Omelia (09-03-2008)
Comunità Missionaria Villaregia (giovani)


In questo cammino quaresimale siamo stati invitati a rinnovare le scelte di vita secondo il nostro battesimo, ripassiamo le tappe già vissute: le tentazioni, ci hanno invitato a rinunciare a Satana e a tutte le sue opere; la trasfigurazione, ci ha dato la motivazione per ascoltare la Parola di Dio; la Samaritana, con l'acqua viva dello Spirito Santo, è diventa coraggiosa testimone dell'incontro con il Signore; il cieco nato, riavuta la vista, alla Luce di Cristo, dichiara la sua fede in Lui.

Cosa ci dice il vangelo della risurrezione di Lazzaro?

Guardiamo innanzitutto la condizione dell'uomo, che senza Dio fa esperienza della morte, entra nella tenebra del sepolcro, resta legato e non può più camminare. È una vita senza futuro, spenta, senza novità, tutto è finito. Di fronte a questa situazione, Dio sembra lontano e indifferente, lascia l'uomo, suo amico, morire. "Se fosse stato qui mio fratello non sarebbe morto", queste parole escono dalla bocca di ogni uomo. Dio ha lasciato morire il mio fratello.

Dal racconto sappiamo che Gesù sapeva bene ciò che stava per fare. Come un bravo papà Gesù sta educando i suoi "figli", li sta portando alla maturità, e sa che per questo non può risparmiare loro le sofferenze della vita, ma deve insegnare a saperle vivere nella fede in Lui, abbandonati fiduciosamente nelle sue mani. Altrimenti resterebbero immaturi come tanti ragazzi oggi, che non sanno prendere una decisione di vita perché i genitori li hanno super protetti.

C'è un salmo che ci dice che i nostri pensieri non sono i pensieri di Dio, c'è un modo di fare che non è secondo la nostra logica umana. C'è un progetto divino per riportare tutti alla fede, quella vera, che nasce dall'esperienza dell'amore gratuito di Dio su ciascuno di noi. Il nostro Dio è Signore della vita. "Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Crede in questo?"

Ora, rivolgiamo il nostro sguardo a Gesù: egli ci rivela un volto di Dio diverso da quello che spesso immaginiamo.
Vediamo un Dio amico dell'uomo, che si commuove e piange per l'uomo prigioniero della morte. Qui possiamo fantasticare, chi ha rifiutato Dio anche se vive è già morto, chi non ha accolto Dio nella propria vita, anche se scoppia di salute è già morto dentro vive nel buio, è legato dal peccato, si sente un pozzo senza uscita. Ma Dio amico dell'uomo si fa vicino, non lo abbandona mai, gli dirige la sua Parola di Vita, lo chiama per nome, personalmente e lo riporta alla luce. Nonostante questa vicinanza l'uomo spesso si percepisce tutto legato, fa i primi passi per uscire, allora sperimenta la vicinanza degli amici che lo aiutano a liberarsi di tutto ciò che lo mantiene legato (le bende), di tutto ciò che lo rende immobile, lo fa capace di camminare per vivere una vita nuova.

Gesù Signore della vita, è l'unico che può liberarci dalla morte e ridonarci la vita. Oggi, prendiamo coscienza che l'unica possibilità per uscire dalla nostra condizione di morte è accogliere la vita di Cristo Vita. L'apertura al dono di Dio, la disponibilità a rispondere alla sua chiamata, andare al suo incontro, vivere la vita nuova è per chi non crede la testimonianza della potente azione di Dio nella vita di ogni uomo che si lascia toccare dall'amore di Dio. Questa è la nostra risposta grata a Dio nostro amico che condivide la nostra condizione umana per donarci la sua vita.
La vita nuova del battesimo, sì è un avvenimento personale, ma anche comunitario, Dio non ci chiama da soli alla vita, ma ci chiama come popolo (cfr. la prima lettura).

Parola chiave: Rispondere prontamente alla chiamata alla vita.