| Omelia (02-03-2008) |
| Marco Pedron |
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Che cosa devo fare? ma mi vedete? Ascoltate questa poesia: «Dipinsi un quadro e lo mostrai a mia madre. Lei disse: "Suppongo che sia bello (disinteresse nei nostri confronti, non essere presi sul serio!)" Così ne dipinsi un altro, tenendo il pennello tra i denti. "Guarda mamma, senza mani. E lei disse: "Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno che sapesse il modo in cui lo hai dipinto e fosse interessato alla pittura. Io non lo sono". Suonai un assolo di clarinetto del concerto per clarinetto di Gounod con la filarmonica di Buffalo. Mamma venne ad ascoltare e disse: "Suppongo che sia bello". Così lo suonai con la sinfonica di Boston, sdraiata e usando gli alluci, "Guarda mamma, senza mani". E lei disse: "Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno che sapesse il modo in cui lo hai suonato e che fosse interessato alla musica. Io non lo sono". Preparai un soufflé alla mandorla e lo offrii a mia madre. Disse: "Suppongo che sia buono". Così ne preparai un altro usando il fiato per montarlo, glielo servii con i gomiti: "Guarda mamma, senza mani". E lei disse: "Suppongo che verrebbe apprezzato da qualcuno cha sapesse il modo in cui lo hai preparato e che fosse interessato alla cucina. Io non lo sono". Così disinfettai i polsi, eseguii l'amputazione, gettai le mani e andai da mia madre. Ma prima che potessi dire: "Guarda mamma, senza mani", lei disse: "Ho un regalo per te", e insistette perché io provassi i guanti di capretto blu per accertarsi che fossero della mia misura». Ma che cosa dovevo fare? Che cosa dovevo fare perché mi amassi... mi guardessi... t'interessassi di me? Cosa dovevo fare per farmi vedere da te... perché mi riconoscessi... perché mi ascoltassi... perché stessi con me? Ma non vedevi che soffrivo? Non vedevi che mi ammalavo perché tu stessi a casa con me? Non vedevi che non volevo andare all'asilo e mi aggrappavo alla ringhiera di casa per stare con te? Ma non vedevi che avevo fame di pelle, di attenzione, di coccole... e adesso mi accusi perché sono ribelle, anoressica, arrabbiata con te? Ma non vedevi che avevo bisogno di te, ma tu avevi occhi solo per il tuo lavoro, per i soldi, per il conto in banca, per lo sport in tv... e adesso mi accusi di essere un figlio degenere? Ma non vedevi che ti aspettavo alla recita dell'asilo... che aspettavo il bacino della buona notte... che aspettavo che giocassi con me... che aspettavo il sabato per stare con te... che aspettavo che tu mi dicessi: "Sono orgoglioso di te; mi piaci; sei il mio amore; ti voglio bene"? Ma non vedevi che ero terrorizzato quando tu e mamma litigavate... e dicevate che era colpa nostra, che ci dovevamo comportare meglio... che se non era per noi, a quest'ora...? Ma non vedevi che non sorridevo mai... che avevo paura di tutti e di tutto... che ti ero sempre attaccato alla gonna: ma dov'eri? Ma non vedevi che io capivo tutto, che era inutile che faceste finta di niente, che tutto andava bene? Sentivo tutto. Lo sentivo con le orecchie, ma soprattutto con il cuore. Ma non vedevi che cercavo di fare il mio meglio ma non andava mai bene... non bastava mai... c'era sempre qualcosa di sbagliato, qualcosa che si poteva fare meglio, che tu avresti fatto meglio, che gli altri facevano meglio...? Non hai visto che ce l'ho messa tutta? Non hai visto quanto ho sofferto? Ma che cosa dovevo fare perché voi mi vedeste? Così non feci più niente. Così diventai cieco. Così ho seppellito, tagliato, rinunciato, eliminato, tutto ciò che tu non volevi, che tu non vedevi, che tu non accettavi. E adesso? Adesso (che ironico il destino!) mi accusi che sono cieco. Non te lo ricordi: abbiamo fatto un patto segreto tra me e te. Il patto l'hai stabilito tu e diceva: "Se tu seppellirai le parti che non mi piacciono, allora io ti amerò". Non l'abbiamo scritto sulla carta perché era troppo facile perderlo; l'abbiamo scritto nel cuore. E io l'ho accettato. In quel tempo mi sembrava di essere ricattato: "O perdi te stesso o perdi me"; mi sembrava di non avere altra scelta. Oggi so che non era così; oggi so che in realtà ho perso me e te. Oggi so che non poteva che essere così. Come potevi vedermi? Come può vederti chi ti chiede di rinunciare a te per lui? I discepoli dicono al cieco: "Se è così è perché se l'è meritato" ("Ha peccato lui o i suoi genitori?" (9,2). I vicini gli dicono: "Non è possibile che sia guarito; non può guarire; non può essere" (9,8). Altri dicono: "Com'è possibile che sia guarito? No, non può essere lui" (9,9). I farisei gli dicono: "Tu non puoi guarire; tu devi rimanere sempre così, perché noi sappiamo che tu non puoi guarire" (9,18.28-29.34). I genitori gli dicono: "Noi ce ne laviamo le mani" (9,20-21). "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane", arroganti (9,41)! Nessuno vede il cieco. Nessuno vuole guarirlo. Ma non vedete che sono cieco? Perché non mi volete vedere? Per fortuna la Vita è grande. Per fortuna i genitori non sono tutto. Per fortuna l'ambiente e dove vivi non sono tutto. Per fortuna c'è chi mi vede e mi guarda sempre. Per fortuna che ci sei tu Gesù. Tu ci sei. Tu mi vedi. Tu vuoi la mia libertà. Tu vuoi che io torni a vivere e a vedere. Tu non hai niente da difendere, per questo puoi amarmi. Tu sei la Luce del mondo. Io sono la luce dei tuoi occhi e tu sei la Luce dei miei occhi. Pensiero della Settimana Quando vedrete... Chi pensava di aver capito capirà di non aver mai capito niente. Chi pensava di vedere si accorgerà che pensava ma non vedeva. Chi era certo cadrà nella confusione. Chi credeva di essere sano si scoprirà malato. Chi pensava di arrangiarsi si scoprirà bisognoso di tutti. Chi credeva in Dio scoprirà di aver creduto in se stesso. Chi credeva in se stesso scoprirà di aver creduto in Dio (un idolo). Chi credeva di essere nel giusto sarà condannato dalle sue azioni. Chi credeva di essere felice scoprirà che si era solo accontentato. Oro e argento saranno considerati non più le pietre, ma il perdono e la verità. I soldi e il successo tanto ricercati saranno considerati pericolosi. Vi vergognerete di essere stati sempre così. Il dolore urlerà per l'ottusità e il buio in cui vivevate. Ma in quel giorno i vostri occhi si apriranno... e vedrete la Realtà. E vedrete cose di cui neppure immaginavate l'esistenza. E vedrete quanta Vita vi circonda. E sarete felici di vedere Dio dovunque. E sarete felici di vederci e di lasciarvi vedere. E sarete semplicemente felici. |