| Omelia (03-02-2008) |
| LaParrocchia.it |
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Il valore della vita alla luce delle Beatitudini Questa domenica, prima del mese di febbraio, la chiesa celebra, come da molti anni, la giornata della vita. Il tema, molto delicato in sé, lo possiamo incastonare nel contesto della liturgia della Parola al fine di comprenderne meglio il significato. Che cosa è la vita? A questa domanda tutti sappiamo dare una risposta, ma la cosa migliore è vedere cosa ci suggerisce la Parola di Dio e come viene intesa la vita nello spirito del discorso della montagna. "Vedendo le folle..." La vita è, prima di tutto, un lasciarsi penetrare dallo sguardo del Signore Gesù. Questo atteggiamento si rende necessario perché l'uomo scopre che ci sono dei coni d'ombra o dei vuoti che molto spesso vanno colmati. Gesù vede... vede che l'uomo è in seria difficoltà, che non sempre riesce a stare in piedi da solo, che preferisce "fare folla" per mascherare le proprie debolezze o le proprie fatiche, per cui di fronte a questa situazione scende in campo e decide di dargli uno "sguardo". E' allora che la vita acquista valore: nel momento in cui lo sguardo di Gesù Cristo e il nostro si incrociano; e solo in questo momento si riesce a capire che nella sequela, calcando le orme e seguendo i suoi insegnamenti, si può ottenere quella serenità che molto spesso la quotidianità ci toglie. "Si avvicinarono...". Non è sufficiente "guardarsi", ma è opportuno, per non dire indispensabile, mettersi in movimento verso di Lui. Occorre avere il coraggio di uscire fuori dalla massa, di distinguersi, di acquisire una propria autonomia e identità... di svelare che senza di Lui il nostro è un cammino senza meta e senza speranza... sarebbe un continuo vagare o brancolare nel buio delle tenebre del mondo. Con questo verbo, il vangelo sottolinea che per evitare il rischio di muoversi inutilmente, bisogna fare parte "dei suoi discepoli", di quella schiera di persone che non lo seguono solo per un proprio tornaconto, ma lo cercano perché credono che dall'ascolto ininterrotto scaturisce la comunione e che questa diviene fonte che dà un senso pieno all'intera esistenza umana. Avvicinarsi al Signore Gesù... per sperimentare la dolcezza del suo amore e l'efficacia delle sue parole. "Si mise a parlare e insegnare...". Gesù legge nel cuore dell'uomo e si accorge che c'è sete della Parola di Dio. Allora l'atteggiamento più naturale è quello di iniziare a parlare. Ma il parlare di Gesù non è semplicemente umano, ma è una rivelazione del piano di Dio sull'uomo e quale deve essere la risposta umana a questo piano. Gesù sta comunicando che il valore e l'essenza della vita si scoprono nella relazione pedissequa con il Signore che chiama. L'uomo si scopre "essere in relazione", e che questa relazione è la via privilegiata e favorita per comprendere appieno che la logica di Dio è, in molti casi, lontana mille miglia dalla logica dello strapotere umano. Ed ecco allora che le beatitudini elencate in questa pericope sono un cammino ( nel testo biblico francese "Beato" è tradotto "Avanti") da compiere giorno per giorno per ottenere il dono di una sapienza che parte dal cuore e va verso i fratelli e che ci porta a ragionare come San Paolo nella seconda lettura della liturgia odierna. |