| Omelia (14-04-2002) |
| don Roberto Rossi |
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Resta con noi Signore! L'episodio evangelico così suggestivo che Luca ci racconta è ambientato nel pomeriggio del giorno di Pasqua. Due discepoli, delusi, stanno facendo ritorno da Gerusalemme al loro villaggio, Emmaus. Tornano indietro, hanno perso la speranza. Gesù si affianca ad essi: parla loro di sé e della sua vicenda, attaverso le Scritture. Chissà quante cose avrà loro ricordato e con quale profondità e quale amore avrà "riletto" i fatti salienti della Bibbia, che preannunciavano il Messia, agnello pasquale immolato, servo di Jahvè sofferente. E nel cuore dei due discepoli si muove qualcosa, a poco a poco si desta la fede. Il cuore si infiamma e si riaccende la speranza. Ma Lui ancora non lo riconoscono. Poi lo invitano con quelle parole che sono diventate tanto significative: "Resta con noi Signore, perché si fa sera." E a tavola Gesù si manifesta loro nel suo gesto particolare, nello spezzar del pane, nell'Eucarestia. Cosa dice a noi, discepoli di Gesù di oggi, questo episodio. E' chiaro che l'evangelista ha voluto esprimere qualcosa che interessa tutta la Chiesa e per questo insiste tanto. Quello che vuole dirci è innanzitutto che Gesù è vivo, che è risorto, che è presente nel mondo, che è presente nel nostro mondo. Gesù che cammina parlando con due poveri uomini sulla piccola strada da Gerusalemme ad Emmaus ci fa capire che Lui sempre cammina a fianco dell'umanirà per le vie del mondo, anche se l'umanità è distratta, non ci pensa, è preoccupata, triste e sofferente per i suoi problemi, i suoi drammi, le sue speranze deluse e non fa riferimento a Dio, non lo riconosce. Ma Gesù è veramente tra noi. Ma questo è ancora inutile e vano se noi non ci accorgiamo dlela sua presenza. L'episodio del vangelo ci dice anche e soprattutto come e quando Gesù si fa conoscere, come e quando si attua l'incontro su questa terra con il Cristo Risorto. Anzitutto, attraverso la parola di Dio, le Scritture. Fu nell'ascoltare Gesù che spiegava le Scritture che il cuore dei discepoli cominciò a sciogliersi e ad accoglierlo, perché la parola di Dio contiene Lui, è carica della sua forza e della sua vita. E' importante allora ricercare Gesù attraverso la sua parola, che è il Vangelo. Ma questa è acnora preparazione, L'incontro vero, l'aprirsi degli occhi dei discepoli, il capire, è riservato ad un altro momento più intimo: quello dell'Eucarestia, in cui ci si siede a tavola con Gesù e lui non dà più solo la sua parola, ma tutto se stesso nel pane consacrato. Gesù si riconosce allo spezzare del pane. Allora il sacramento dell'Eucarestia illumina la parola e si fa unità e luce. Nell'Eucarestia si accoglie, si riconosce, si riceve Gesù. L'Eucarestia è Gesù in mezzo a noi, con noi, in noi: "Pane del cielo sei tu Gesù." Tutto questo per i discepoli di Emmaus fu l'inizio di una grande gioia: "Come ci ardeva il cuore quando ci parlava lungo la strada!" Se Gesù si fa conoscere attrverso la Parola e attraverso l'Eucarestia, allora noi comprendiamo come è importante, fondamentale la Messa che celebriamo e alla quale siamo sempre invitati. La Messa ci fa rivivere integralmente l'esperienza dei discepoli di Emmaus, ci dona la presenza, la luce, la forza del Signore Gesù. Viene però da chiederci: perché allora quando ci riuniamo per l'assemblea domenicale i nostri occhi non si aprono per riconoscere Gesù e il nostro cuore non arde mengre ascoltiamo le Scritture? Perché torniamo a casa col cuore pesante come quando siamo venuti? La risposta in parte è questa: noi non riconosciamo il Signore allo spezzar del pane, perché noi a nostra volta non spezziamo il nostro pane con i fratelli. Se osserviamo bene i due discepoli, non avevano ancora riconosciuto Colui che camminava cn loro, eppure lo invitarono a dividere il loro pane, lo ospitarono nella loro semplice casa, preoccupati per quel forestiero che si trovava per strada, mentre si faceva buio. Questo gesto di ospitalità preparò il loro cuore a riconoscerlo. Dovremo anche noi nella vita di ogni giorno sforzarci di spezzare il pane, cioè condividere la gioia, dare la nostra attenzione e il nostro perdono. Quando poi incontriamo chi è nel bisogno dobbiamo condividere i doni che Dio ci ha dato. "Se ami, vedi Dio, Dio entra in te!" . E al termine del racconto è interessante notare come i due discepoli non tengono per sé il dono della manifestazione del Signore, ma ripartirono subito per Gerusalemme per annunciare agli altri come il Signore si era manifestato. La fede non la si tiene per sé; la fede, come tutti i doni di Dio, sono fatti per essere donati. Comprendiamo allora come Gesù ha scelto di restare con noi fino alla fine del mondo e di farsi riconoscere in questi tre "luoghi": nella sua parola ("chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica è come chi costruisce la sua casa sulla roccia"), nell'Euacarestia ("prendete e mangiate questo è il mio Corpo"), nei fratelli, specie nei più bisognosi ("qualunque cosa avete fatto a uno d questi miei fratelli più picoli, l'avete fatto a me). L'esperienza dei discepoli di Emmaus ci porta a illuminare la situazione del nostro tempo: c'è molto buio sulla terra, molti problemi, drammi, guerre, violenze, ingiustizie. tutte cose che tormentano il cuore degli uomini, specie dei più poveri. Allora abbiamo bisogno con la preghiera e con la sincerità della vita di implorare che il Signore resti con noi, perché Lui certo non ha paura del buio del mondo, ma siamo noi che abbiamo paura e abbiamo bisogno di essere incoraggiati nel bene e salvati dai pericoli. Siamo noi che abbiamo bisogno, con la sua presenza, di comprendere quali sono i nostri doveri per costruire il mondo secondo il suo progetto di amore e di salvezza. Ancora l'esperienza di Emmaus ci richiama a passare dalle delusioni, dalle tristezze, dai pessimismi, dalle sottolineature continue del male (come fanno i mezzi di comunicazione) alla speranza. E' di grande speranza che ha bisogno il mondo di oggi, il cuore dell'uomo, il cuore di ciascuno di noi. "La speranza è forse la sfida più grande del nostro tempo", afferma il vescovo Van Tuan, nel libro Testimoni dlela Speranza, lui che è stato tanti anni in carcere per la fede e sa guardare al futuro con una fede forte nel Signore. E la speranza è proprio la certezza che Dio è con noi e porta avanti, pur in mezzo ai peccati degli uomini, la sua opera di salvezza, il suo progetto di amore per l'umanità. Il S. Padre nella comclusione della Ltetera per il Millennio dice: "Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti". |