| Omelia (14-07-2002) |
| don Elio Dotto |
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Mettersi in gioco "Perché parli loro in parabole?" (Mt 13,10). Questa domanda dei discepoli – che leggiamo nel Vangelo di domenica (Mt 13,1-23) – ci sembra più che giustificata. Infatti erano giorni di crisi quelli in cui Gesù raccontò la parabola del seminatore. La gente si stava allontanando da lui: gli entusiasmi degli inizi erano ormai passati, e sembravano prevalere la delusione e il dubbio. Proprio questa crisi preoccupava i discepoli, i quali si chiedevano perché Gesù continuasse a parlare in modo enigmatico, disorientando così la folla e loro stessi. "Perché parli loro in parabole?" Se ci pensiamo bene, questa domanda dei discepoli è spesso anche la nostra. Perché anche a noi appare enigmatica la Parola di Dio. Anche noi vorremmo vedere con più chiarezza l'opera di Dio nella nostra vita: e invece siamo obbligati a ricercarla sempre da capo. Ci accade ad esempio di rallegrarci per questa o per quell'altra riuscita delle nostre opere, e di ringraziare Dio per essa; poi, nel giro breve di un giorno, ciò di cui ci rallegravamo svanisce, e siamo quasi costretti a dubitare che quella fosse davvero una benedizione di Dio. Ed è allora che anche noi ci chiediamo: perché il Signore parla per enigmi? Perché non si rivela apertamente? Appunto, "perché parli loro in parabole?" "Per questo parlo loro in parabole" – risponde Gesù: "perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono... Il cuore di questo popolo si è indurito, sono diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi... per non intendere con il cuore" (Mt 13,13.15). Dunque Gesù parla in parabole non per confondere le idee o per favorire il dubbio, ma perché "il cuore di questo popolo si è indurito". E cioè: Gesù parla in parabole perché vuole infrangere la durezza di cuore di chi lo ascolta, perché vuole che il suo uditore esca dal guscio, prenda posizione, si metta in gioco... Davanti alla parabola, infatti, non si può rimanere indifferenti: è necessario intendere, capire, interpretare, e dunque decidersi per un significato o per l'altro. Perché se non ci si decide per un significato o per l'altro non si comprenderà mai il senso di quella parola. Appunto questa decisione Gesù chiede ai suoi uditori. A lui non interessano degli spettatori passivi, che magari ascoltano volentieri ma che in ultimo non sono capaci di decidersi. Gesù cerca dei discepoli veri, che sappiano essere terreno fertile per la sua parola, che sappiano cioè lasciarsi interpellare e giudicare da quella parola, che siano disponibili a cambiare radicalmente la loro stessa vita. Proprio così fecero gli apostoli, che non ebbero paura di mettersi in gioco e di lasciare tutto per seguire il Maestro. E proprio così fece Maria, precedendo gli stessi apostoli: essa credette nell'adempimento della parola del Signore; credette e si mise in cammino, lasciandosi guidare da quella parola, fino all'ora drammatica della croce. Allo stesso modo possiamo fare anche noi. Se infatti avremo questa disponibilità degli apostoli e di Maria, le parabole di Gesù, e le parole tutte di Dio, potranno dire qualcosa anche alla nostra vita. Altrimenti, esse resteranno sempre per noi enigmi incomprensibili, parole a volte affascinanti ma in ultimo superflue per il nostro vivere quotidiano. Se invece accetteremo di lasciarci interrogare da esse, se saremo capaci di deciderci davanti ad esse, allora qualcosa di nuovo potrà succedere nella nostra vita; e anche noi porteremo frutti inaspettati. |