| Omelia (14-04-2002) |
| padre Ermes Ronchi |
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Il dono di Emmaus l Vangelo di Emmaus racconta il pellegrinaggio verso l'accensione del cuore da parte di due discepoli sconsolati, tristemente incamminati oltre un sogno finito nel sangue. Sono due, fanno strada insieme, condividono lo stesso dolore, capaci di ascoltarsi e di accogliersi. Ed ecco che uno sconosciuto si accosta a loro, piccola comunità che crea comunità. Il Signore Gesù cammina per le strade del mondo perché il suo cielo è la terra, il suo cielo sono gli altri. Egli abita nei passi dei cercatori ed è seduto alla destra di ciascuno di noi. Ti parla in colui che già sta facendo strada o vita con te, nella tua casa. Salvezza che ti cammina a fianco, questo è il nome della prima donna per il primo uomo, questo può essere il nome di ogni sconosciuto compagno di cammino. La liturgia della strada apre la liturgia della speranza: noi speravamo tanto che fosse lui! E dicono di una storia capita male, di un amore sfociato nel fallimento, nell'illusione. Gesù cominciò allora a spiegare che il Messia doveva soffrire, legge il dolore e l'amore, legge la vita con la Parola di Dio. E l'anima dei due camminanti comincia a rasserenarsi perché scoprono una verità immensa: c'è la mano di Dio, ed è posata là dove sembra impossibile, sulla croce. C'è la mano di Dio, così nascosta da sembrare assente, ma tesse il filo d'oro dentro la tela del mondo, lo tesse dal punto più basso, dalla croce. Noi dimentichiamo costantemente qualcosa: più la mano di Dio è nascosta più è potente. Più la mano di Dio è silenziosa, più è efficace. La svolta del racconto di Emmaus viene dalla croce, come ogni svolta grande della nostra vita. La croce è l'unica parola da ascoltare, la parola definitiva che devo custodire, consegnare, scrutare, capire, pregare. Ed il cuore comincia ad ardere: c'è una strada, una speranza, qualcuno conduce. Non ci ardeva forse il cuore mentre lungo la strada ci spiegava il senso delle scritture e il senso della vita? Il dono dello Spirito ancora oggi è questo ardore del cuore, questa incandescienza dell'anima che la Parola di Dio, la voce di un suo figlio, il gemito e il giubilo del creato, un amore, un profeta riaccendono dentro di noi. Il mio augurio per ciascuno è il dono di Emmaus, il dono favoloso e intermittente del cuore acceso, anche se solo di tanto in tanto, e raramente; è di trovare sempre in Dio qualcosa capace di rubare il cuore; è qualcuno, lungo la strada, che ci parli di Dio in modo che ascoltarlo sia rimanere accesi. E sarà sufficiente a ripartire, anche se è notte attorno, a riconoscerlo proprio nello spezzare il pane: perché spezzare qualcosa di mio per gli altri è il cuore del Vangelo. |