Omelia (10-02-2008)
don Giovanni Berti
La tentazione di vincere sempre

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Obama contro Clinton, cristiani contro mussulmani, Microsoft contro Apple, destra contro sinistra... e poi vicino di casa contro vicino di casa, collega contro collega, figli contro genitori, marito contro moglie...
Viviamo in un mondo di lotte e di continue contrapposizioni a livello politico, religioso, culturale, sociale, economico e anche al nostro livello personale di vita familiare e lavorativo.
Lo scopo della vita sembra continuamente vincere battaglie e assicurarsi il posto dalla parte del vincitore. Siamo in continua ansia da guerra, anche dentro noi stessi quando scopriamo qualcosa contro cui lottare e cerchiamo di vincere al più presto possibile: un difetto fisico, un vizio o una malattia.
Gesù si reca nel deserto e nella sua lotta contro il diavolo sembra davvero prendere su di se tutte le nostre battaglie umane. Nella lotta di Gesù nel deserto c'è anche quella lotta iniziata con Adamo e Eva che, ingannati dal serpente, hanno visto Dio come nemico della loro libertà e hanno iniziato quella contrapposizione tra Dio e l'uomo che ancora oggi segna l'umanità. E sembra che la battaglia tra Dio e l'umanità si risolva affilando le armi e schierandosi con Dio o contro di lui: da una parte coloro che obbediscono a Dio e ai dettami della religione e dall'altra invece chi è contro Dio e la religione.
Ma davvero Gesù nel deserto lotta contro il diavolo?
E' questo quello che ci racconta il Vangelo?
Ma davvero lo scopo della nostra vita è vincere sempre, subito e definitivamente?
Mi sembra che la vera tentazione contro la quale "lotta" Gesù sia proprio quella di vincere e di superare subito e definitivamente ogni ostacolo.
Il diavolo è proprio qui che vuole colpire a morte Gesù nella sua missione appena iniziata: non gli propone cose apertamente sbagliate. Gli propone di superare la fame fisica, di avere subito risposta da Dio nei problemi e di avere un potere illimitato sul mondo (quanto bene farebbe se Gesù diventasse il presidente degli Stati Uniti oggi??? No?)
Ma Gesù non è venuto per vincere. Non è venuto per mostrarsi potente e senza problemi.

Gesù non è venuto a vincere nessuna battaglia.
E' venuto per amare, per condividere la vita dei perdenti, degli affamati, dei deboli.
E' venuto proprio a mostrare che Dio non è un nemico e che non vuole avere nemici.
Gesù scende nel deserto per farci capire che nei nostri deserti e nelle nostre fragilità umane fatte di fame, debolezza e anche peccato, non siamo soli e non siamo senza speranza.
Dio non è come il distributore delle merendine della stazione dove basta inserire l'importo richiesto (pregare quanto? Dove?) e premere il tasto giusto (quale la preghiera migliore?) ed ecco lo snack (ecco il miracolo che volevo)!
Siamo nel deserto sempre e non solo io e te, ma anche altri che conosciamo poco o che non conosciamo, ma che condividono con noi la fragilità fisica e spirituale della vita umana. E Gesù entra e rimane in questo deserto ed è con noi, come noi.
Non cediamo anche noi alla tentazione di vincere a tutti i costi. Non cediamo alla tentazione di vivere anche la vita spirituale come battaglia da vincere subito e magicamente.
Accettiamo la nostra vita nella sua precarietà come ha fatto Gesù. Sentiremo le parole della fede come pacificanti e piene di speranza. Saremo beati (come ci ricorda lo stesso Gesù) non perché perfetti, ma perché amati.
La Pasqua (cioè la Vita che vince la morte) non è un premio da conquistare ma un dono che Gesù ha ricevuto e che è disposto a donarci. E la nostra vita è come questa quaresima che è appena iniziata, cioè è deserto e fragilità, ma è anche speranza di avere Gesù con noi. E come la quaresima non si può accorciare e la Pasqua non arriva il giorno del calendario che vogliamo noi, così anche la vita ha i suoi tempi che non possiamo accorciare. La tentazione è proprio questa, ma con Gesù possiamo superarla e vivere anche il deserto con forza e pace.


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