Omelia (24-02-2008)
don Maurizio Prandi
Gettare dei ponti

Ricordo che tre anni fa, commentando questo brano di vangelo sono partito da due estremi che possono essere presenti nella nostra vita e che la liturgia della parola ci propone nella prima lettura e nel vangelo di oggi: la mormorazione e il desiderio. Mi pare possa essere bello soffermarsi in particolare su questo secondo aspetto, sapendo che forse è il più nascosto, il meno evidente in noi... forse è il meno promosso. Credo che tutto il vangelo, (in particolare il brano che oggi abbiamo ascoltato) ci interpella fortemente sul desiderio che ci abita: Gesù vuole condurci a comprendere che la nostra sete profonda è sete di incontro e di relazione.

Quali sono allora le caratteristiche di questo incontro che il vangelo di Giovanni ci descrive:
- Gesù parte da un bisogno: Dammi da bere, dice alla donna. Gesù osa il suo bisogno di fronte a questa donna (Enzo Bianchi).
- Per quello che riguarda la samaritana invece l'incontro prende l'avvio da una pessima base di partenza: l'inimicizia categoriale (E. Bianchi). Di fronte, inizialmente, non vi sono due volti, due nomi, due vite, due sofferenze... di fronte ci sono due categorie: un giudeo e una samaritana.
E' interessante la diversità con la quale si vive questo incontro da parte della donna e da parte di Gesù... lei, ripeto, parte dalla diversità, dalla inimicizia, Gesù invece ha uno stile più dialogico. Gesù ha il coraggio del dialogo, dell'interporre una parola tra sé e la donna. I dialogo consente l'inizio del cammino, conduce all'incontro, guida la donna alla fede. Il primo segno importante che questa donna sta cambiando è il suo stupore: Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? Già ha fatto un passo verso Gesù la donna, già c'è qui una rigidità sconfitta, c'è una identità in divenire... credo che questa idea della identità spesso sia vissuta in modo troppo rigido e schematico... questa donna si scopre pian piano, si conosce pian piano: l'identità di questa donna non è un dato fisso ma avviene e diviene nell'incontro con l'altro (E. Bianchi).

Il dialogo allora... mi pare che intanto sia la strada maestra per affrontare le grandi sfide del nostro tempo perché è quell'atteggiamento, quello stile di vita che ti permette di relazionarti con l'altro senza pregiudizi, senza aver rinchiuso l'altro in un cliché. Cosa non è il dialogo: non è un atteggiamento tattico (a volte capita di avvicinare così le persone, quasi a volerle catturare); non è semplice tolleranza, non è cercare il momento più adatto per tirare l'altro dalla nostra parte. Il dialogo è certamente un atteggiamento di conformazione a Gesù e al suo modo di essere... parte da un dato importantissimo: ha il coraggio della verità, della comunicazione diretta. Proprio per questo il dialogare ci spinge incontro a ciascun uomo con la capacità di riconoscerlo, di valorizzarlo, di amare le possibilità di bene che ci sono il lui. Una persona è capace di dialogare soltanto se è capace di stupirsi di un incontro e per un incontro e se da quell'incontro è capace di farsi coinvolgere. Il dialogo è una forma particolarissima di relazione, nella quale facciamo esperienza di gratuità perché ci spendiamo per l'altro siamo attratti dall'altro al di là di ogni interesse personale. Nel dialogo ci mettiamo in gioco semplicemente parlando, ascoltando, mettendoci in discussione... nel dialogo siamo come guidati da una parola d'ordine: apertura. L'uomo e la donna del dialogo trovano il loro compimento fuori da sé. Prima dicevo che Gesù al coraggio di interporre una parola tra Lui e la donna... ecco: dialogare significa dare fiducia alla parola; che non vuol dire sommergere l'altro di parole, no. Siamo sommersi da parole oggi, spesso in un chiacchiericcio vuoto e insignificante... Gesù, l'uomo del dialogo ci aiuta a raccogliere questa sfida: trovare, dentro di noi, parole che riescano a costruire delle relazioni vere, dei ponti (lo scrittore Erri de Luca in una intervista ha detto che il ponte è l'unica edilizia cordiale che l'uomo ha saputo costruire) che aiutino l'incontro con tutti, al di là di ogni diversità.
C'è come un vertice nel dialogo tra Gesù e la Samaritana ed è la domanda sulla identità di Gesù: Chi sei tu? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe? Bello come il vangelo ci dice che il dialogo non impone, ma suscita e accresce l'interesse reciproco. E si nutre di domande sempre nuove piuttosto che di risposte nette e definitive portando la donna ad una progressiva chiarezza: riconosce Gesù come profeta, come Messia e infine diventa apostola, annunciatrice, evangelizzatrice... (E. Bianchi).

L'incontro con Gesù avviene nell'accettazione della verità di sé, in cui anche gli aspetti moralmente più problematici sono riconosciuti ed assunti. Questa donna riceve da Gesù il racconto di tutto quello che ha fatto... quel racconto che lei per vergogna nascondeva anche a se stessa le è ora fatto da un altro, da qualcuno che non la giudica ma anzi la accoglie, conducendola ad accettarsi e a ricominciare una vita vera, non più nascosta ma, al contrario capace, uscendo in città di annunciare la misericordia di Dio.