Omelia (17-02-2013)
Le acque del Giordano trionfano sul maligno

Gesù è stato da poco confermato dal Padre come Figlio suo prediletto mentre usciva dall'acqua battesimale del Giordano; è stato rivestito di Spirito Santo, lo stesso Spirito che lo ha iniziato e lo conduce adesso alla missione di annuncio e lo conferma nella sua figliolanza divina e nella divinità. Sempre lo Spirito adesso però lo conduce nel deserto appositamente per essere tentato dal demonio. Dall'esaltazione alla prova; dalla gioia alla frustrazione; dalla gloria altisonante alla deprimente umiliazione. Lui, appena preconizzato come il Figlio di Dio dalle cui labbra tutti devono pendere, adesso viene sottomesso alla molteplici, accattivanti, seduzioni del maligno dopo essere stato stremato e consumato dal caldo e dall'asperità del deserto e mentre ora viene avvinto dalla fame. L'evangelista Marco aggiunge che stava in mezzo alle fiere, sebbene gli angeli lo servivano.
La spiritualità monastica, della quale maggiore testimone è S. Antonio abate, descriverà il deserto come il luogo delle tentazioni per eccellenza, nel quale il diavolo aleggia sulle anime solitarie operando il contrasto delle passioni, le pulsioni e repulsioni della carne. Esso sarà pertanto il luogo del combattimento e della lotta estenuante per la vittoria dello spirito sulle insidie del maligno. Nella situazione di Gesù il deserto offre tutte le occasioni e tutti gli elementi perché le tentazioni si rendano più insidiose e fuorvianti. Il diavolo, che si mostra peraltro ostile quando può essere vigliacco e meschino, tenta infatti di sedurre Gesù non già in una condizione di sazietà e di padronanza, ma quando la fame ha già avuto il sopravvento su di lui, il che significa in una condizione di debolezza estrema, nella quale le possibilità di resa sono molteplici e palesi. Senza contare poi i quaranta giorni (numero simbolico ricorrente nella Bibbia) caratterizzati dal caldo, dalla sete, dall'inospitalità delle zolle di terra tutt'intorno.
Nel deserto Gesù dimostra effettivamente di aver rinunciato alle sue prerogative di grandezza e di divinità e alla conclamata posizione di Figlio di Dio da poco conclamata dal Padre: in lui c'è l'umano che si alterna al divino ma che ha la prevalenza quando si tratti di esercitare la pazienza, l'astuzia, la costanza, insomma la lotta contro le tentazioni. Anche qui avviene quanto Paolo affermerà poi rivolto ai Filippesi: Gesù non considera gelosamente la propria uguaglianza con Dio, ma annulla se stesso facendosi in tutto simile agli uomini e umiliandosi assieme ad essi: Gesù si sottomette, pur essendo Dio invitto, alla caducità propriamente umana armato solo di quella contro le tentazioni del maligno. Questi adopera addirittura la Scrittura quale sottile espediente di seduzione, ma trova in Gesù un degno avversario che ha la meglio su di lui e sulle sue accattivanti proposte. Sempre ricorrendo alla sola risorsa dell'umano, Gesù controbatte infatti con serio raziocinio e ricchezza di buon senso le seducenti osservazione scritturistiche del'avversario, avendo finalmente ragione di lui e costringendolo alla fuga. Il diavolo si allontana, ma Luca precisa che dovrà tornare al momento opportuno. Sarà quello della passione, dove la morte di Cristo sarà associata alle umiliazioni e all'abbandono da parte di tutti e dove solo il male sembrerà avere la prevalenza definitiva: Gesù sarà condotto al patibolo soprattutto per opera del maligno e quale tentazione maggiore per il Re del mondo sofferente più di quella di scendere dalla croce e di sterminare chi lo sta vessando e maltrattando.
La lotta senza esclusione di colpi fra Gesù e il diavolo, nel deserto, è molto sofferta viste le suddette condizioni di mancata garanzia, ma la tenacia di Gesù, la costanza della propria fede e l'abbandono alla volontà del Padre che da poco lo ha nominato suo Figlio prediletto gli ottengono dominio sulle forze del male meritandogli di averne ragione: essere stato battezzato gli aveva procurato la forza dallo Spirito Santo e adesso le acque del Giordano, seppure ormai evaporate dal suo capo, trionfano sul maligno.
Nella tentazione subita volutamente da Gesù vi è la prassi necessariamente abituale di chi si dispone ad intraprendere un serio itinerario di vita spirituale proteso verso la perfezione: quando si corrisponde alla chiamata divina e al progetto di comunione con il Signore optando per la conversione radicale di noi stessi, ci si dispone con retta intenzione nei riguardi di Dio, ci si incammina volentieri verso di lui, i nostri itinerari e le nostre scelte si orientano nei suoi confronti e tuttavia gli ostacoli a tale processo sono all'ordine del giorno nella fattezza delle prove, delle tentazioni e delle insidie che l'antico avversario non manca di apporre sulle nostre orme. Il maligno (quello vero) nulla detesta di più se non che una sola anima si protenda verso Dio e per questo non potremo che attenderci insidie e trappole da parte sua. L'esperienza di Gesù deve però essere la nostra esperienza perché la sua umanità condivide la nostra umanità e pertanto anche la vittoria sul maligno e il dominio delle tentazioni può essere compatibile con lo nostre possibilità.
Non va dimenticato peraltro che, seppure la carne è debole, lo Spirito resta sempre desto per difendere chi mostra fedeltà a Dio e anche nella prova e nella tentazione non siamo mai abbandonati a noi stessi e nessuno resta privo di mezzi o di sostentamento. La prima Lettura, tratta dal libro del Deuteronomio racconta al popolo d'Israele come Dio lo avesse sostenuto nonostante la schiacciante prova della schiavitù in Egitto e come siffatta prova sia stata superata dalla ferma volontà degli Israeliti, non senza l'intervento deciso e determinante del Signore: ogni lotta ha in Dio la sua vittoria.
La grazia di Dio supera tutte le seduzioni maligne e anche noi possiamo contare sull'aiuto dello Spirito Santo per mantenere intatta la nostra fedeltà al battesimo e per progredire nella lotta contro il peccato e le imperfezioni. L'itinerario di quaresima da noi appena intrapreso ci ragguaglia sulla verità delle prove e delle tentazioni che minano la nostra fedeltà e tendono a debilitarci facendoci vacillare. Ma è pur vero che la grazia dello Spirito Santo ci invita a rialzarci ad ogni caduta e a proseguire il cammino dimentichi di essere caduti, per cui ogni combattimento spirituale proprio nella prova tempra e fortifica la nostra forza di spiritualità.