Omelia (14-04-2002)
LaParrocchia.it
III Domenica di Pasqua

Il racconto dei Discepoli di Emmaus, personalmente mi ha sempre colpito per una serie di motivi. Mi sorprende il fatto che il Risorto appare, si fa presente a due discepoli "sconosciuti"; soltanto di uno conosciamo il nome, Cleopa e in tutto il vangelo i due discepoli compaiono solo in quest'episodio.

Altro motivo di meraviglia e sorpresa è il loro cammino di fede; da tristi "noi speravamo che fosse lui a liberare Israele" diventano gioiosi "non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi?". Da increduli "i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo" a credenti "si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero".

Cerchiamo di approfondire ancora meglio quest'episodio evangelico e comprendere quali indicazioni ci vengono proposte.

La vicenda dei Discepoli di Emmaus altro non è che un'iniziazione al "saper vedere" che parte da uno sguardo miope, incapace di riconoscimento del pellegrino affiancatosi per via, e giunge agli occhi finalmente aperti a riconoscere il compagno di mensa, oltre che di viaggio.

Leggere questo episodio è come mettersi "per via", accompagnati da "Colui che è vivo" e che prima di salire al Padre rilegge le Sacre Scritture, facendosi riconoscere allo spezzare il pane.

L'evangelista Luca, nell'episodio dei due Discepoli di Emmaus, credo voglia sottolineare l'incontro di Gesù risorto con tutti i discepoli di ogni tempo. In un certo modo l'episodio, simboleggia il desiderio di Gesù di incontrarsi con tutti gli uomini, tra cui ci siamo anche noi.

Il Risorto vuole entrare nella vita di oguno di noi, si vuole manifestare come nostro compagno di viaggio, amico e confidente, Salvatore e guida sicura.

Occorre proporre e suscitare "l'esperienza del Signore". Passare da un cristianesimo di tradizione/i e di abitudine, a un cristianesimo di convinzione e testimonianza, che soltanto l'esperienza del Risorto può suscitare in ognuno di noi.

Qualcuno ha parlato di comunità cristiane come una sorta di spazio di "aria pura" in un mondo inquinato e quell'autore anonimo nella Lettera a Diogneto parlava dei cristiani, come coloro i quali "svolgono nel mondo la funzione dell'anima nel corpo".

Ma come si può essere "aria pura" o "anima", se non cerchiamo lo stare con il Signore, diventando docili al Suo insegnamento? Abbiamo bisogno tutti di un cambiamento, di conversione continua: "Gli esseri umani possono cambiare la propria esistenza cambiando atteggiamento mentale" (Willam James).

Come i Discepoli di Emmaus dobbiamo imparare a scorgere Cristo accanto a noi, ascoltando la Sua Parola e partecipando al banchetto dell'Eucarestia.