| Omelia (10-02-2008) |
| LaParrocchia.it |
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“Le tentazioni: caduta e soluzione” Che cosa sono le tentazioni? E' questa una domanda ricca di significato sia per il mondo sia per la nostra esistenza di individui. A questa domanda si può trovare una risposta nella Parola di Dio appena proclamata. Il vangelo non vuole raccontare un evento a cui Gesù è stato sottoposto, ma desidera dare una risposta a tutti i nostri dubbi e perplessità. Per comprendere in cosa consiste la tentazione, è necessario allargare lo sguardo ad altri testi del vangelo. Mt 16,23 contiene l'imperiosa esclamazione finale "Vattene, Satana!" diretta a Pietro che voleva dissuadere Gesù dall'abbracciare la via della sofferenza. A riguardo è importante anche il testo di Luca 22,41... nell'orto del Getsemani, luogo dell'appuntamento finale per la grande e ultima tentazione, il compito del tentatore resta sempre quello di far ragionare Gesù come semplice uomo e non come Dio. Per cui la tentazione/i ha il compito di non far incontrare le nostre vie con quelle di Dio, di condurre l'uomo e la storia in una dimensione che esclude totalmente la sfera divina. Ma per cogliere più a fondo il significato il vangelo ci offre altri spunti: Il deserto è il luogo "della battaglia" che potrebbe essere paragonato al mondo o alla storia che noi abitiamo e viviamo... ciò sta a significare come le tentazioni si presentano nel nostro ambiente e nelle nostre situazioni vitali, nella nostra quotidianità e nelle realtà a noi più familiari e che giornalmente calpestiamo. Ancora una volta è il vangelo a sottolineare che il tentatore, come per magia, nel deserto fa apparire cose che al momento non esistono: il pinnacolo e i regni della terra. Ciò potrebbe essere compreso come la tentazione, che allontana da Dio, non nasce dal cuore dell'uomo, bensì dall'esterno, dove ha una parte importante ciò che cade sotto i sensi. L'essere tentati è farsi trasportare, dai vari sistemi umani di carattere politico o religioso, in un mondo diverso da quello che in realtà è. La tentazione è una forma di illusione, è una prospettiva di vita allettante che ci introduce in un mondo dove tutto è lecito e niente è vietato (come il paese dei balocchi di pinocchio). In questo modo non esistono valori assoluti e tutto è necessario finché è utile... così il fine giustifica i mezzi. Se non stiamo attenti si cade tranquillamente nella piaga del relativismo così temuta dal nostro caro papa Benedetto XVI. Questa forse è la più grande e più subdola delle tentazioni a cui l'uomo può andare incontro; molte volte senza accorgersene relativizziamo tutto... persino Dio. Il relativismo ci porta a concepire un mondo dove l'interesse individuale o di stato/collettivo, il guadagno e altre cose sono anteposte a tutto e tutti e ogni cosa è finalizzata a costruire una società prettamente umana e fonte di guadagno. Come uscirne fuori? Il vangelo risponde: "sta scritto". Con questa espressione si mette in evidenza come ancora più importante del pane, del mettere alla prova Dio e del possesso dei regni è per l'uomo la Parola di Dio e l'obbedienza a Lui. La Parola di Dio è infatti vera vita, ma per comprendere ciò è opportuno iniziare un cammino di ascolto che trova un riscontro nella testimonianza che siamo chiamati a dare con la nostra vita. Se noi come cristiani saremo più coerenti con ciò che ascoltiamo... diciamo che il dominio sul mondo non può essere esercitato in nome del diavolo: deve essere esercitato in nome di Dio. "La Gloria di Dio è l'Uomo vivente" (Ireneo). Buona Domenica!!! |