Omelia (03-02-2008)
don Giovanni Berti
Alla ricerca della felicità

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Poveri in spirito, afflitti, miti, affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati e insultati...
Sono questi i vocaboli giusti per esser buoni cristiani secondo l'insegnamento di Gesù? Sono questi gli obiettivi per la mia vita?
Qualcuno potrebbe anche andare (esser mite, diventare puro e cercare la pace) perché dice qualcosa di positivo, ma gli altri, più numerosi, sono davvero difficili da digerire (essere povero, afflitto, senza giustizia, perseguitato e insultato).
Il cristianesimo offre un modello di vita triste e segnato dalle sofferenze?
Quando quel giorno Gesù sul monte pronuncia queste parole ha attorno i suoi discepoli, ma nello stesso tempo vede le folle. Potremmo dire che Gesù pronuncia queste parole guardando e conoscendo tutti gli uomini e donne del mondo, sia di allora che di oggi. Gesù conosce perfettamente la vita umana nella sua concretezza e conosce bene le aspirazioni delle persone, anche perché sono le sue stesse aspirazioni.
Gesù sa che l'uomo vuole esser felice e che continuamente è alla ricerca della felicità sempre più profonda e duratura. L'uomo insegue la felicità nel proprio corpo, nelle relazioni che costruisce e nel lavoro che fa.
Non siamo fatti per essere tristi, malati, soli e rifiutati. Non siamo fatti per la non-felicità.
E' un discorso banale forse, ma non dovremmo mai dimenticarlo, non solo per noi stessi ma anche per chi ci vive accanto. Anche la persona che ho vicino (in casa, nella mia città e nella mia nazione come anche nei continenti vicini al nostro) vuole essere felice e ha diritto di esserlo.
Il dramma è che questa felicità sembra esser impossibile da raggiungere per molti. Tanti uomini, donne, bambini e anziani e popoli interi, sembrano davvero esclusi da questo diritto ad esser felici.
Una malattia, un incidente, una guerra o la cattiveria di qualcuno sbarrano la strada della felicità a molti, e a volte anche a noi stessi.
Gesù vede tutto questo e sa che questa mal distribuzione della felicità rischia davvero di confermare che Dio non esiste o se esiste è molto molto cattivo.
Ecco allora che proprio davanti a tutto questo Gesù insegna ai suoi discepoli la nuova legge dei Figli di Dio che regola la relazione con Dio e tra di noi. E questa legge la scrive nei cuori e non più su tavole di pietra come i 10 comandamenti, perché è una legge più profonda e importante.

La felicità non è negata a nessuno! Sembra incredibile, ma è vero. La felicità è possibile anche quando ci sono tutti i segni della tristezza e del fallimento. E' possibile anche quando si cercano cose impossibili come la pace e la giustizia.
Noi cristiani non siamo dei tristi falliti, ma abbiamo il compito di mostrare che il desiderio di felicità nella vita, nelle relazioni e in ogni cosa che facciamo è possibile ed è un dono che Dio non nega a nessuno.
E non è questione di ragionamenti e di formule mentali per capire come esser felici quando si è poveri, perseguitati ecc. La beatitudine che Dio ci dona è una questione di esperienza di vita, a volte difficile da raccontare.
Una mia amica mi ha raccontato come l'anno di malattia grave che l'ha segnata molto nel corpo e nel lavoro alla fine ha lasciato cicatrici nel corpo ma nell'animo l'ha lasciata più forte, più consapevole e più vera. Lei non avrebbe mai voluto ammalarsi e non lo augura a nessuno, ma sente che quel passaggio fatto con la fede alla fine non l'ha portata fuori la strada della felicità, ma l'ha portata invece molto più velocemente a raggiungerla.
Le beatitudini sono quindi una promessa, sono ossigeno puro per il nostro mondo. Nella legge delle beatitudini non troviamo dei "devi fare" e dei "non devi fare questo o quello", ma troviamo un messaggio di speranza che coinvolge prima di tutto Dio stesso direttamente nella nostra vita, proprio là dove sembra non esserci segno di Lui.
Per capire questa legge bisogna diventare discepoli e ascoltare con fiducia. Siamo disposti a farlo? Dipende anche da noi, da me, far si che questa legge della felicità che Gesù insegna arrivi proprio là dove vivono gli uomini, le folle che Gesù vede e che ci affida.


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