| Omelia (10-02-2008) |
| don Mario Campisi |
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La vita dell'uomo: nè calcio, nè pugilato La Quaresima comincia col sollevare una grossa questione: che cos'è il peccato? La secolarizzazione sembra avere demolito nello spirito dell'uomo moderno il senso del peccato. Nella mente di molti giovani il peccato non esiste; o, semmai, peccato è la sofferenza, la privazione, la limitazione del piacere; il piacere non è peccato. Dio ammesso che esista, si offende quando io mi privo di un piacere che mi trovo davanti. Questo modo di pensare dobbiamo affrontare senza turarci le orecchie, senza scandalizzarci, cercando di guardare le cose con razionalità e lucidità. Il mondo antico, pagano ed ebraico, aveva un grosso concetto del peccato. Lo considerava come causa di tutti i malanni della società. Significativa in questo senso la prima lettura di oggi. Ma Gesù non è venuto solo per meritarci il perdono. La redenzione non va presentata in questi termini: prima di Gesù il peccato non poteva essere perdonato, oggi sì! Conseguenza: oggi... possiamo permetterci di peccare più di prima. La redenzione è inizio di risalita, di ripresa del dialogo con Dio. A livello di individuo e a livello di umanità. Ogni uomo ripete in se stesso la storia umana. Le tentazioni di Gesù sono significative globalmente e singolarmente considerate. La vita è all'insegna della lotta tra il bene e il male: Cristo l'ha sperimentato in se stesso. Dall'impatto con la tentazione deriva il valore della persona. Se, per impossibile, Cristo avesse ceduto per un istante, il meglio della sua opera sarebbe andato perduto. I compromessi col male sgretolano il nostro mondo interiore. E' vero: anche con tutti i nostri peccati forse non siamo dei delinquenti... ma che cosa saremmo senza quei compromessi e quelle debolezze? Non pensiamo solo al danno emergente, pensiamo anche al lucro incessante. "Io vi dico che di ogni parola detta fuori posto gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio" (Mt 12,36). Una parola oziosa che male fa?... Chiediamoci però quanto bene annullano le migliaia di parole oziose che riempiono o piuttosto svuotano le nostre giornate. Le tentazioni di Gesù ci ricordano a quali peccati più facilmente siamo esposti. Circoscrivere i nostri interessi alle cose sensibili e materiali, accantonando i valori spirituali, in particolare il valore della parola di Dio. Ricerca di consensi, di approvazioni, di pubblicità. Fare non quello che la voce interiore suggerisce, ma quello che rende bene accetti agli altri. Imporsi l'attenzione degli altri, emergere, distinguersi per diritto o per rovescio. Sete di potere. Agognare posti di responsabilità e di comando, la poltrona onorifica e redditizia - e in questo periodo stiamo assistendo ad uno spaccato della vita politica italiana e mondiale veramente deprimente e vergognoso alimentato da programmi televisivi trash! La vita di molti uomini si riduce ad una corsa affannosa, ad una lotta senza distinzione di colpi per raggiungere questi obiettivi. Il Signore Gesù insegna a non lasciarsi abbagliare dal pulviscolo dorato di quelle sollecitazioni. La vita dell'uomo, la storia dell'umanità è una cosa seria: non possiamo trasformarla in una partita di calcio o di pugilato. |