Omelia (01-01-2012)
mons. Antonio Riboldi
Auguri per il nuovo anno, che sia di santità

Ogni inizio di un nuovo anno è il momento di dare uno sguardo a quello che abbiamo vissuto nell'arco di tempo, l'anno appena trascorso, dono di Dio: un momento per 'valutare' quanto abbiamo scritto nel libro della vita. Ricordi che possono generare, anzi debbono generare, con un esame di coscienza serio e sincero, propositi, che non siano solo costernazione per gli atti sbagliati, ma desiderio e impegno per creare progetti di cose nuove in Cristo.
La Chiesa termina l'anno ricordandoci che onestamente non ci resta che affidarci alla misericordia del Padre, perché perdoni quanto è stato vissuto lontani forse da quello che Lui aveva progettato per noi e che forse, tante volte, sono state scelte, le nostre, senza, se non addirittura contro di Lui. Anche se il passato non torna, chi ha fede e sa che la vita è un prezioso dono di Dio, con il solo fine di essere un pellegrinaggio verso la santità, sa anche che è proprio dal passato che si deve ripartire, perché il passato può suggerirci modi nuovi di affrontare il tempo che il Padre vorrà ancora donarci. In questo anno abbiamo tentato di dare alla vita il vero senso, lasciandoci guidare dalle riflessioni che settimana per settimana ho offerto per illuminare, alla scuola della Parola, la via da percorrere. Ho davanti a me le tante lettere che mi avete scritto ogni settimana e che erano tutte una meravigliosa testimonianza di quanto opera Dio in voi.
Gli sono infinitamente grato per tutto questo scambio di comunione e grato a voi che con fiducia avete cercato di percorrere le vie del Signore, settimana per settimana.
L'augurio è che continui il nostro cammino di santità sostenuto dalla Parola di Gesù. Con l'augurio di ogni bene.
Scriveva Carlo Carretto, che penso tutti ricordate: "Non siamo soli nel cammino della vita: questo dovrebbe essere il pensiero costante della fede. Possiamo contare su Dio e concretamente. E' Lui che ci può aiutare. Se il bimbo nel seno della madre, preoccupato di uscire, contasse sulle sue forze, e sulla sua abilità, non uscirebbe mai alla luce. Ma c'è chi lo farà uscire. E' la dinamica stessa della natura: è il mistero di chi l'ha preceduto, è la generazione stessa in cui è immerso che lo aiuterà a uscire dalle acque. La nostra debolezza è che guardiamo a noi, sempre a noi, sempre solo a noi.
Non teniamo conto che Dio è vicino, come il padre e le mamme ai figli. E come i genitori, ancora di più, ci è vicino Dio."
Con questa rinnovata e profonda certezza di vita, guardiamo al futuro che è davanti a noi e cerchiamo di avere l'accortezza di seguire i passi di Dio, che si manifesta con la Sua volontà.
Buon anno a tutti, e che sia un cammino di vera vita con Dio con l'aiuto e la guida di Maria.
Oggi la Chiesa fa festa proprio in onore di MARIA SANTISSIMA, MADRE di DIO.
Ed è giusto che, dopo avere fatto festa per il dono del Figlio, Gesù, la Chiesa faccia festa per la Mamma.
E' sempre stata una grande festa quella di mia mamma quando donava al mondo un figlio. L'unica sua premura era quella che ricevessimo il Battesimo il più presto possibile perché affermava: 'Senza Battesimo è come essere orfani di padre'. E' un po' diverso da oggi.
Giustamente, dunque, la Chiesa sente il dovere di dire un grande grazie a Maria SS.ma per avere accettato di essere madre di Dio.
Ricordiamo tutti le difficoltà espresse nel giorno dell'annunzio dell'angelo. Ma alla fine vinse la sua generosità con quel 'si faccia la volontà del Padre',
E da quel 'sì' non solo divenne la Mamma di Dio, ma anche la nostra mamma!
Per questo oggi facciamo festa alla nostra 'Mamma celeste', che certamente veglia sui nostri passi. La sua realtà di Mamma nostra è fortemente sentita da tanti.
Basterebbe essersi recati a Lourdes o Fatima o ad altro santuario, dove la Madonna è tornata tra noi a darci coraggio, per vedere quanto sia cara la devozione e l'affetto a Maria.
Il Vangelo di oggi ama ripetere il racconto nel Natale di Gesù: un racconto che, se letto con l'occhio della fede, mostra la bellezza della nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
Una nascita nel silenzio di quella grotta, rifiutato dalla città, perché 'per loro non c'era posto'.
Ma quel silenzio fa diventare la povera grotta come un trono celeste. Sembra impossibile che noi, tante volte fermi al fascino mondano che anima le apparenze, possiamo, davanti al presepio, sentirci come di fronte ad uno sprazzo di Cielo, animato dal canto degli angeli: 'Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra a chi Dio ama'. E ancora di più viene da ammirare il silenzio di Maria.
'Passato l'anno, - scriveva Giovanni XXIII - noi continuiamo l'esercizio della nostra devozione di buoni cristiani, dovuta alla gran Madre di Dio, a Lei chiediamo pure di intercedere per noi da Gesù Figlio suo, le grazie di ordine temporali perché di tutto ha bisogno questa nostra vita. Le mete del nostro viaggio qui in terra sono lontane e difficili e hanno bisogno di guida e sollievò.
Oggi poi la Chiesa celebra e prega il dono della pace: quella pace che leggiamo essere scesa in terra, quando Gesù è nato.
"In quel tempo i pastori andarono senza indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole in cuor suo. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto e udito, come era stato detto loro". (Lc. 2,16)
Se c'è un sentimento che ci riempie il cuore di nostalgia è spesso il senso della pace, quella pace che gli Angeli cantarono sulla grotta di Betlemme.
Sappiamo e soffriamo tutti delle grandi violenze e guerre che turbano il mondo. Ma non sono solo le deprecabili guerre che ci addolorano, ma quel senso strisciante di 'guerrà, che avviene ogni giorno tra di noi.
Basta leggere le cronache e non c'è giorno che non racconti azioni di violenza, che turbano tutti.
Se ci chiediamo la ragione di tanti soprusi, ingiustizie, malvagità, la risposta è una sola: l'uomo perdendo l'amore, crea motivi di insofferenza, intolleranza, ingiustizia e vendette che così generano quel clima insopportabile nella vita insieme.
Così Tonino Bello, vero grande profeta di pace, dice anche a noi:
"Che cosa è la pace?
E' la somma delle ricchezze più grandi di cui un popolo o un individuo ha bisogno. Pace è il riconoscimento reciproco della dignità umana,
rispetto, accettazione dell'alterità come dono.
Pace è il frutto di quella che oggi viene indicata come 'etica del volto', da riscoprire, da contemplare, da accarezzare.
Pace, per usare un'immagine, è un'acqua che viene da lontano: l'unica per dissetare la terra, l'unica capace di placare il bisogno di felicità, sepolto nel nostro inquieto cuore di uomini.
E' necessario, se davvero vogliamo essere tutti 'ponti di pace', che impariamo non solo a rispettare gli altri, ma ad andare oltre: ossia farsi promotori di quel dialogo, di quella serenità di convivenza che va oltre le offese ed i mali, e dissipa le nubi che creiamo con le nostre indifferenze, fino a mostrare il cielo della felicità, grande dono di Dio che lo comunica agli uomini che Egli ama". Bisogna fare piazza pulita degli egoismi, della corsa a essere in tutto 'primi', e come Gesù nell'ultima cena, imparare a essere servi lì dove davvero ha radice ogni germe di pace.
Che Dio ci aiuti a diventare 'operatori di pace', che è una delle beatitudini per avere parte al Regno dei Cieli. Con le parole del libro dei Numeri, voglio ancora esprimere il mio augurio così:
"Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il Suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il Suo volto e ti conceda pace."