| Omelia (24-02-2008) |
| padre Antonio Rungi |
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Cristo, l'acqua che disseta per l'eternità Celebriamo oggi la terza domenica di Quaresima. Ci avviamo lentamente verso la Pasqua 2008, incentrando il nostro itinerario quaresimale sulla preghiera, sulla penitenza, sull'ascolto della Parola di Dio che è alimento per la nostra vita spirituale e morale. Al centro del messaggio di questa domenica c'è la Samaritana, un personaggio evangelico di grande fascino spirituale, visto che Gesù proprio dall'incontro con questa donna al pozzo di Giacobbe sviluppa una riflessione profonda sul significato dell'acqua della vita, che è Lui stesso, come giustamente cerca di far capire a questa donna. E' l'acqua della grazia, della misericordia, della bontà e della vicinanza di Dio nella vita di ogni uomo e di ogni persona capace di incontrarsi con Lui e di non ostacolare tale incontro. Il testo del vangelo di Giovanni, nella forma integrale, ci fa assaporare questo profondo dialogo spirituale tra Gesù e questa particolare donna. La struttura del dialogo mette il luce la progressione di una conoscenza di Cristo, che è adesione a Lui ed è fede in Lui. Gesù è al pozzo di Giacobbe. I discepoli sono andati in città in cerca di cibo. Arriva un donna samaritana per attingere l'acqua. Gesù, che è senza mezzi materiali per attingere dal pozzo, chiede gentilmente di offrirgli da bene. La donna ha dell'incertezza iniziale, perché Gesù è giudeo e lei samaritana. Due gruppi sociali non in sintonia e in comunione. Poi il discorso di Gesù sull'acqua viva e via via la rivelazione di Gesù sulla sua condizione di donna particolare, con cinque mariti avuti in precedenza e con un uomo con cui conviveva attualmente. Poi la conversione della donna e la riflessione sulla preghiera e sull'adorazione. Infine il rinascimento di Cristo quale Messia e il suo personale impegno missionario per far conoscere Cristo agli altri. Poi il ritorno dei discepoli, con il tentativo di parte di allontanare la donna da Gesù. La venuta di altre persone da Gesù. In ultimo il discorso di Gesù sul cibo, che per lui consiste nel fare la volontà di Dio. Un racconto molto articolato, con tanti spunti di riflessione su vari argomenti di carattere religioso, spirituale e morale e che nel contesto del periodo che stiamo vivendo, quello quaresimale, si addice perfettamente, per richiamare ciascuno di noi sul dovere fondamentale di incontrare Cristo nella sua parola, nella sua grazia, nei suoi segni sacramentali, nella preghiera e nella contemplazione del suo volto luminoso. Sull'elemento naturale dell'acqua ci invita a riflettere anche il brano della prima lettura di oggi, tratto dal libro dell'Èsodo. Qui viene riportato il momento in cui Dio interviene in aiuto al popolo ebraico nel suo itinerario verso la terra promessa, quando in mancanza di acqua si ribellò a Dio e si lamentò di averlo liberato dalla schiavitù dell'Egitto. Una ribellione nota come Massa e Meriba, proprio perché manifestata in quella località nel lungo itinerario esodale che portò Israele alla liberazione dalla schiavitù dell'Egitto verso la terra promessa. Anche in questa circostanza Dio non fa mancare il suo sostegno e il suo aiuto al popolo pellegrino e incerto nel suo cammino verso la libertà. L'acqua sgorga dalla roccia e il popolo può dissetarsi e riprendere il lungo viaggio della libertà. Anche qui vediamo prefigurato il tema della grazia sacramentale, in particolare quella battesimale. Il rito del battesimo infatti è tutto incentrato sull'acqua, quel segno di purificazione e rinvigorimento. Nel testo della lettera di san Paolo apostolo ai Romani che ascoltiamo oggi, cogliamo il senso della missione di Cristo tra gli uomini, che è quella della redenzione del genere umano mediante la croce e la sofferenza. La Pasqua alla quale ci stiamo preparando con tanti momenti di preghiera personale e comunitaria in fondo è un riproporci un cammino di fede più adulta e matura avendo come punto di riferimento essenziale, il Cristo Crocifisso, che è morto per noi sulla croce, testimoniando un immenso amore di Dio per l'umanità. |