| Omelia (02-03-2008) |
| CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) |
|
"GESU' DISSE: "VA' A LAVARTI NELLA PISCINA DI SILOE (CHE VUOL DIRE INVIATO) ". QUEGLI ANDO', SI LAVO' E TORNO' CHE CI VEDEVA". (Gv 9,7) Il brano evangelico fa apparire casuale l'incontro tra Gesù e il cieco"... passando...vide...un uomo cieco dalla nascita". Gesù è l'Uomo che cammina per le vie del mondo non solo della Palestina, e vede gli altri uomini, non è indifferente, non è egoisticamente chiuso in se stesso, nel suo interesse, alla ricerca di quello che gli è utile. L'uomo invece non lo vede, non o sa vedere, non lo vuole vedere. L'uomo vede solamente la sofferenza che è nel mondo, la mancanza di bene e di beni, non sa vedere ciò che gli è donato, i beni e le bellezze per cui è "vivente". Il male è "mancanza di bene", non è positività "un esserci", ma "un non esserci". Gesù vede le povertà, miserie, privazioni, la mancanza di vista nel caso odierno. L'incarnazione è scelta dal Figlio quale attuazione dell'amore di Dio Padre che vuol far capire all'uomo la sua vicinanza, la sua prossimità, la sua volontà di liberarlo dalle mancanze fisiche e spirituali. Il peccato è la prima mancanza da cui Gesù vuol liberare l'uomo, è l'incarnazione. Peccato, mancanza del bene sommo, l'amicizia con il Padre. Così come la cecità è mancanza del bene della vista, così la lontananza da Dio è mancanza di pace, di serenità. La cecità fisica fa camminare a tentoni, ha bisogno che altri insegnino la strada, a volte, purtroppo, altri ciechi guidano e tutti cadono insieme in una buca, (Mt 15,14; 23,16-24; Lc 6,39) in un fosso. Solo Gesù può dare la vista, la luce, all'uomo, farlo sorgere, alzare dalla sua povertà, renderlo libero da tutti gli impedimenti cui la cecità condiziona, non saper vedere il bello, il senso del cammino che conduce alla salvezza, Gesù si è posto ad operare in mezzo agli uomini, non limita la libertà della persona, ma lo esalta perché è la luce che rende liberi. (E' umana l'esperienza delle difficoltà che l'uomo ha a muoversi nel buio anziché nella luce). L'amore non va, non può andare, contro la libertà, non si può obbligare ad amare, non si può obbligare "a vedere", vi sono cecità alla nascita e vi sono quelle acquisite da modelli comportamentali falsi e iniqui. Gesù con tale rispetto della libertà compie la sua opera, dispone la possibilità di dare la vista "spalmò" il fango sugli occhi del cieco e disse. " va a lavarti nella piscina di Siloe". L'uomo è libero di scegliere e di decidere se vuol veder la vera luce, "il volto di Gesù" o se vuol rimanere cieco nei mille volti che le false illusioni della cultura contemporanea mostrano ed esaltano. Il cieco ha scelto di guarire dai mali del secolo e la guarigione gli permette di vedere la luce, il senso della vita, il fine vero verso cui è invitato a dirigersi, la strada infondo alla quale troverà: " Il Figlio dell'uomo, con cui condividere la gioia della vita quotidiana e quella della vita eterna". E' data all'uomo la felicità di esclamare: "Io credo Signore". "COMPORTATEVI PERCIO' COME FIGLI DELLA LUCE: IL FRUTTO DELLA LUCE CONSISTE PERCIO' IN OGNI BONTA', GIUSTIZIA, CARITA'". (Ef 5,8-9) Paolo evidenzia il contrasto che si verifica tra chi è accecato dalla gloria del mondo: ricchezza, potere, forza, ecc. e la bellezza del vivere alla luce della bontà e della giustizia. Il battezzato, il cristiano che è "nella luce del Signore", sa che i valori dati per perdenti dalla mentalità-cultura di questo secolo, sono invece gli unici che consentono una convivenza pacifica e serena, permeata d'amore gratuito tra tutti gli uomini. Il coraggio di farsi modelli di tali comportamenti apre gli occhi ai ciechi, a chi non vuol vedere, ha più valore umano e sociale una goccia di miele offerto in solidarietà che un litro d'aceto egoistico. "DAVANTI A ME PREPARI UNA MENSA SOTTO GLI OCCHI DEI MIEI NEMICI; COSPARGI DI OLIO IL MIO CAPO, IL MIO CALICE TRABOCCA" (SAL 22) Aprire gli occhi, vedere finalmente la verità, essere consolati dopo tante lotte sostenute con se stessi, tra fede e dubbi, tra credere e incredulità, vincere con il bene chi era nemico, esalta, fa gioire. La fede si ravviva, aiuta ad offrirsi nel servizio con generoso impegno. La mensa, la cena condivisa, il calice che trabocca, rinviano il pensiero e la speranza al banchetto celeste, che vedrà tutti riuniti intorno all'Amore. "L'UOMO GUARDA L'APPARENZA, IL SIGNORE GUARDA IL CUORE". (1 SAM 16,7) Tutti bisognosi di essere liberati, salvati dalla cecità. Tutti chiamati, convocati, a collaborare con Gesù, nella chiesa-comunità, per portare la luce nel mondo. Nessuno si senta piccolo, nessuno si auto-esluda, nessuno cerchi scuse per non impegnarsi, perché non è l'apparenza ma è il cuore che da frutti e frutti abbondanti. REVISIONE DI VITA 1. Quanto e come mi impegno per: "vedere, capire, conoscere" la mia fede? 2. Ho il coraggio di testimoniare l'amore-perdono? 3. Che cosa significa per me: "Il Signore è il mio pastore"? 4. Quali sono i valori, i pregi, che vedo nell'altro/a? Commento a cura di Michele Colella |