Omelia (02-03-2008)
Omelie.org (bambini)


Procediamo insieme nel nostro cammino verso la Pasqua e siamo già arrivati alla IV domenica di Quaresima. Ci ricordiamo ancora, vero?, quali sono i suggerimenti che abbiamo scoperto nel Vangelo delle domeniche passate!
Abbiamo iniziato il nostro viaggio nella Quaresima sapendo che ogni giorno siamo chiamati a confrontarci con le tentazioni, ma che abbiamo sempre la possibilità di dire no, come ha fatto Gesù. Subito dopo abbiamo vissuto la gioia di scoprire che siamo chiamati anche noi a trasfigurarci come Gesù, imparando ad amare come ci ha insegnato Lui. Domenica scorsa, infine, abbiamo scoperto che possiamo tuffarci nell'acqua viva dell'amore, dissetandoci con essa e diventando noi stessi delle piccole sorgenti di amore.
Veramente bello, il nostro viaggio fin qui: ed anche oggi la Parola di Dio ci regala un'altra indicazione preziosa e speciale.
È racchiusa nel lungo Vangelo che abbiamo letto insieme (mamma mia, come sono lunghi questi Vangeli che leggiamo durante la Quaresima!!!) e per scoprirla vi invito a rileggere con me qualche versetto del racconto che ci ha fatto l'evangelista Giovanni.
Gesù è a Gerusalemme, insieme ai suoi discepoli. Ascoltiamo che cosa accade: "Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita".
Comincia tutto così, semplicemente. Gesù passa per strada e incontra un uomo che è nato cieco, che non ha mai visto nulla della luce, dei colori, dei paesaggi... nulla!
Proviamo a chiudere un momento gli occhi, adesso, noi che siamo qui.
Teniamoli chiusi, anche mentre vi parlo: non vediamo nulla. C'erano tanti volti di amici fino ad un istante fa', ma ora non vedo più nessuno. So che ci sono, ma non posso vedere i loro sorrisi, lo sguardo allegro, le smorfie che possono farmi. So che la chiesa è piena di gente, ma non posso vedere nessuno.
Se resto così, ad occhi chiusi, non vedo più i colori degli oggetti, la luce che entra dalle finestre... anche se andessi di fronte al mare, non potrei vedere il suo azzurro, la spuma delle onde... anche se andessi in un bosco, sentirei i profumi, ma non vedrei i tronchi, le foglie, l'erba del sentiero, i sassi... nulla. Solo buio.
Immaginate una vita senza vedere il volto dei vostri genitori, senza mai guardare un cartone animato, senza poter giocare con la play... non è una cosa che ci fa piacere, vero?
Adesso possiamo aprire gli occhi: come ci sembra bello, tutto quello su cui posiamo lo sguardo! Anche i banchi dove siamo seduti, anche il foglietto della Messa, che magari abbiamo un po' stropicciato... tutto ci sembra bellissimo, dal momento che possiamo di nuovo vederlo.
Ebbene: l'uomo che Gesù incontra, camminando per Gerusalemme, è nato cieco, non ha mai visto nulla. Tutto è sempre stato solo buio, per lui. Tutto il giorno se ne sta lì, a chiedere l'elemosina a chi passa. Ascolta le voci e i rumori intorno a lui, ma non vede nulla.
I discepoli fanno a Gesù una strana domanda: vogliono sapere se quell'uomo è nato cieco per colpa sua o per colpa dei suoi genitori. Ma Gesù risponde che non hanno capito: essere nato cieco non è una colpa, è solo una sofferenza che lui stesso, il Maestro di Nazareth, prenderà come occasione per far vedere la potenza e l'amore di Dio.
Dopo aver parlato con i discepoli, Gesù si avvicina a quest'uomo cieco e fa un gesto che ci può stupire: "sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa "Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva."
Poche parole usa l'evangelista Giovanni, per raccontare questo avvenimento che cambia completamente la vita dell'uomo nato cieco!
Gesù sputa per terra, perché la strada che stanno percorrendo non è asfaltata come le nostre: è fatta di terra battuta, polverosa. Perciò il Maestro usa la saliva per fare un po' di fango, lo raccoglie e lo spalma sugli occhi del cieco.
Poi lo invita ad andarsi a lavare ad una fontana e l'uomo nato cieco, comincia per la prima volta in vita sua a vedere il mondo! Chissà quale emozione per lui!
Anche la gente intorno è stupita e confusa per questo avvenimento, al punto che qualcuno si rifiuta di credere che si tratti davvero del cieco nato. Pensano che sia solo uno che gli assomigli, perché sembra davvero una cosa incredibile che una persona nata senza il dono della vista, posso iniziare a vedere!
Eppure, più ancora del fatto eccezionale che ci viene raccontato, la cosa che mi colpisce di più di questo miracolo, è che nessuno chiede a Gesù di farlo.
Nella maggior parte dei racconti del Vangelo che ci riferiscono le guarigioni compiute da Gesù, c'è sempre qualcuno che lo prega di compiere un miracolo. Può essere il malato stesso a chiederlo, possono essere i suoi parenti o i suoi amici, ma c'è sempre qualcuno che domanda a Gesù di operare un miracolo.
In questo caso, invece, il cieco se ne sta lì, al suo solito posto, a mendicare, e non chiede nulla al Rabbi che passa.
È Gesù che sceglie di avvicinarsi al cieco e di compiere questa bellissima guarigione!
Ho provato a pensare: perché lo ha fatto, il Maestro e Signore? Perché ha guarito così proprio quest'uomo? Non solo per compassione, perché di malati e di sofferenti ne ha incontrati tanti. E neppure per la sua fede, perché fino alla fine del racconto il cieco non pronuncia parole di fede in Gesù.
Allora perché? Forse il Signore ha scelto di guarire quest'uomo proprio perché era cieco, perché pur avendo gli occhi aperti non poteva vedere.
È come se questo miracolo diventasse in invito rivolto a tutti quelli che pur avendo il dono della vista non si accorgono della presenza del Signore, non lo riconoscono, non lo vedono!
Ce n'erano al tempo di Gesù e ce ne sono anche oggi, persone così.
Anche noi forse siamo un po' ciechi perché non ci accorgiamo di tutti quei miracoli che non abbiamo mai chiesto ma che pure abbiamo!
Proprio il dono della vista, tanto per cominciare: siamo nati con la possibilità di guardare il mondo e di gustare tutto ciò che vediamo. Ma se cominciamo a pensarci, possiamo scoprire un numero grandissimo di miracoli che accompagnano la nostra esistenza. Per esempio, la famiglia e tutte le persone che ci vogliono bene. Tutto quello che di bello viviamo ogni giorno e che magari diamo anche per scontato.
Succede a volte che, se chiediamo al Signore con insistenza qualcosa nella nostra preghiera, magari ci sentiamo persino delusi se non la otteniamo subito, se ci sembra che lui non ci voglia accontentare... E così ci dimentichiamo di tutti gli infiniti miracoli che ci accompagnano ogni giorno e che prendiamo come dovuti, come ovvii...
Quanti, quanti sono i miracoli che non abbiamo mai chiesto ma che rendono incredibilmente bella la nostra vita!
Credo non ci sia un modo migliore per prepararci alla Pasqua che quello di fare come il cieco del brano di oggi: lasciarci aprire gli occhi da Gesù.
In questa settimana, giorno dopo giorno, alleniamoci a riconoscere tutti i miracoli, piccoli e grandi, che ci accompagnano nella nostra vita.
La voce della mamma che ci sveglia al mattino, le chiacchierate con papà alla sera, i compagni di scuola con cui ci ritroviamo ogni giorno, la salute del nostro corpo: possiamo vedere, sentire, cantare, ridere... possiamo correre, arrampicarci, far le capriole... Accorgiamoci del vento sulla faccia che ci spettina i capelli e del raggio di sole che viene a posarsi proprio sul mio banco...
Sono davvero tantissimi i miracoli che non abbiamo chiesto mai, ad alta voce, ma di cui possiamo gioire ogni giorno!
E quando impariamo a riconoscerli, ci accorgiamo di quanto siamo amati da Dio, di quanto immensamente ci vuol bene, per regalarci così tanta bellezza, così tanta felicità!
Fermiamoci in silenzio un istante, per pensare subito subito, nel segreto del cuore, ad uno di questi piccoli miracoli che ci regalano la felicità ogni giorno.
Lo presentiamo al Signore nell'offertorio, per dirgli grazie con slancio e gioia!

Commento a cura di Daniela De Simeis