Omelia (10-02-2008)
don Ricciotti Saurino
Danger!

Se la vita è amore e libertà, questa non può essere vissuta senza il pericolo di perderla. Anzi, il rischio è la misura della libertà e dell'amore.
Un amore senza scelta è imposizione e una scelta senza rischio non è vero amore. Il vero amore si dimostra nel superamento delle prove, quelle che spesso chiamiamo "tentazioni".
E la storia è, purtroppo, una continua tentazione, un continuo scegliere tra ciò che piace e ciò che è bene, tra ciò che affascina e ciò che è conveniente, tra ciò che solletica e ciò che è giusto.
Sul nostro percorso si affacciano molte diramazioni che si presentano con il fascino della comodità, della scorciatoia, del "che male c'è?", e che hanno l'apparenza di essere nostre alleate, ma che poi si rivelano ingannatrici.
A volte pensiamo che sarebbe più bello e meno faticoso vivere senza dover decidere, ma saremmo privati della gioia di una scelta e saremmo rinunciatari della nostra libertà e dell'espressione d'amore.
E quanti indecisi barcollano come ubriachi privi di volontà, senza rendersi conto che ogni titubanza è una mancanza d'amore, mentre la fedeltà alla propria scelta è il fiore più bello dell'amore.
Nessuno uomo che ama è immune dalla prova.
Se poi consideriamo che anche la fede è atto di amore libero, neppure nella vita di fede siamo immuni da questa prova. Anzi, essa, a volte, è permessa da Dio stesso, perché non c'è amore senza rischio e non c'è vera fede senza il pericolo costante di affievolirla, di perderla o di barattarla.
Ecco perché lo Spirito sottopone Gesù alla prova di fedeltà, come sottopone ciascuno di noi. Non è la sfida di un sadico, è piuttosto un esercizio di irrobustimento, come quello dell'allenatore che non si commuove al sudore e al fiatone dell'allievo.
E più cresce la nostra fede, più si fa sottile e subdola la tentazione. La prova rafforza l'uomo, gli chiarisce l'intenzione, ravviva l'obiettivo.
Il deserto è il luogo ideale per i chiarimenti personali: per il silenzio che smaschera ogni menzogna e ambiguità, per la scarsità delle cose necessarie che, invece, porta a favorire i compromessi, per la paura di isolamento che fa sperimentare di non essere più niente per gli altri, di non valere più, e che invita a salire sul carro di chi si proclama o si presenta come vincitore, per l'esperienza della morte che spinge a giocare il tutto per tutto e quindi a sfidare perfino Dio.
Sono le nostre tentazioni, compagne inseparabili dell'uomo di ogni tempo e di ogni età.
Il bisogno materiale: quella frenesia che prende tutti a danno della crescita nello spirito e che costringe spesso a ritmi frenetici calpestando e mortificando i momenti di calore familiare e d'incontro con Dio.
- Antonio non ha mai tempo, perché ha sempre qualcosa da fare. Per lui il tempo è denaro, è produzione, è attività. Le giornate sono sempre molto brevi e il riposo, la famiglia, la chiesa sono cose da fannulloni. S'accorgerà mai che "Non di solo pane vive l'uomo"?
La sacra magia: "se Dio c'è, deve concedermi ciò che chiedo! Un Dio ha senso se esaudisce, se è utile, se mi ascolta; non ho bisogno di un Dio da riverire!"
- Giuseppe è alla ricerca di un Dio-mammella. Fino a poco tempo fa girava santuari e monasteri convinto di ottenere la guarigione. Oggi si dichiara ateo e sta contattando altre religioni con la speranza di conoscere un Dio più bravo che lo esaudisca. Forse ancora non si è convinto che Dio non è la sua persona; fino a quando ignorerà il "Non tentare il Signore Dio tuo"?
La fame di dominio: quell'accumulo da formichina previdente che diventa piano piano ingordigia da Paperon de' Paperoni, per la quale non bastano più le ampie braccia e gli stracolmi forzieri e la ricchezza è l'unico scopo della vita.
- Angela ha finalmente ottenuto quello che voleva vendendo la sua dignità per una pelliccia, un collier e un guardaroba zeppo di abiti elegantissimi.
E' soddisfatta e si bea aprendo le ante del suo armadio, però non brucia incenso perché attenuerebbe l'odore del suo "parfume" preferito.
Ma il suo cuore è lì. Sarà tanto difficile farle capire: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto"?
La storia delle tentazioni porta anche il mio nome, e se non me ne accorgo è perché convivo con esse o perché è da molto tempo che mi guardo bene dall'addentrarmi in un deserto rivelatore.
La quaresima potrebbe essere il tempo giusto per isolarmi ed immergere nella mia vita la cartina di tornasole.