| Omelia (24-02-2008) |
| don Ricciotti Saurino |
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Il trofeo C'è un viandante assetato sotto la calura di un sole che picchia a mezzogiorno e un pozzo sarebbe per lui il luogo ideale per una sosta ristoratrice. Un pozzo c'è, non frutto di un miraggio, un pozzo famoso per origine e per fedeltà al suo ruolo: nessuno si è mai accostato alla sua bocca senza riceverne sollievo. Ha dissetato per secoli uomini e mandrie ed è pronto, anche oggi, a soddisfare la sete di chi vi approda. Tutto sembra così scontato e così normale, e tutto diventa improvvisamente strano. Logica vorrebbe che non fosse negato un sorso d'acqua a chi muore di sete, ma chi ha il secchio per poter attingere... è una samaritana! Una "nemica" ha il coltello, ovvero il secchio, dalla parte del manico e potrebbe costringere il viandante a patti ed accordi su tutto, anche su cose religiose, e semmai pretendere chiarimenti che, fuori dal contesto della necessità, sarebbero particolarmente ostici e difficili da affrontare. La necessità diventa spesso un argomento molto convincente ed è sempre una carta in più nelle mani del prepotente. La sfida comincia... ed ha il gusto sadico di veder prolungato il tempo dell'arsura: non si perde l'occasione per qualche piccola rivalsa! E la nostra terra, che ha i segni della sete atavica, conosce bene anche gli scherzi infelici dei padroni dei rubinetti! Brutta cosa è la sete, e ancor più brutto è approfittare di essa ed esasperarla. Peggio, poi, è essere sicuri di avere cisterne piene a disposizione e sentirsi aridi di altro. Sì, perché non ogni aridità si può soddisfare con l'acqua. E al Maestro c'è voluto poco per smascherare la vera assetata! "Non farti forza del tuo secchio – le avrà detto - che attinge solo acqua per oggi, tu hai una sete più profonda che ti ha spinto a cercare soddisfazione negli uomini. E anche questi sono stati come il pozzo del tuo Giacobbe che ristora per un attimo. Io ho, invece, un'acqua che estingue la sete per sempre...". Improvvisamente, da padrona di un pozzo, da distributrice munifica di refrigerio, da orgogliosa ostentatrice del trofeo di un secchio, si ritrova ad essere la cercatrice di un'acqua che disseti per sempre. La sete è l'immagine che caratterizza i cercatori di qualunque genere, come l'acqua ne è il segno della soddisfazione. Ed è proprio su questo binario ideale che corre il dialogo tra Gesù e la Samaritana. Insoddisfatti cercatori di vene d'acqua, facciamo da spola non solo al pozzo più vicino, ma anche ai rigagnoli che troviamo sul nostro percorso, perché la sete più forte non è solo quella dell'arsura, bensì quella affettiva, del bisogno di considerazione, di possesso, di prestigio... E a tutti i rigagnoli accostiamo la bocca in avido sorso perché ne avverta la momentanea soddisfazione e il desiderato appagamento, ma poi, stranamente, essa si spalanca ad un anelito e ad un bisogno ancor più grande e irrefrenabile. E così roteiamo vertiginosamente protendendo il secchio or all'una or all'altra fonte, nella vana speranza che si riempia. Il disordine e la confusione non hanno mai creato soddisfazione, come non l'avevano creata nel cuore di quella Samaritana, che non solo rimane sconcertata perché Qualcuno le rivela i suoi pellegrinaggi, quelli a braccetto della sua brocca ed altri.., ma rimane sorpresa che possa esistere un'acqua veramente dissetante. Solo allora lascia la sua amata brocca e corre a dare l'annunzio ai concittadini. Mi viene il dubbio che soltanto abbandonando i trofei delle nostre certezze possiamo accedere alla fonte inesauribile in Spirito e Verità! |