Omelia (02-03-2008)
don Giovanni Berti
Il cieco vedente ed i vedenti ciechi

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Un pittore per dipingere la sua opera ha bisogno di una tela bianca, libera da altri disegni e pitture. Anche chi dipinge affreschi ha bisogno di pareti libere e se non è possibile cancella le immagini precedenti e procede alla nuova opera.
Il cieco del Vangelo non chiede nulla, è così dalla nascita e non si aspetta nulla. È proprio come una tela bianca e libera che sembra aspettare solo nuovo colore. La sua guarigione alla piscina di Siloe è solo l'inizio del dipinto che Gesù sta per compiere con lui. Alla fine del percorso diventerà discepolo e l'ultima pennellata è quel "Credo, Signore!" che lui pronuncia. E' illuminato negli occhi e nel cuore.
Dall'altra parte abbiamo i farisei e tutti i personaggi che il cieco appena guarito incontra (compresi i suoi genitori). Mi sembrano come quelle vecchie tele dipinte annerite dal tempo e dalla polvere che vediamo in qualche vecchio altare di cui a volte si fa fatica a leggere il soggetto rappresentato. Questi farisei sono come tele su cui non è possibile dipingere più nulla e nessuna nuova luce può cadere su di esse. Gesù - artista non può compiere nessuna opera d'arte con loro. E loro proprio come certe vecchie tele nere e scure in chiesa non dicono più nulla a chi le guarda e a chi cerca da loro una ispirazione di fede.
C'è anche una domanda iniziale che non è possibile evitare: perché questo cieco è così? Ha un senso questa sua situazione di dolore? E' la domanda che ci facciamo sempre di fronte a situazioni del genere, specialmente se ci toccano da vicino.
Gesù non cede alla tentazione di rispondere facilmente colpevolizzando il cieco o la sua famiglia. Non cerca un colpevole da accusare. Gesù, che non è cieco, vede dentro questa situazione una opportunità. Questo incontro farà vedere chi è veramente questo tizio che sembra solo cieco e povero e farà vedere anche chi sono veramente i farisei che sembrano religiosi e aperti a Dio.
Gesù illuminando gli occhi di questo cieco, dipinge un nuovo discepolo, crea una figura luminosa che si muove nella scena mettendo il risalto il buio che invece c'è invece nelle altre figure.
E a proposito di quadri, mi viene in mente proprio Caravaggio, che nelle sue opere è un maestro nel lavorare con la luce. I suoi quadri sono famosi per i forti contrasti di luce e buio che colpiscono le figure in modo a volte davvero inatteso.
E' così anche qui in questa vicenda. La luce è dove non te l'aspetti e i ciechi non sono veramente tali mentre i vedenti alla fine sono nel buio.
E proprio come uno stupendo quadro questo racconto è da contemplare con gli occhi dell'anima.
E' un quadro che mi sconcerta perché mi colpisce la durezza e la cecità dei farisei di fronte all'evidenza dei fatti. Non è che in loro è dipinta anche un po' della mia vita cristiana?
E nel cieco, man mano che il racconto avanza, vedo davvero un sorprendente crescere di fede e di coraggio che non m'aspettavo. Non è un semplice guarito che Gesù usa come trofeo della sua potenza. E' davvero un discepolo che ha vissuto sempre nel buio degli occhi e forse proprio per questo non è stato contaminato dall'arroganza e dall'autosufficienza spirituale di chi gli stava attorno.

Il nostro mondo, che vive immerso in luci forti e immagini invadenti, ha ancora bisogno della luce di Gesù perché siamo davvero spiritualmente nel buio. Non è una colpa ma una costatazione. Nasciamo nel buio e la vita ci fa sperimentare spesso questa oscurità dove non capiamo più nulla e diventiamo come il cieco del Vangelo, cioè mendicanti di felicità.
Ma forse è proprio questo che ci mette nella condizione ottimale di esser guariti e illuminati dall'alto, da Dio. I primi cristiani con il battesimo si consideravano degli "illuminati" non perché migliori degli altri e con una vita più tranquilla e semplice, ma perché sentivano di avere una luce interiore che era Cristo, luce vera del mondo.
Riconosciamo dunque di essere ciechi e di non poterci dare luce da soli. Non chiudiamoci delle nostre cecità che rischiano di ingannarci come i farisei: crediamo di vedere e giudichiamo gli altri ma in realtà siamo nel buio e rifiutiamo la guarigione che solo Dio ci può dare.


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