| Omelia (06-03-2005) |
| don Maurizio Prandi |
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Il volto di Dio e i volti dell'uomo Nel cammino alla scoperta della verità di noi stessi oggi ci viene detta una verità, forse un po' scomoda ma pur sempre una verità: siamo ciechi. Nell'uomo del vangelo, cieco dalla nascita, siamo chiamati a riconoscerci tutti: dalla nascita... vuol dire che rappresenta la condizione umana. In lui deve rispecchiarsi l'esperienza costante dell'uomo nella storia. E' proprio bello il cammino che la Parola di Dio ci fa fare domenica dopo domenica. Sette giorni fa abbiamo riflettuto su Cristo che è l'acqua viva che disseta. Oggi vediamo Cristo come la luce che illumina la nostra vita. La notte di pasqua rivivremo questi segni nell'acqua del battesimo e nella luce del cero pasquale. Il vangelo di oggi ci invita a vedere con chiarezza, con gli occhi del cuore e della mente chi è il Cristo. Ma non solo il vangelo, perché alcuni problemi di vista ce li ha anche il Samuele della prima lettura, chiamato a consacrare Davide re d'Israele... ha però il problema di individuarlo questo Davide, e forte dell'esperienza fatta con Saul, Samuele pensa che gli elementi che permettono di identificare il re siano soprattutto di tipo esteriore, per cui la scelta cade su Iesse, alto... bello... Il Signore però fa udire la sua voce e fa capire tutta la sua distanza da quel modo di vedere: l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore. Il cuore per il mondo semitico è il centro della persona, il luogo in cui si prendono le decisioni: è il cuore che informa l'agire. Non è l'esteriorità che deve costituire il principio della nostra valutazione della realtà, ma ciò che, pur essendo invisibile, orienta l'agire. E' sempre valida l'affermazione del Piccolo Principe che dice: l'essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che con il cuore. Insieme a Samuele, ognuno di noi è rimandato a un più profondo cammino di lettura del reale. a) Il volto di Dio Ne' lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Un Dio che opera quindi... non è un Signore lontano e indifferente, ma un Padre che agisce nella storia umana, nelle vicende terrene, e davanti a quest'affermazione il cuore non può che colmarsi di gioia. Gesù non intende affermare che la cecità è stata programmata da Dio perché poi Lui potesse compiere un miracolo. Sarebbe un Dio molto strano quello che procura un'infermità così grave soltanto per mostrare la sua bravura nel guarire. Ciò che invece s'intende dire è che la situazione di sofferenza, di difficoltà, di bisogno dell'uomo può trovare in Gesù uno sbocco; una realtà di povertà e di sofferenza viene mutata in realtà di speranza, di luce, in gloria di Dio appunto... in Gesù la vita di ogni uomo riceve una svolta in senso positivo: la mia cecità, la nostra cecità, in Gesù trova una risposta capace di illuminare. Ma non solo un Dio che opera, perché Gesù ci rivela un Dio che ha un profondo rispetto della libertà umana: infatti il miracolo non costringe a credere; piuttosto apre un dibattito in cui si confrontano increduli e credenti. Nemmeno la testimonianza di colui che ha cominciato a vedere risulta decisiva: bello che Gesù denunci la situazione di peccato e di rifiuto ma non imponga l'adesione alla sua persona. La luce del mondo può venire oscurata dal rifiuto degli uomini, ma proprio in questa situazione apparentemente assurda Dio manifesta l'amore e il rispetto per le sue creature. b) I volti dell'uomo Dobbiamo compiere le opere di Colui che mi ha mandato finché è giorno. E' strano questo plurale secondo alcuni... Gesù afferma che non soltanto Lui compie le opere, ma anche i suoi discepoli. Gesù è la luce del mondo, ma anche i discepoli, poveri e deboli come sono, dovranno un giorno manifestarsi così... (Voi siete la luce del mondo...). Trovando la cecità sul loro cammino dovranno essere capaci di trasformare questa realtà... la cosa più grande che la fede permetta è proprio questa: trasformare in realtà che parlano di amore e di speranza le condizioni di debolezza, di fragilità, di sofferenza dell'uomo. Ma c'è anche un altro volto dell'uomo, è quello dei vicini e di quelli che lo avevano visto prima (il vangelo li definisce così). Sono persone curiose, che pongono tante domande perché sono di fronte ad un fatto strano e singolare; sono domande di pura curiosità, tanto che quando arriva la risposta del cieco guarito: non so dove sia Gesù, le domande terminano. A questo punto, da parte loro doveva esserci invece il tentativo di andarlo a cercare; ma a loro, in tutta evidenza, non interessa andarlo a cercare. Ecco che la loro conoscenza rimane radicalmente superficiale. I vicini allora rappresentano l'atteggiamento dell'uomo curioso, che non si lascia coinvolgere dall'avvenimento. E' un avvenimento che non diventa impegnativo, che non cambia la vita. Nei confronti di Gesù come mi pongo? Curiosità o sincera ricerca? Poi il volto dei genitori del cieco, che hanno paura di essere espulsi dalla sinagoga, cosa questa che significava la morte dal punto di vista sociale: esclusione dai rapporti umani e quindi isolamento, solitudine, emarginazione... per riconoscere Gesù c'è dunque un prezzo da pagare, ma questi genitori non sono disposti a pagarlo e per questo non arriveranno alla fede. C'è una legge, che il mondo scrive, ed è la legge dell'autoconservazione, ma chi segue il Signore ha imparato un'altra legge, la legge del dono e della gratuità, forse troppo nuova e troppo diversa... tanto nuova e diversa che ti può far sentire isolato di fronte al mondo. Ma è quella che apre il cammino della fede, quella che ti fa fare il passo decisivo per l'incontro personale con Gesù. Allora i tuoi occhi, come quelli del cieco si apriranno per vedere la bellezza di Dio splendere sul volto del Figlio. |