| Omelia (22-11-2020) |
| mons. Roberto Brunelli |
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Ancora un invito a guardare avanti L'ultima domenica dell'anno liturgico, che celebra Cristo Re, al pari delle due precedenti suona come un invito a guardare agli ultimi tempi della nostra vita terrena. La prima lettura (Ezechiele 34,11-17) si apre e si chiude con queste frasi: "Ecco, io stesso cercher? le mie pecore e le passer? in rassegna (...) Cos? dice il Signore Dio: Ecco, io giudicher? fra pecora e pecora, fra montoni e capri". Nell'Antico Testamento ricorre spesso l'immagine di Dio come pastore del suo gregge, il popolo d'Israele: un pastore sollecito, che guida ai buoni pascoli, ma anche rigoroso, che vaglia chi dalla sua guida si allontana. Venuto Ges?, egli ha rivelato di essere Dio, anche riferendo quel simbolo a se stesso. Pi? volte infatti ha detto: "Io sono il buon Pastore", tanto buono da dare la vita per il suo gregge. E, come il divino Pastore delineato dall'antico profeta, neppure Ges? resta indifferente rispetto a chi si allontana da lui. Anch'egli vaglia e giudica; non obbliga nessuno a seguirlo: prende atto che c'? chi lo segue, e chi si rifiuta di farlo, andandosene dove gli pare, pur se avvisato che lontano da lui trover? solo deserto. Il giudizio avviene, si sa, singolarmente, al passaggio di ciascuno da questa all'altra vita. Il vangelo di oggi (Matteo 25,31-46) lo riassume, per cos? dire, in un unico momento collettivo: "Quando il Figlio dell'uomo verr? nella sua gloria, sieder? sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separer? gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porr? le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dir? a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredit? il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo". La scena ? grandiosa: il Figlio dell'uomo (cos? lo stesso Ges? designava se stesso) ? il re, assiso sul trono glorioso, e ha davanti a s? l'incalcolabile numero degli uomini transitati per questo mondo, vagliati ad uno ad uno per riconoscere quali meritino il passaporto per il regno preparato per loro. Chi lo meriti, ? detto subito dopo: "Venite... perch? ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi? piccoli, l'avete fatto a me". Contrapposti, gli altri, quelli alla sua sinistra, ai quali dir?: "Via, lontano da me... perch? ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere" eccetera: "Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi pi? piccoli, non l'avete fatto a me". Queste parole trovano conferma in quelle rivolte anni dopo a un fanatico sulla via di Damasco: "Saulo, Saulo, perch? mi perseguiti?" Saulo, poi divenuto l'apostolo Paolo, andava a caccia di cristiani da incarcerare; non cercava Ges?, ma proprio Ges? gli annunci? di considerare fatto a s? quello che si fa ai suoi amici. In negativo, ma anche in positivo, come manifestano le parole del vangelo, che elencano esempi di quanto si pu? fare per i "fratelli pi? piccoli", vale a dire per chi ? in necessit?. Quelli elencati sono soltanto esempi: il bene possibile presenta una casistica infinita, determinata di volta in volta dalle necessit? di chi si incontra e dalle possibilit? di alleviarle. In sintesi, quello che conta - e su cui saremo giudicati - ? l'amore, sull'esempio del divino Maestro che per amore ? giunto a dare la vita. La festa di oggi invita a guardare al futuro, per contemplare la scena grandiosa del Re in tutta la sua gloria, con l'intera umanit? davanti a lui, convocata a manifestare chi avr? dimostrato di aver voluto essergli amico, amando quelli che egli ama. Guardare al futuro, per regolarsi adesso in modo da trovarsi, quando sar? il momento, dalla parte giusta. |