Omelia (02-03-2008)
don Gianluca Peschiera (ragazzi)
L'amore fa vedere bene

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (...)

Un cieco dalla nascita suscita una domanda che i discepoli fanno a Gesù: «Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?»
E' una domanda che sembra molto ben fatta, su una questione assai delicata, ma è "strana": infatti presuppone che la situazione del cieco sia una punizione per i peccati suoi o dei suoi genitori.
Gesù precisa allora che è una domanda sbagliata. E non si può avere una risposta giusta da una domanda sbagliata! Chissà anche noi quante domande stupide che facciamo a Dio...
Non si tratta di trovare colpe, punizioni o castighi. Gesù dice che situazioni del genere richiedono non domande inutili, ma risposte di amore!
Perciò quella situazione, dice Gesù, interpella la sua missione, quella per l'appunto di rivelare che Dio è Amore!
Di riflesso, anche noi, davanti alle difficoltà di molti (compagni di classe che fanno fatica a scuola, amici presi in giro, malattie che colpiscono parenti o altri...) non dovremmo tanto perderci in domande, ma dare risposte di amore. E l'amore fa sempre vedere bene.

Un commento per ragazzi
Spesso il Vangelo racconta di Gesù che guarisce (sordi, paralitici, lebbrosi...), che fa miracoli, ma mai lo fa con racconti spettacolari, cioè non ci sono aggettivi o espressioni tipo "eccezionale", "super", "magico", "fantastico"... Cioè i racconti di miracolo sono descritti con grande semplicità.
Anche questo miracolo del dono della vista al cieco nato non fa eccezione: è senza effetti speciali, senza alcun spettacolo. Addirittura sembra che i gesti che precedono il miracolo siano "schifosi": sputare, fare del fango, mettere il tutto sugli occhi... Eppure per un attento lettore, questi gesti richiamano i gesti che Dio creatore ha fatto alla creazione dell'uomo agli inizi: dalla polvere del suolo Dio ha plasmato Adamo come un vasaio e gli ha soffiato il suo stesso respiro.
Allora possiamo ben dire che Gesù ha una potenza creativa: fa nascere una vita nuova nel cieco che comincia a vedere!
Però i miracoli che il vangelo ci racconta hanno sempre un significato anche di guarigione interiore: le persone miracolate guariscono "dentro", diventano molto più buone, giuste, generose e si avvicinano a Gesù. E' questo il vero miracolo, scoprire che Gesù è la luce e che in Lui ci vedi alla grande!.
Drammaticamente però, c'è un altro risvolto: se non accogli Gesù, diventi cieco! E' quanto capita ai farisei: il lungo dibattito che si accende per appurare chi è colui che ha restituito la vista al cieco nato, evidenzia pregiudizi che bloccano il cammino. I farisei si fermano al divieto di operare in sabato, non importa se un uomo finalmente ci vede! Alla fine, negano l'evidenza.
Tra i due opposti (cieco guarito e farisei) si muovono i curiosi – i vicini – e i paurosi – i genitori: sono dei rinunciatari i cui cammini purtroppo si arrestano.
Attenzione perciò a non fermarci nel nostro cammino dietro a Gesù!

PREGHIERA: GESU' TU SEI LA STRADA
Per imparare a rispettare la creazione
Gesù tu sei la strada
Per amare senza escludere nessuno
Gesù tu sei la strada
Per attingere acqua che ci fa vivere e crescere
Gesù tu sei la strada
Per guardare il cuore e non solo le apparenze
Gesù tu sei la strada
Per farci vivere la vita nuova di figli di Dio
Gesù tu sei la strada
Per fare della nostra vita una grande festa
Gesù tu sei la strada, la mia strada, la nostra strada. Amen.