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Colore liturgico: Bianco
Ascoltiamo la parola di Paolo: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te", il dono per noi vocazione cristiana, primo anello della catena di doni che si succedono nella nostra vita da parte di Dio.
Vorrei riflettere su questo dono sotto l'aspetto della fraternità, che le letture di oggi ci presentano e che ha due versanti: la semplicità fraterna e la fedeltà fraterna. La semplicità fraterna: non credersi più grandi degli altri, non essere ambiziosi, presuntuosi, ma semplici e capaci di farsi piccoli con gli altri: fratelli tra fratelli: "Il maggiore si metta al posto del più piccolo, chi è capo al posto di chi serve".
La fraternità non può che fondarsi su una uguaglianza fondamentale. Tutti dobbiamo riconoscerci uguali davanti a Dio, tutti bisognosi gli uni degli altri; nessuno può quindi innalzarsi sugli altri pretendendo di essere più di loro.
Nostro modello è Gesù stesso, che si è fatto davvero nostro fratello. È il Signore e poteva farci sentire il suo potere, la sua potenza, la sua autorità: si è messo in mezzo a noi come colui che serve. "Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve". Gesù ha voluto prendere su di sé tutte le nostre prove, tutte le nostre difficoltà, tutte le nostre debolezze, per essere veramente fratello nostro, dice la lettera agli Ebrei, e non arrossisce di chiamarci suoi fratelli, benché noi siamo tanto inferiori a lui. Lui si è abbassato il più possibile, tanto che nessuno, si può dire, è più in basso di lui.
La fraternità, la semplicità fraterna si esprime anche con un affetto fraterno. Non si tratta di una uguaglianza giuridica, ma di una solidarietà di affetto che vediamo manifestata in modo vivissimo nei sentimenti vicendevoli di Paolo e di Timoteo: "Mi tornano alla mente le tue lacrime (Timoteo aveva pianto quando Paolo era partito> e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia". San Paolo esprime il desiderio di essere insieme come fratelli che si amano molto, ed è infatti uno dei motivi della gioia cristiana poter vivere insieme nell'affetto fraterno. Paolo in molte sue lettere chiama Timoteo fratello: "il nostro fratello Timoteo", qui invece lo chiama "figlio diletto", perché è lui che ha generato Timoteo alla grazia di Cristo per mezzo della predicazione e del Battesimo.
A questo aspetto di uguaglianza, di semplicità fraterna nell'affetto, si unisce un aspetto più realista, più esigente: la fedeltà fraterna. Non è questione di cullarsi in bei sentimenti. Si tratta di essere veramente solidali gli uni con gli altri, specialmente quando le cose non vanno bene. Gesù lo esprime dicendo: "Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove"; è questo che permette alla fraternità di sussistere. Un fratello è colui che aiuta il proprio fratello. E Gesù si è messo in mezzo a noi come un fratello per aiutarci e nello stesso tempo per essere aiutato da noi, ha voluto aver bisogno del nostro aiuto fraterno e si congratula con i suoi Apostoli che sono rimasti con lui malgrado tutte le critiche che gli sono state lanciate contro, malgrado tutti i pericoli che lo minacciano. Essi sono rimasti fedelmente al suo fianco fino alla passione; in quel momento Gesù si è trovato solo, perché doveva realizzarsi così il disegno di Dio.
Allo stesso modo san Paolo chiede a Timoteo di mettere in pratica questa solidarietà fraterna, questa fedeltà: "Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore, non aver vergogna di me che sono in carcere per lui". E nel momento della prova che si dimostra veramente lo spirito di fraternità, quando non c'è più nessun vantaggio a dimostrarsi fratello, sorella di quella tal persona. In quel momento si rivela il fondo del cuore, che condivide fraternamente la pena, con una solidarietà che vale più di tutte le manifestazioni esteriori superficiali: "Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato dalla forza di Dio". Tutti siamo chiamati a soffrire con Cristo, per partecipare pienamente al suo amore.
Questa fraterna solidarietà dobbiamo sentirla in particolare verso quelli che hanno maggiori responsabilità; non lasciarli soli quando devono assumersi delle responsabilità, stare con loro, cercare di capire con loro la situazione, prendere la nostra parte del fardello comune, per il bene di tutti.
Se Gesù si è fatto nostro fratello è perché vuol mettere in noi questo spirito di fraternità, senza il quale non è possibile camminare nell'amore.
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Antifona d'ingresso
Dice il Signore: "Avrò cura delle pecore del mio gregge;
mi sceglierò un pastore che le conduca al pascolo
e io, il Signore, sarò il loro Dio".
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Colletta
O Dio, nostro Padre,
che hai formato alla scuola degli Apostoli
i santi vescovi Timoteo e Tito,
concedi anche a noi per loro intercessione
di vivere in questo mondo
con giustizia e con amore di figli,
per giungere alla gloria del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, secondo la promessa della vita in Cristo Gesù, al diletto figlio Timoteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Ringrazio Dio, che io servo con coscienza pura come i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno; mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia.
Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Loide, poi in tua madre Eunice e ora, ne sono certo, anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
Oppure:
A Tito, mio vero figlio nella fede comune. (Tt 1,1-5)
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo per chiamare alla fede gli eletti di Dio e per far conoscere la verità che conduce alla pietà ed è fondata sulla speranza della vita eterna, promessa fin dai secoli eterni da quel Dio che non mentisce, e manifestata poi con la sua parola mediante la predicazione che è stata a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore, a Tito, mio vero figlio nella fede comune: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.
Parola di Dio
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