Omelia (24-02-2008)
Comunità Missionaria Villaregia (giovani)


Il simbolismo dell'acqua è molto forte per le popolazioni delle regioni desertiche, è vita, è senso della vita, come tale è dono di Dio.
La donna samaritana rappresenta l'umanità che cerca l'amore per colmare il vuoto che sente nel cuore e che spesso si trova come la samaritana con la sua brocca vuota, perciò deve ancora uscire in cerca dell'acqua che la disseti. Nella sua ricerca si trova usata, sfruttata, sente che la sua dignità è stata calpestata dagli uomini.
Ancora una volta deve andare in cerca dell'acqua, non ha coraggio di avvicinarsi al pozzo insieme a tutte le altre donne del paese al mattino presto o la sera tardi per trovare l'acqua fresca. Lei esce a mezzo giorno, ora in cui non c'è nessuno in giro. Invece trova Gesù ad attenderla, proprio lei che si sente ormai fuori di ogni possibilità di riscatto, di avere una vita nuova.
Gesù è lì seduto sul pozzo, stanco e assetato della risposta di amore dell'uomo; si presenta come mendicante a questa donna straniera, malfamata, domandandole dell'acqua.
Egli è il buon Pastore che va in cerca della pecora perduta, sa che prima o poi dovrà cercare l'acqua, allora dopo averla cercata l'attende con pazienza vicino all'acqua per riportarla all'ovile.
Egli è lo Sposo vero che cerca la sposa infedele, è il suo amore che la purifica, che le fa scoprire il senso vero di una vita ormai senza senso.
Ringraziamo Dio per il suo amore verso di noi; il vangelo di oggi ci mostra che è Lui a cercare noi, è Lui che si mette accanto a noi, è Lui che si fa mendicante del nostro amore, perché è pronto a donarci "l'acqua viva", Lo Spirito Santo che disseta la sete più profonda dell'uomo.
Tante volte siamo come quella donna al pozzo di Giacobbe, cioè ci preoccupiamo con le nostre necessità immediate, con il bene apparente, forse perché non ci crediamo che quella sete profonda dell'essere possa trovare l'acqua che la plachi, forse perché non abbiamo neanche il coraggio di guardare dentro di noi e vedere le nostre ferite e desiderare la guarigione, o per altre ragioni ancora, teniamo tutto ben depositato nel fondo del cuore cercando di dimenticare pensando che la felicità non è per noi.
Lei è sola con Gesù solo, l'incontro con Dio è un incontro personale non generico, anonimo. No, il nostro Dio non è una "forza superiore", non è "uno spirito indefinito" che regge l'universo. Il nostro Dio è una Persona viva e incontrando l'uomo, la donna, vive un rapporto vero che permette ad entrambi di farsi conoscere dall'altro, entrare uno nel cuore dell'altro. Nella reciprocità dell'amore si scoprono sempre più se stessi perché si donano con gratuità.
Ecco perché Gesù si mette lì ad attendere la samaritana, l'umanità, e le chiede di dare per poter ricevere. Gesù si abbassa fino a mendicare il dono della donna proprio perché lei possa riscoprire la sua capacità di amare, la sua dignità. Il senso della sua vita non sta nel cercare l'acqua per la sua brocca, ma di donarla a chi è nel bisogno.
Oggi nella nostra società, tutto è dovuto, ho i miei diritti e li rivendico tutti, però ci accorgiamo che rimaniamo vuoti dentro. Il segreto per la samaritana, ed anche per noi, sta nel donare per ricevere.
Mi piace ricordare che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere".
Doniamo il nostro amore ai fratelli, doniamo ciò che abbiamo con i più diseredati del mondo di oggi, doniamo la nostra testimonianza dell'incontro con Dio con chi ancora attende di conoscere il suo amore.

Parola chiave: Dio ha sete della tua acqua: non trattenerla.