| Omelia (09-03-2008) |
| Suor Giuseppina Pisano o.p. |
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Commento Giovanni 11,1-45 In questa quinta domenica del cammino quaresimale, che volge alla fine, la liturgia, propone alla nostra contemplazione ancora un miracolo, un miracolo che parla di morte e di resurrezione, quasi un anticipo dell'evento centrale della nostra fede, che è la morte e resurrezione del Figlio di Dio, Cristo Gesù. Il racconto evangelico, racconta, della morte di Lazzaro di Betania, l'amico di Gesù, che fu, prodigiosamente, richiamato in vita, dal Maestro. Altre due volte, il Signore aveva operato un miracolo simile, quando, commosso dal pianto di una madre, una vedova che accompagnava al sepolcro il suo unico figlio, prese la mano del giovinetto, e lo riportò in vita (Lc.7,11-16), e allorché un notabile della città di Cafarnao, dove Gesù, in quel tempo, si trovava, gli si prostrò innanzi, ad implorare per la sua figlioletta morta; il Maestro entrò in quella casa in lutto, e, presa per mano la piccola, la riconsegnò viva ai genitori. (Mt.9,22-26) Ma,é solo di questo miracolo, avvenuto quasi alla vigilia della sua morte, che, Gesù stesso svela il significato profondo;«Questa malattia, egli dice, a chi gli annunciava la malattia di Lazzaro, non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio verrà glorificato». Il miracolo è, sempre, un segno della gloria e della potenza di Dio:«Padre! esclama, infatti, Gesù dopo aver richiamato in vita Lazzaro, ti ringrazio che mi hai ascoltato; sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l' ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato»; ma, in questa circostanza, esso rivela che, la potenza salvifica del Padre si attua per mezzo del Figlio, l'uomo-Gesù, il Cristo, che, come in precedenza si era rivelato " luce del mondo", ora, si rivela essere " risurrezione e vita" E' nel lungo, drammatico dialogo con Marta, una delle sorelle di Lazzaro: che Gesù pronuncia quelle parole che sono il vero banco di prova della fede:«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.»; parole consolanti, ma anche difficili, che riceveranno luce piena, quando il Cristo risorgerà, e sui discepoli scenderà lo Spirito. In questo momento, quelle parole esigono una fede totale, confortata dal miracolo della resurrezione di Lazzaro, col quale il Maestro, quasi anticipando la sua resurrezione, illumina l'evento tragico della morte, che tutti accomuna, e che sarà, per sempre confortato, dalla speranza, e della fede nel Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, i che è la Vita Domenica prossima sarà proclamato il lungo, drammatico, racconto della passione del Signore, quei tre giorni angosciosi che si concluderanno sul Golgota, con la morte del Cristo; un racconto intenso, davanti al quale l'unico atteggiamento possibile è il silenzio; come, davanti ad ogni grande dolore e ad ogni morte, quando le parole non servono più, e si rivelano inadeguate, perché, serve, solo, il silenzio fatto di amore che accoglie e condivide Gesù, dunque, previene i momenti di smarrimento di fronte alla morte, anche alla sua morte, che getterà nello sgomento i suoi discepoli, nonostante l'avesse preannunciata per ben tre volte; egli trasforma la malattia e la morte dell'amico, in una occasione per aprire, sull'evento più inquietante e lacerante dell'esistenza, un orizzonte nuovo, un orizzonte di vita, che si fonda, esclusivamente, su Lui che è la vera Vita, ed è questo, il senso della resurrezione di Lazzaro. "Gesù, ancora profondamente commosso, recita il testo, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!».....poi, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». E il morto usci, con i piedi e le mani avvolti in bende, e col volto coperto dal sudario. Gesù disse loro «Scioglietelo e lasciatelo andare»" L'allusione al Mistero Pasquale è chiara: c'è un uomo sepolto da alcuni giorni e c'è un sepolcro sigillato da una pesante pietra, e, alla voce del Cristo che chiama, la vita riprende a scorrere in quel corpo, che sembrava destinato alla corruzione. «Io sono la risurrezione e la vita; annuncia, oggi, il Signore Gesù, chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». E ad ognuno di noi ripete la domanda, che è fondamento della fede in Lui: «Credi tu questo?». Con Marta vorremmo rispondere senza riserve:" Si, credo!", ma poi, di fronte alla morte, della quale tanto spesso facciamo esperienza, con la perdita delle persone care, o, più semplicemente, constatando, quanto fragile e precaria sia la nostra stessa vita, che, col passar degli anni, va, inevitabilmente, verso il declino, l'angoscia ci prende, e, talvolta, anche la paura, di fronte questo traguardo inevitabile. E' il prezzo che paghiamo alla limitatezza umana e alla fatica di credere; la fede in Cristo, tuttavia, esige altro, esige che si compia, non un salto nel buio, ma un passo verso la luce, quella del mattino di Pasqua, quando la pietra del sepolcro resterà ribaltata per sempre, perché Cristo risorto non muore più, e, in Lui, anche la nostra vita diventa immortale. Il prodigio della resurrezione di Lazzaro, è un dono di luce per la nostra fede, una parola chiara sulla nostra vita: la morte, infatti, non ha l'ultima parola sul corso dell'esistenza; essa, pur nel dolore, è un passaggio verso la pienezza dell'essere; è la nostra Pasqua, che ci conduce alla visione chiara di Dio, alla comunione definitiva con Lui, che è felicità indistruttibile. Certo, il passaggio non è indolore; anche il Figlio di Dio, sperimentò tutta l'amarezza e l'angoscia di questa terribile realtà: "..incominciò ad essere preso da terrore e da spavento, scrive Marco, perciò disse:- L'anima mia è triste fino alla morte-. Quindi, prostratosi, si gettò a terra pregava, che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora...diceva:-Padre! Allontana da me questo calice..." (Mr14,33-36) Il Vangelo di oggi, tuttavia, ci dice che, anche nel momento più drammatico dell'esistenza, quando deve attraversare la soglia della morte, l'uomo, non è solo, nessun uomo resta solo, in quel momento supremo, ma, accanto c'è un amico, l' Amico, capace di commuoversi per il nostro dramma, di consolare la nostra angoscia, e di sostenerci nel passaggio finale: è Cristo che per noi è morto e ci rende partecipi della sua resurrezione, che è ben diversa da quella di Lazzaro, perché, in Lui, la nostra resurrezione sarà pienezza di vita per sempre. Ora, nel tempo, questa verità che spesso ripetiamo nella nostra professione di Fede: " credo nella resurrezione della carne e nella vita eterna, deve diventare luce di speranza, che ci guida, e che orienta il nostro stile di vita, nella certezza che, Cristo risorto già vive in noi e ci sostiene con la forza del suo Spirito. E' quel che Paolo, oggi, ci ricorda:"... se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali, per mezzo del suo Spirito che abita in voi."(Rm. 8,8 11) Sr Maria Giuseppina Pisano o.p. [email protected] |