Omelia (02-03-2008)
don Ricciotti Saurino
L’etichetta

Credevamo che bastasse un po' di cenere sul capo per risolvere i problemi di conversione. Macché! Quello era solo un inizio, il bello viene dopo, quando hai cominciato il percorso quaresimale e ti vengono date le istruzioni di crociera.
- Attenzione alla vischiosità delle tentazioni materiali, solo la Parola neutralizza.
- Non basta tenersi a debita distanza da gorghi e mulinelli insidiosi, bisogna spingersi avanti o, se vuoi, in alto, operando la trasfigurazione continua.
- Riserve idriche? Preoccupazione superflua! Tanto la sete non ti brucerà più la gola se non ti metti contro Vento, anzi la brezza, che ti spingerà, garantirà un'autonomia per l'eternità.
- Occhio alla bussola!
Quale occhio, poiché, mi vergogno ad ammetterlo, non ci vedo con nessuno dei due e... da una vita!
Sei fortunato!
Sono fortunato perché non ci vedo?
No! Sei fortunato ad ammetterlo! Tanti dicono di vedere, ma non è vero, essi mentono clamorosamente o si illudono di vedere. Quando si è pronti ad accettare la propria cecità, allora si è anche pronti ad aprire gli occhi alla Luce vera.
E' il percorso richiesto ad ogni cristiano perché la sua bussola non sfarfalli. E non è infrequente trovare mille cristiani con altrettante bussole inchiodate su poli diversi. Forse non si sono mai accorti che, a furia di navigare a vista, hanno smagnetizzato l'ago, che ora non punta più su Gesù, ma su qualcuno o qualcosa che si è interposto. Questi presuntuosi è difficile convincerli, prenderanno coscienza solo quando naufragheranno sulle scogliere.
La nostra natura umana porta il marchio della cecità dei suoi figli, non per i peccati dei predecessori, ma perché, attraverso la constatazione dei propri limiti, l'uomo si apra alla luce vera che è Dio.
Avere il tocco del limite per l'uomo è una fortuna, altrimenti il suo orgoglio monterebbe all'inverosimile compromettendo l'orientamento della vita.
Il "nessuno è perfetto" lascia ancora intendere che si può sempre puntare ad Altro.
Il limite della natura diventa, spesso, l'unico spiraglio per l'ingresso di Dio nella storia umana e l'unico squarcio attraverso cui l'uomo può risalire a Lui.
Cieco, ma non per sempre! Cieco, per vedere giusto! La cecità non è una disgrazia, mentre è tale la presunzione di vedere.
E nessuno si lava gli occhi spenti, se non quando ha la certezza che siano sporchi.
Ecco perché Gesù pone del fango sugli occhi di una creatura già caratterizzata dal fango (ricordati che sei polvere...), per convincerla a lavarsi.
La fonte più vicina sarebbe stata la scelta più ovvia e più facile per un non vedente, eppure, non per creargli ulteriori difficoltà, Gesù lo invita a lavarsi ad una piscina particolare.
Particolare non perché all'analisi sia risultata acqua di speciale effetto terapeutico, ma perché reca un nome che è garanzia di guarigione.
Potremmo dire che in qualche modo è in continuità con la storia della Samaritana che, sicura della bontà del pozzo di Giacobbe, non si preoccupa di cercare l'acqua viva che zampilla per l'eternità, se non quando Qualcuno gliene rivela l'esistenza.
Avvezzi a controllare le mille etichette delle acque minerali dei nostri supermercati, stentiamo a comprendere che ciò che è importante non è la composizione, la scadenza, la quantità di gas, gli effetti benefici sull'organismo, né la provenienza, la temperatura alla fonte ecc... quella vera non permea falde nostrane, bensì passa attraverso l'Inviato di Dio.
Solo un cieco che si lava nella piscina di Siloe riacquista la vista, cioè solo uno che si lascia purificare dall'acqua dell'Inviato (Siloe significa "inviato") riceve la guarigione e la capacità di vedere il Giusto e secondo giustizia.
Forse nel nostro Battesimo c'è stato uno scambio di acque o di etichette? Fossimo stati anche battezzati con acqua ossigenata o sulfurea o diuretica, se dopo non ci siamo più lavati all'acqua dell'Inviato di Dio, le nostre incrostazioni sono ritornate come prima, e in più è aumentata la nostra presunzione di vedenti.
"Tu credi nel Figlio dell'uomo?" si sente chiedere il neo lavato, timoroso perfino di asciugare dal suo volto i segni di quell'acqua miracolosa.
"E chi è, Signore, perché creda in lui?"
"Tu l'hai visto!"
Avrà conservato l'acqua come ricordo di quell'avvenimento, spero abbia custodito anche il volto di quell'Uomo.
Stasera mi bruciano gli occhi, forse metterò un po' di collirio e domani tornerò a leggere il Vangelo, tornerò a dire che ho letto il Vangelo... ma non vi aspettate che vi dica: "l'ho visto!"