Omelia (02-03-2008)
padre Romeo Ballan
Il cieco nato: ci vede, crede e annuncia

Riflessioni
Il cammino verso la Pasqua è scandito da grandi temi catechetici-battesimali: il tentatore da vincere, il volto di Cristo da contemplare, i simboli dell'acqua, la luce, la vita. Nel Vangelo di questa domenica è centrale la figura di Gesù-luce: è Lui che vede e va all'incontro del cieco, gli spalma fango negli occhi, lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe (che significa Inviato). Il cieco va, si lava e torna che ci vede (v. 1.6-7). Il segno è chiaro, ma solo per chi lo sa vedere. Proprio quel miracolo così patente di Gesù diventa un segno di contraddizione: dal medesimo fatto partono due reazioni (del cieco e dei farisei) in sensi opposti.

Il cieco avanza, gradualmente, verso la scoperta del volto-identità di Gesù: da semplice uomo, a profeta, uomo di Dio, Signore... fino a prostrarsi con fede: "Credo, Signore!" (v. 38). Ormai il cieco è convertito: tutto illuminato, nel corpo e nello spirito. Mentre il cieco progredisce nella scoperta di Gesù, i farisei, invece, si chiudono progressivamente alla luce, non credono alla testimonianza del cieco guarito, lo mettono a tacere e lo cacciano fuori (v. 34). L'ostinazione del cuore porta alla cecità interiore. Purtroppo, la fede si può anche perdere! Solo chi accetta che la verità gli cambi la vita, non avrà paura della luce, dell'amore, del servizio... Vale, a questo proposito, l'augurio di S. Agostino, bello, come sempre, anche nel testo latino: "Servum te faciat caritas, quia liberum te fecit veritas" = la carità ti faccia servo, dato che la verità ti ha reso libero.

"Più luce!": furono le ultime parole di Johann W. G-the. Gesù, con la parola e il segno, porta la luce nuova che rischiara anche la realtà del peccato presente nel mondo. Il peccato è quella vasta zona oscura, in cui vivono le persone non ancora illuminate dal Vangelo. In quella zona oscura c'è anche la non comprensione del senso della malattia, del dolore, della disgrazia, mali che spesso vengono vincolati, erroneamente, a peccati personali. Emblematica a tale proposito è la storia di Giobbe. Gli apostoli stessi sono un esempio di questa mentalità: vedendo il cieco nato, domandano al Maestro: "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?" (v. 2). È questa la tipica impostazione pre-cristiana del problema della sofferenza: identificare la causa del dolore o della malattia con il peccato, con il malocchio, o maleficio, o iettatura altrui... È una mentalità molto estesa, anche in ambienti cristiani, tipica di persone non ancora ben evangelizzati. Penso ai miei anni di lavoro missionario in RdCongo, dove i problemi e le paure dello ndoki (in lingua lingala, il malocchio, e simili) erano all'ordine del giorno: tanti cristiani, compresi dei catechisti, non ne erano ancora interiormente liberi. Anche in America Latina e in Europa ho visto situazioni simili. Si tocca con mano che il paganesimo (con i suoi addentellati) è sinonimo di tenebra, paure, vendette, manovre oscure... che serpeggiano in abbondanza anche fra i cristiani, in ogni latitudine. Il cuore umano non è mai convertito del tutto. L'azione missionaria della Chiesa non si accontenta di una evangelizzazione superficiale, ma deve mirare al cuore delle persone e ai valori delle culture, come insegna bene Paolo VI. (*)

È possibile uscire da questa mentalità paganeggiante soltanto facendo un cammino di conversione permanente, accettando interiormente e fino in fondo Cristo che ha detto: "Sono la luce del mondo" (v. 5), "la verità vi farà liberi" (Gv 8,32). È il chiaro monito di Paolo (II lettura) a comportarsi come figli della luce (v. 8; cf Mt 5,14), a non prendere parte alle opere infruttuose e vergognose delle tenebre (v. 11-12, ma guardare a Cristo: "Svégliati... e Cristo ti illuminerà" (v. 14). È Cristo la luce, è Lui l'Inviato (v. 7) del Padre, il lavacro nel quale immergersi con il battesimo. La luce della fede che riceviamo nel battesimo è un dono per ciascuno di noi, da condividere, però, con gli altri.

La luce di Cristo aiuta a capire il senso della malattia e del dolore, come lo si apprende dalla silenziosa e paziente testimonianza di tante persone ammalate, ma interiormente serene. La fede è una luce nuova che permette di cogliere il messaggio di vita presente nel dolore, l'opportunità di purificazione e di salvezza, per sé e per gli altri. La fede porta a fidarsi di Dio, il Pastore che ci guida per cammini sicuri (Salmo responsoriale). Egli ha vie e criteri diversi dai nostri (I lettura): "Il Signore vede il cuore" (v. 7) delle persone, come risulta dalla scelta di Davide. Era il più piccolo, un pastore (cf Lc 2,8), ma Dio ne fa un re. Sono sorprendenti i criteri di Dio: guarisce il cieco, un mendicante (v. 8), un espulso (v. 34), gli si auto-rivela, ne fa un credente, un testimone, un annunciatore convinto (v. 30-33). Come per la Samaritana (cf. domenica scorsa). Dio ci sorprende: preferisce scegliere gli ultimi per far crescere il suo Regno nel mondo.


Parola del Papa
(*) "Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la buona novella in tutti gli strati dell'umanità e, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa... Raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e col disegno della salvezza... Occorre evangelizzare -non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici- la cultura e le culture dell'uomo".
Paolo VI
Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), n. 18-20


Sui passi dei Missionari
- 3/3: BB. Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti francescani, lapidati fino al martirio (+1716) a Gondar (Etiopia).
- 3/3: S. Caterina Drexel (morta a Filadelfia, USA, 1955), fondatrice; elargì la sua ricca eredità a favore degli indigeni e afroamericani, aprendo e sostenendo una sessantina di scuole e missioni.
- 6/3: S. Ollegario di Tarragona (Spagna, 1137), vescovo di Barcellona, che fu pure vescovo di Tarragona, allorché questa antica sede fu liberata dal dominio dei Mori.
- 7/3: SS. Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine (+203), sotto l'imperatore Settimio Severo.
- 8/3: S. Giovanni di Dio (1495-1550), religioso portoghese, fondatore dell'Ordine dei Fratelli Ospedalieri (i 'Fatebenefratelli'), protettore degli ospedali, patrono dei malati e degli infermieri.
- 8/3: Giornata Internazionale della Donna (istituita nel 1910, divenuta Giornata ONU nel 1975).