maria, per Gesù sono amici così.
A casa loro Gesù si sente come in famiglia, con loro può parlare liberamente, ridere, stare in serenità. Sono amici nel senso più vero di questa parola, per cui il dolore che li colpisce, colpisce anche il Maestro. Nel venire a sapere che Lazzaro è ammalato, Gesù si dispiace sinceramente, proprio perché gli vuol tanto bene.
Questo affetto così grande lo comprendiamo senza ombra di dubbi quando Gesù si trova davanti alla sua amica Maria, che piange ed è immensamente triste: "Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente"
Non so cosa pensate voi, ma per me sapere che anche Gesù piange, proprio come me, come tutti! Sapere che Lui, che è Dio!, ugualmente di fronte alla tomba dell'amico si commuove fino a piangere, mi consola nei momenti più tristi della vita.
E guardate come l'evangelista Giovanni spiega bene ciò che accade in questo momento, davanti alla tomba di Lazzaro: "Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: Guarda come lo amava!"
Non è solo la commozione del cuore: il Maestro scoppia a piangere, le lacrime bagnano i suoi occhi e gli altri, intorno, se ne accorgono.
Ogni volta che mi trovo davanti a un dolore, che sento le lacrime scendere sulle mie guance, so che il Signore Gesù sa che cosa vivo, lo capisce perfettamente, perché anche lui ha pianto, anche lui ha provato la stessa sofferenza!
Che dono immenso sono le lacrime di Gesù per il suo amico Lazzaro!
Nella tristezza, nella sofferenza, del dolore, non possiamo mai sentirci soli, perché sappiamo che il Signore Gesù è lì, vicino a noi, e comprende perfettamente tutto quello che abbiamo nel cuore.
Il suo essere il Figlio di Dio non lo fa stare lontano, distante, disinteressato... è il Signore che sa anche piangere, che si sa commuovere, che non ha paura di mostrare il bene che vuole alle persone, ai suoi amici!
Allora ci possiamo portare nella settimana che abbiamo davanti questo suggerimento prezioso per il nostro cammino verso la Pasqua: sapere che possiamo contare pienamente sull'amore e la comprensione del Signore, sempre. Perché nulla di quello che vive il cuore dell'uomo gli è estraneo o sconosciuto.
Possiamo consegnargli tutto, tutto, proprio tutto nella preghiera!
Anche le cose che ci fanno piangere.
Ed inoltre, possiamo rallegrarci, perché volendo bene con sincerità ai nostri amici, abbiamo un altro modo per assomigliare a Gesù, che amava tanto i suoi amici.

Commento a cura di Daniela De Simeis