Dal monte si intravede la meta
La seconda tappa del percorso quaresimale punta l'attenzione su un episodio della vita di Gesù, chiarissimo nel significato ma lontano dalla comune esperienza; per questo è riferito attraverso una trama di simboli e rimandi su cui non sarà inutile qualche delucidazione.
Qualche tempo dopo aver cominciato la sua vita pubblica, , i tre apostoli testimoni privilegiati di altri episodi del vangelo; in particolare dell'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. : la tradizione ritiene sia il Tabor, che sorge isolato nella Galilea, la regione dove in quel periodo Gesù predicava;
in ogni caso, nell'esperienza del popolo d'Israele proprio un monte, il Sinai, era stato il luogo della fondamentale rivelazione di Dio. E là, sull'alto monte, Gesù, del quale gli apostoli ogni giorno toccavano con mano l'umanità, rivelò anche la sua divinità, nelle forme in cui essi la potevano percepire: . Il sole come simbolo di Dio: il sole, da cui vengono la luce e il calore e dunque la vita sulla terra, è quanto di meglio può far intuire l'importanza di Dio anche nella dimensione spirituale dell'esistenza. Forse proprio ricordando l'esperienza del Tabor, Giovanni, all'inizio del suo vangelo (1,1-18), parlò poi di Gesù come della luce entrata nel mondo.
Secondo momento della trasfigurazione: accanto a Gesù . Mosè impersona l'antica Legge, per suo tramite data da Dio al popolo d'Israele; Elia era il più noto dei profeti, anch'egli tra l'altro beneficiario di una manifestazione di Dio sul monte Sinai; insieme essi rappresentano la Sacra Scrittura, che all'uso del tempo anche Gesù designava come "la Legge e i Profeti". Questi due personaggi-chiave dell'Antico Testamento sono qui subordinati a Gesù, perché della loro opera egli è il compimento: è il nuovo e definitivo legislatore, è il nuovo e definitivo profeta venuto a manifestare il volto di Dio, il "Padre suo e Padre nostro".
Dopo l'intermezzo dell'entusiasmo di Pietro, che vorrebbe fissare per sempre quella visione, il terzo momento dell'episodio vede l'intervento proprio del Padre, la cui voce designa Gesù come . E a fronte di questo supremo riconoscimento, appare del tutto ovvio l'invito che segue: !
L'invito richiama la circostanza in cui si legge questa pagina del vangelo: all'inizio della quaresima, chi intende seguirne il percorso non può non intensificare l'ascolto della perenne parola di Gesù, luce del mondo. Nel contempo guarda alla Pasqua, cui lo stesso Gesù rimanda con l'ordine dato ai tre apostoli: . Egli si è trasfigurato sul monte per preparare i suoi amici a quando l'avrebbero visto agonizzante nell'orto degli ulivi, flagellato, caricato della croce, condotto al calvario; prepararli perché non si perdessero d'animo, fiduciosi che nessuno avrebbe mai potuto togliere di mezzo lo splendore della sua divinità. Dall'alto del Tabor si intravede la meta del percorso quaresimale: la Pasqua, nel suo duplice volto di morte e risurrezione.
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