| Omelia (24-02-2008) |
| don Roberto Rossi |
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Dio è misericordioso e vuole la conversione dei peccatori La prima lettura ci presenta il popolo di Israele che, nel deserto, mormora contro Dio e contro Mosè. Il Signore si lascia commuovere dalla preghiera di Mosè perché "ha pietà del suo popolo" (cf. Salmo responsoriale). Nella seconda lettura comprendiamo come Dio testimonia il suo amore con la prova più grande di tutte: Cristo morì per noi peccatori. Il Vangelo è quello della Samaritana: Gesù la conduce al riconoscimento dei suoi peccati e la pone nella condizione di annunciarLo ai concittadini: le fa dono dell'acqua della fede e della conversione, simbolo del battesimo, che cancella i peccati, rende uomini nuovi e testimoni di Cristo nel mondo. Gesù sa tutto e conosce in profondità la vita di ciascun uomo, nessun dettaglio sfugge al suo sguardo d'amore. Apprendiamo così quanto grande era la sete di amore e di felicità di quella donna. Nessun amore umano era tuttavia riuscito a dissetarla veramente. La vita di questa donna ci mostra ancora in quali miserie si cade quando non si cercano l'amore e la felicità nella giusta direzione; si è ridotti a vagare da una cosa all'altra senza trovare ciò che si cerca. Allora, Gesù si propone a lei come Colui che possiede un'acqua che ha il potere di spegnere veramente la sua sete: "chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete". Gesù legge nelle profondità dei cuori e delle vicende umane, ed anche se queste vicende sono un cumulo di macerie, il suo sguardo ha il potere di suscitare la speranza perché il suo sguardo è buono. Questa è un'altra caratteristica fondamentale del suo fascino: quando tutti ci condannano e sono pronti a lapidarci, quando anche noi non siamo capaci di perdonare a noi stessi, quando ci dibattiamo in situazioni senza uscita, la sua bontà è capace di inventare soluzioni che nessun altro potrebbe inventare. A contatto con Gesù le vite cambiano, la luce entra nei cuori ed i pensieri si elevano, è quello che sta accadendo alla donna di Samaria. Egli vuole aiutare con la sua grazia a conoscerLo ed amarLo sempre meglio, sempre più in profondità: tanto più conosceremo a fondo il pensiero di Dio, cosa gli è gradito e cosa non gli è gradito, tanto più lo adoreremo in spirito e verità. Adorare in spirito e verità è anche rivolgersi a Lui senza ipocrisie, avendo sentimenti di vero amore e di vera devozione; Lui infatti, non guarda tanto la quantità delle nostre pratiche esteriori, ma piuttosto, quanto vero amore c'è nel nostro cuore, quanto sincera e retta è la nostra intenzione quando ci rivolgiamo a Lui. Adorare in spirito e verità è riconoscere la signoria di Dio sopra ogni cosa, soprattutto sulla nostra vita, e quindi lasciare che la nostra esistenza venga regolata dalla sua volontà e non dalla nostra. La sorgente d'acqua viva che poteva spegnere l'ardente desiderio di amore della donna di Samaria sgorga dal cuore di Gesù: il Messia atteso dalle genti è Lui, e lei, proprio lei, ha avuto il privilegio e l'onore di incontrarlo. C'era di che stupire e di che incuriosire gli abitanti di quella città; infatti, impressionati da quell'annuncio: "uscirono allora dalla città e andavano da Lui". Solo coloro che hanno fatto esperienza di Gesù riescono a condurre gli uomini a Dio, non vogliono essere loro al centro dell'attenzione, ma condurre a Colui che ha conquistato il loro cuore. Ma che cosa dà sollievo a Gesù, che cosa Lo disseta? Il sollievo e il refrigerio che Gesù chiedeva a quella donna lo chiede anche a noi: anche a noi Gesù dice: "dammi da bere", e anche noi ci stupiamo e non capiamo come Dio si abbassi a chiedere veramente qualche cosa a noi, come Dio per dissetarsi abbia bisogno della nostra acqua. In effetti Gesù che offre tutto se stesso senza limiti, chiede che noi ricambiamo il suo amore, e ci chiede considerazione sincera, amicizia vera. Solo così Lui riesce a parlare al nostro cuore e a salvarci. L'eucaristia che celebriamo è un accostarci alla fonte dell'acqua viva per ricevere la piena effusione dello Spirito, l'alimento sempre nuovo dell'amore. Ma il dono ricevuto diventa compito di annuncio e di testimonianza. La fede deve diventare contagiosa. Se la ricerca e la sete dell'uomo trovano in Cristo pieno appagamento è necessario testimoniare come la salvezza non sta nelle cose che accendono nuovi desideri ed inquietudini, ma nell'unica Persona a cui abbiamo creduto: Gesù Salvatore dell'uomo. Non c'è altra acqua che faccia fiorire il nostro deserto e che definitivamente plachi il nostro cercare: "Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te" (Sant'Agostino) Siamo ai vertici della rivelazione. Sapevamo che Dio poteva spegnere la nostra sete, ma, senza questo vangelo chi avrebbe mai osato pensare che Dio ha sete di noi? Ma questa stessa parola: "Ho sete!" Gesù la pronuncerà poi sulla croce. |