Omelia (24-02-2008)
padre Gian Franco Scarpitta
Non rimandare di bere il sorso

"Dammi da bere" è un'esortazione del tutto confidenziale che si indirizza a cuore aperto fra le persone immediatamente vicine, come i familiari, i conoscenti e comunque fra le persone atte alla confidenza pronta e disinvolta. Con uno sconosciuto anfitrione ci esprimeremmo infatti diversamente: "Per cortesia, posso avere un po' d'acqua" oppure:"Avrei bisogno di bere..."
Se Gesù rivolge questa spontanea espressione di invito ad una donna e per di più ad una Samaritana, ciò vuol dire che anche nei particolari più insignificanti Egli reca la salvezza, il messaggio definitivo del Regno e comunica a tutti l'amore del Padre. Dire a una donna samaritana "dammi da bere" in quel tono significa infatti che nelle intenzioni di Gesù è stata superata da tanto tempo quella concezione di conflittualità da sempre esistente fra Giudei e Samaritani, non vi sono più limiti né barriere né pregiudizi quanto alla stirpe, all'etina e alla provenienza, al sesso ma il Vangelo è annunziato a tutti indistintamente senza eccezioni né particolarismi ed è stabilita anche se per implicito l'uguaglianza nella parità dei diritti fra uomo e donna. Paralre con una donna di argomenti spirituali non era infatti proprio dell'Antico Testamento, essendo il sesso femminile denigrato ed emarginato, ragion per cui quello di parlare con una donna disinvoltamente è una delle novità assolute e liberatrici apportate da Gesù.
In sintesi, quella che Gesù rivolge alla Samaritana non è soltanto una richiesta materiale di dissetarsi, ma anche la comunicazione universale della salvezza di cui anche ella è destinataria.
E oggetto del discorso intrapreso è appunto questo: il dono di Dio, la volontà di condurre tutti agli approdi di vita e di salvezza e questo concetto viene espresso per mezzo di un simbolo materiale molto significativo che è l'acqua.
Nella Bibbia l'acqua è sempre stata espressione di salvezza, anche quando è stata elemento di distruzione e di disgregazione come nel caso del Diluvio, nel quale si ripristina lo stato dell'umanità salvaguardando quanto di bene vi era ancora in essa; le acque del Mar Rosso sono state fatali agli Egiziani, poiché da esse vennero travolti, ma per ciò stesso sono state motivo di gaudio e di esultanza per gli Israeliti che fuggivano verso la loro terra futura; le acque che si formano sotto i cieli al momento della creazione sono emblema di fecondità e ricchezza per il creato, e a Meriba (I Lettura) il popolo peregrinante che protesta per la sete viene subito risollevato dall'intervento prodigioso di Dio che fa scaturire acqua dalla roccia. Nella versione del libro dei Numeri (20, 2-13) Dio penalizzerà Mosè e Aronne perché hanno mancato di fiducia in Dio davanti alla roccia miracolosa: secondo alcuni esegeti la loro colpa fu quella di aver espresso perplessità ("Faremo noi uscire acqua da questa roccia"?), secondo altri invece nel non aver parlato alla roccia (come era volere di Dio) ma di aver adoperato il bastone; in ogni caso Mosè e Aronne hanno trepidato davanti all'acqua, che ancora una volta era emblema di salvezza per il popolo di Israele. L'acqua è l'elemento che dissetra e al contempo rigenera e salva e soltanto dopo averne assunta in misura sufficciente è possibile riprendere il cammino.
Tornando al pozzo di Giacobbe, anche in questo caso l'acqua è apportatrice di salvezza e di vita, ma questa volta in senso pieno e definitivo. Gesù infatti chiede alla donna Samaritana di essere materialemnte dissetato e come dicevamo all'inizio già questa sua petizione è allusiva di gioia nella salvezza universale; tuttavia coglie l'occasione per comunicare alla donna (appunto) il dono di Dio e presentare se stesso come l'acqua viva che disseta per la vita eterna. E' Cristo stesso la vera acqua che appaga la fondamentale sete dell'uomo, l'acqua che estinguerebbe ogni sete umana se solo ci si disponesse a bere senza esitazioni e senza compromessi, ovverosia rompendo con il peccato e con l'ostinazione a voler restare senza prezioso liquido.
Chi ha sete beve immediatamente e pensa soltanto all'acqua senza procacciare altro liquido. Cerca un bar, una sorgente o qualsiasi fonte che possa dissetarlo almeno per i primi istanti e, riconoscendola immediatamente, approfitta della prima fontanella che incontra sul marciapiede per potersi dissetare senza rimandare a dopo il sorso d'acqua. Tale è l'uomo nei confronti della verità e dell'assoluto: sempre assetato e bisognoso di rifocillarsi alla fonte del vero e del giusto; Cristo, Dio Verità Verbo fatto carne, gli si propone come l'acqua che zampilla sempre accanto a lui pronto ad estinguere la sua sete fondamentale ed inconsapevole e tuttavia l'uomo passa oltre perché non vede la sorgente e preferisce rimandare a domani il suo sorso: le vicende del peccato e della miseria morale e le debolezze spirituali dalle quali non vuole uscire lo attanaglino senza che egli vi reagisca o vi ponga rimedio. Presentatosi in altri contesti come il pane vivo disceso dal cielo a Cana di Galilea Cristo aveva mutato l'acqua in vino per presentare se stesso anche come vino nuovo per la gioia del mondo, ma questo non gli impedisce di proporsi all'umanità peccatrice come acqua viva che disseta l'uomo e come alla Samaritana egli chiede che non si rimandi in alcun modo di bere di lui, che lo si attinga non al pozzo ma alla sorgente, essendo questa più abbordabile e invitante del pozzo, e per questo che si eliminino dalla nostra vita tutte le scelte e le impostazioni di mentalità e di concetto che ostacolino dal bere immediatamente per poterci dissetare, in altre parole che si rinuncia al peccato, alla caparbietà e alla pretesa autosufficienza.
Di bere l'acqua viva che è Cristo si ha bisogno tutti quanti, ma in modo particolare chi mostra codesta sete nel mostrarsi smarrito e disperso, nonché bisognoso di orientamento e di guida come nel caso di chi vive nella desolazione e nell'abbandono perché non ha trovato un criterio di vita o non ha saputo attribuire un senso alla sua esistenza, vedi chi è avvinto nei meandri della droga o delle alienazioni vigenti e chi attende che qualcuno gli proponga modelli e ideali di vita. Chi presenta Cristo agli sfiduciati e ai disperati? Chi lo mostra agli esclusi, agli abbandonati e a coloro che sono rimasti scoraggiati? Chi mostra loro la sorgente dell'acqua viva che è lo stesso Cristo?