| Omelia (20-11-2011) |
| don Marco Pedron |
|
Non per Dio ma con Dio e come Dio La parabola di oggi incute paura e terrore perch� Dio sembra esigente e fiscale. Sembra che Dio abbia un grande libro dei conti e alla fine della vita, nel giorno del Grande Giudizio, tiri le somme: se le azioni negative sono superiori di quelle positive: inferno eterno. Se, invece, sono superiori, le positive: Paradiso eterno. La Chiesa aveva anche usato una bella pubblicit� a sostegno di quest'idea: l'occhio di Dio. "Dio vede tutto", diceva questa pubblicit� (in molte chiese si pu� vedere l'occhio di Dio, all'interno di un triangolo, che era la Trinit�): il suo occhio ti controlla, vede e sa tutto. A Lui non scappa nulla, a Lui nulla sfugge e qualunque malefatta che tu fai, sappi, che un giorno ti sar� rinfacciata. Dio � il Grande Fratello che vede tutto! Ma un Dio cos� � un Dio controllore, nemico della vita. E soprattutto non � evangelico, non � ci� che Ges� ci ha insegnato. D'altronde se tu prendi la Bibbia di Gerusalemme, leggi come titolo di oggi: "Il giudizio finale". E nel giudizio finale, quindi, Dio punisce alcuni e premia degli altri. Ma attenzione perch� i titoletti, che li abbiamo messi noi e che non li ha messi Ges�, sono utilissimi ma alcune volte anche fuorvianti, come il caso di oggi. La parabola inizia dicendo: "Quando il Figlio dell'Uomo verr�" (Mt 25,31). Noi attribuiamo a Dio molti titoli: "Signore, il Figlio di Dio, l'Agnello di Dio, il Salvatore, ecc.", ma che cosa dice di s� Ges�? Quando Ges� parla di s� usa sempre questo termine: "Il Figlio dell'Uomo". Ed � un titolo che pochissimi di noi attribuiscono a Ges�, ed � strano, singolare, visto che Lui parla di s� sempre cos�! E cosa vuol dire Figlio dell'Uomo? Il Figlio dell'Uomo � l'uomo che ha realizzato il progetto di Dio. Ges� nel battesimo (Mt 3,13-17) ha accolto e accettato la missione che Dio gli aveva dato e l'ha vissuta fino in fondo. Quindi Figlio dell'Uomo � la persona che accoglie lo Spirito di Dio e lo vive nella propria vita. Chiunque di noi quindi pu� essere Figlio dell'Uomo: anzi, tutti lo dovremo essere. Tutti dovremo accogliere il piano, il progetto di Dio su di noi, che � nient'altro il motivo per cui ci siamo ed esistiamo. Che ci sia un progetto su di me vuol dire che la mia esistenza � significativa, importante: non sono qui a caso, sono qui per uno scopo e per un motivo. Ed � questo che dobbiamo recuperare: il senso della nostra vocazione. C'� un destino, una chiamata, una missione che ci chiama. Le persone sono tristi, depresse, senza vitalit� o voglia di vivere, perch� non hanno motivi validi, forti, ragionevoli per vivere. Ma quando si sa il perch� ci si � irresistibili. "Con tutti i suoi angeli" (Mt 25,31). Quando noi pensiamo all'angelo, dentro di noi ci raffiguriamo una creatura con le ali. Ma l'angelo (anghello=annunciare) non ha niente a che vedere con questo. Angelo � solamente tutto ci� (persone, incontri, fatti, eventi, situazioni, sogni, incidenti, sorprese, ecc.) che Dio ci manda perch� possiamo seguire la nostra strada e la Sua chiamata. Hai mai incontrato un angelo? No, se pensi all'essere angelico con le ali. Hai mai incontrato un angelo? S�, tantissime volte, se sai chi �. L'angelo vuole farti un uomo e una donna migliore. Io vivo nella paura, nel terrore di scegliere, di osare, di mettermi in gioco, di guardarmi dentro, non sfruttando le mie potenzialit� e la riserva di amore, di bont�, di doti, di generosit�, di simpatia, di vitalit� che ho dentro. Vivo sulla difensiva o non sfruttando il patrimonio che Dio mi ha dato. Allora arriva un angelo che mi mostra che posso essere migliore: posso osare, scegliere, smettere di vivere cos� e volare. Chi ti ama non vede ci� che sei ma ti mostra ci� che puoi essere. L'angelo � questo. Quindi: "Quando il Figlio dell'uomo verr� con i suoi angeli", vuol dire con tutti quelli che vivono realizzando sulla loro vita il loro progetto di Dio. E cosa fa il Figlio dell'Uomo? "Si siede sul trono della gloria" (Mt 25,31). Cos'era il trono della gloria? Era un modo per definire il Tempio, dove cio� Dio stava. Il trono, dove Dio risiedeva nella sua gloria, nel suo splendore, era, dicevano gli ebrei, il Tempio. Ma cosa succedeva? Che al tempio ci potevano andare solo i puri: i peccatori, gli altri, no! Ma adesso "il trono della gloria" non � pi� un luogo (il tempio) ma una persona (Ges�). Dio non risiede pi� in un luogo ma nelle persone, in chi lo ama e lo accoglie. "E saranno riunite davanti a lui tutte le nazioni" (Mt 25,32). "Nazioni" (Mt 25,32) � ethne. Cosa fanno i vangeli? Quando devono parlare di Israele usano la parola laos (=popolo). Anche qui si parla di un popolo ma non si usa questo termine. Infatti quando si parla di ethne si intende sempre i pagani. Se noi prendiamo il vangelo di Mt troviamo che il giudizio per Israele c'� gi� stato. Infatti in Mt 19,28 si dice: "Voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sar� seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici trib� di Israele". Questo � il giudizio per Israele, che non ha accolto il messaggio di Ges�. Qui invece nel vangelo di oggi si parla dei pagani, di tutti quelli, cio�, che non hanno mai conosciuto Ges�, che non ne hanno mai sentito parlare o che magari lo hanno rifiutato perch� gli � stato presentato Dio in maniera erronea, distorta. Quindi non � un giudizio universale, ma solamente l'evangelista che si pone la domanda: "Cosa succede per tutti quelli che non hanno conosciuto il messaggio di Ges�?". Mt si rif� alla pratica dei pastori che la sera, quando si radunava il gregge, separavano i capri dalle pecore per poi procedere alla operazione della mungitura. Cosa fa il re: "Mette le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra" (Mt 25,33). Perch�? La sinistra da sempre � stata vista come la parte negativa: ancora oggi adoperiamo il termine "sinistro". Se eri mancino, una volta, ti costringevano a scrivere con la destra perch� era la mano del diavolo. Ma era solamente una stupida credenza. Quindi per la mentalit� del tempo: sinistro=negativo, destro=positivo. "Allora il re dir� a quelli che stanno alla sua destra: venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredit� il regno preparato per voi fino dalla creazione del mondo" (Mt 25,34). Noi abbiamo l'idea che Dio scriva tutto nel suo grande Librone. Il Talmud stesso, un libro ebraico del tempo, diceva che tutte le infrazioni vengono scritte su un libro. Ma Ges� non ha bisogno di nessun libro per separare gli uni dagli altri. Ges� lo vede! E da che cosa lo vede? Lo vede se una persona � riuscita nella vita o no. Mt 13,47-50 racconta la parabola della rete: il regno di Dio � come un pescatore che getta la rete e tira su pesci buoni e pesci marci (e non cattivi come a volte erroneamente viene tradotto). Quelli che vengono eliminati non � perch� sono cattivi, per un giudizio morale, ma perch� sono gi� marci. Lo si vede: non c'� la vita, la vitalit�, sono morti, sono marci, per questo � costretto a buttarli via. Mt 12,33 dice: "Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sar� buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sar� cattivo; dal frutto si conosce l'albero". Si vede, basta guardare! Non ci vuole un grande esperto per vedere che la frutta � marcia, non buona. Chi nella vita riesce (secondo il senso di Dio) si vede: le sue parole parlano di amore, di compassione e di tenerezza; i suoi gesti sono rispettosi, non aggressivi e attenti; il suo volto � pieno di felicit� e di luce. Dio vede (non gli serve nessun libro!) e dice: "Venite benedetti dal Padre mio" (Mt 25,34). "Ricevete in eredit� il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo" (Mt 25,34). Qual'era il progetto di Dio fin dalla creazione del mondo, fin dall'inizio? Che gli uomini avessero la sua stessa condizione divina, immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26). Ma cos'hanno fatto questi "benedetti" per avere "il regno"? Perch� hanno il regno? Sei azioni. 1. Avevo fame (Mt 25,35): c'� uno che ha bisogno e tu te ne accorgi. La fame di pane, di ascolto, di tenerezza, di comprensione, di essere riconosciti, stimati, valorizzati. Vedi uno che ha fame? Gli dai il pane! Ma non serve la Bibbia per fare questo: basta avere un cuore e conoscere l'amore! 2. Avevo sete (Mt 25,35): il dare da bere era in quella mentalit� simbolo di accoglienza, dare vita. Vedi uno che ha bisogno di te, della tua accoglienza: tu puoi dargliela, gliela dai. E' normale per chi ama tutto questo. E' questione di sensibilit�. 3. Ero forestiero, straniero (Mt 25,35): lo straniero in tutte le culture ha messo sempre paura. Straniero � tutto ci� che non � come me: un nuovo modo di pensare la vita, Dio; un nuovo modo di fare, di parlare, di rapportarsi; un nuovo modo di vestire, di concepire i rapporti. La prima cosa che diciamo �: "No". Ma � un no solo perch� non � come noi. Ma nei vangeli gli stranieri (stranieri nel vangelo sono i pagani, le donne, i pubblicani, gli ultimi, i lebbrosi=tutti esclusi dagli ebrei) non sono mai quelli che tolgono qualcosa, ma sempre quelli che portano, quelli che arricchiscono. Quindi l'accoglienza dello straniero non � una perdita, ma � una ricchezza. 4. Nudo (Mt 25,36): chi � nudo � esposto al pubblico ludibrio, al giudizio, alla vergogna. Nei vangeli i "giusti e pii" farisei, scribi e dottori si permettevano di giudicare, di condannare, di mettere alla berlina i peccatori (pensate all'adultera in Gv 8,1-11). Ges�, invece, difende, prende le parti di questa gente. Quando uno � vulnerabile, quando uno � indifeso, � da miseri, da ignobili, ferirlo. 5. Malato (Mt 25,36): il malato ha bisogno di aiuto, di sostegno, di cura. Ges� andava dalle persone e le vedeva tutte come malate bisognose di guarigione. I "sapienti", invece, li giudicavano. Un'adultera: una malata d'amore per Ges�. Per i sapientoni: una prostituta. Un pubblicano: un malato di riconoscimento (i soldi come compensazione). Per i sapientoni: un peccatore. Un lebbroso: un malato di contatto e di pelle. Per i sapientoni: un maledetto da Dio. 6. Carcerato (Mt 25,36): a quel tempo il carcerato era considerato uno che era giustamente punito: non faceva affatto compassione. E quando Ges� dice "carcerato e siete venuti da me", non significa soltanto una visita di conforto. I carcerati non stavano in carcere mantenuti dai carcerieri, ma dovevano essere i familiari o gli amici che dovevano provvedere al sostentamento del carcerato, altrimenti il carcerato moriva di fame. Quindi andare a trovare il carcerato non significa soltanto fare una visita di conforto, ma portargli da mangiare per mantenerlo in vita. Se non lo andavi a trovare, nel senso di portargli da mangiare, moriva. Ma cosa sono tutti questi? Sono dei bisogni degli uomini. Amore, dice Ges�, � prendersi cura di questi bisogni. Ma questa � una rivoluzione. Cosa diceva infatti la legge ebraica? Nel talmud si legge: "Nell'aldil�, il santo che benedetto sia, prender� un rotolo della legge, se lo poser� sulle sue ginocchia e dir�: chi se ne � occupato, venga e ricever� la sua ricompensa". Ges� dice: non � l'osservanza, il comandamento, ma l'amore che ti fa vivere oggi e domani. Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo veduto cos� affamato, ecc." (Mt 25,37)? E Ges�: "Ogni volta che avete fatto questo ad uno dei miei fratelli pi� piccoli" (Mt 25,40). Ges� non dice: "Quando ami uno, lo fai per me" ma "quando ami uno, ami me". Ci sono persone che "devono amare gli altri" perch� lo ha comandato Ges�. Ma se si deve amare gli altri lo si fa per dovere, senza alcun sentimento e per costrizione. L'amore non si comanda: si sente. Non si fanno le cose "per carit� cristiana"; si fanno perch� nascono dal cuore. Amare uno perch� ci � comandato � svilente: "Non ti amo, ma lo faccio perch� me lo comandano!". Con Ges� le cose non si fanno per Dio, ma con Dio e come Dio. Un giorno chiesero a Madre Teresa: "Perch� lo fa?". Si aspettavano come risposta: "Per Dio". E invece lei sorridendo disse: "Per amore". "Cio� per Dio", ripresero. "No, per amore. Perch� la sua sofferenza tocca il mio cuore". Non si ama l'altro perch� Dio lo comanda ma perch� ci tocca il cuore, l'anima. "E se Dio non ci fosse?", chiesero una volta sempre a Madre Teresa. "Non ho amato per Dio, ho amato per amore di chi mi stava davanti". E siccome nell'uomo c'� Dio, amando il fratello lei amava anche Dio. E poi concluse: "Non so mai se chi dice di amare Dio, lo ami davvero. Ma so che chi ama l'uomo, lo sappia o no, ama Dio". Un giorno sempre Madre Teresa stava accuratamente curando le piaghe ripugnanti di un lebbroso. Faceva il suo lavoro sorridendo e chiacchierando con il malato, come fosse la cosa pi� naturale del mondo. Ad un certo punto chiese al malato: "Tu credi in Dio?". Il pover'uomo la fiss� e poi le disse, sorridendo: "S�, adesso credo in Dio!!!". E un'altra volta un giornalista che la vedeva tutta dedita a curare un lebbroso le disse: "Madre, io non lo farei neanche per un milione di dollari". E lei: "Neanch'io!". E lui continu�: "Ma neanche se me lo comandasse Dio in persona!". E lei: "Neanch'io". Certe cose si fanno per amore... e basta. Poi il re dir� a quelli alla sua sinistra: "Via, lontano da me maledetti" (Mt 25,41). Prima aveva detto: "Venite, benedetti dal Padre mio" (Mt 25,34). Qui, invece, non si dice: "Maledetti, dal padre mio", ma solo: "Maledetti". E da chi sono maledetti? Non certo da Dio! Si sono maledetti da se stessi! "Nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Mt 25,41). Il fuoco non � l'inferno dove si finisce arrostiti! Ges� prende un'immagine del suo tempo: a quel tempo c'era la Geenna, nella Valle dell'Hinnon, che era l'immondezzaio di Gerusalemme. L� vi era sempre il fuoco perch� venivano bruciati tutti i rifiuti. Ges� dice: "Quelli che collaborano per l'amore (i benedetti) avranno ci� che vorranno: l'amore. E quelli che collaborano per distruggere, avranno ci� che vorranno: la distruzione". Ognuno avr� ci� che vorr�. E anche Ges� sa che ci sono gli angeli del diavolo: quelli che distruggono invece di costruire. E perch� finiscono l�? Semplice: si sono chiuse di fronte ai bisogni delle persone. Non sono state in grado di fornire amore, ma hanno pensato solamente a se stesse. Allora essi diranno: "Quando mai..." (Mt 25,44). Ma osservate la risposta: � frettolosa, sbrigativa! I benedetti: "Quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare..." (Mt 25,37). I maledetti: "Quando ti abbiamo visto affamato" (Mt 25,44) e basta. La risposta � breve perch� loro non si sono proprio accorti di chi era bisognoso. Erano troppo presi da s�. E osserviamo: "E non ti abbiamo assistito" (Mt 25,44). Assistito lett. � diakoneo, servire. Il diacono era la persona nella comunit� cristiana che serviva, che faceva, che si occupava degli altri. Allora Mt dice: "State attenti perch� si pu� essere diaconi, cristiani, ed essere "maledetti", senza cuore". E i diaconi (i cristiani) potrebbero dire: "Ma noi ti abbiamo servito?", e lui dir�: "No". E la sentenza finale: "E se ne andranno questi alla mutilazione eterna, e i giusti alla vita eterna" (Mt 25,46). Questa sembra una punizione se la leggiamo cos�. Ma non lo �. La parola supplizio viene dal greco (kolasis), ed � un verbo che vuol dire potare, recidere, mutilare (kolazo). Allora: c'era un progetto ma � stato tagliato, reciso, non � cresciuto, non si � sviluppato. La vita dentro di s� non si � sviluppata, cresciuta, per cui non sono stati in grado di darla. Il vangelo conosce due termini: la bios e la zo�. La bios � la vita fisica: si nasce, parabola ascendente e poi discendente fino a morire. La zo� � la vita psichica, interiore, la vitalit�: questa non smette mai di crescere e di svilupparsi. Cosa dice Ges� allora qui? Se tu tagli, recidi la tua zo�, la tua vitalit�, se tu non fai crescere l'amore che c'� in te, se tu non diventi pi� maturo e adulto, tu ti condanni a morire. E chi � morto non pu� dare vita. Non � il re che li condanna, ma sono essi stessi che si sono condannati. Cosa dice a noi questo vangelo? "Quando ti abbiamo veduto...". 1. Bisogna avere cuore per vedere. La gente dice: "Io non faccio male a nessuno!". "Forse!". Forse dici cos�, solo perch� non ti accorgi. Quando tu sei preso da te e dai tuoi bisogni non puoi proprio vederli quelli degli altri. Perch� sei troppo preso dalla pressione dei tuoi bisogni interni. Se vedi solo te non vedrai nessun altro. Se hai fame di riconoscimento, quando l'insegnante ti dice: "Suo figlio a scuola � un po' troppo vivace", tu non vedi il suo bisogno, la sua difficolt�. Tu vedi solo te e inizi a dire: "Parla cos� perch� non ha figli; a casa mio figlio si comporta bene; impossibile". Non vedi il suo bisogno ma solo il tuo, che � quello di essere riconosciuta nel tuo ruolo di essere una brava madre. Se sei nudo perch� nella tua vita, da piccolo, ti hanno umiliato molto, quando uno ti dice: "Guarda che qui, forse, hai sbagliato, non ti sei comportato bene", tu non vedi il suo bisogno di aiutarti ma reagisci in base al tuo terrore di essere svergognato un'altra volta: "Ma come ti permetti? E perch� tu?". Se tuo marito viene a casa e si butta sul divano mezz'ora per riposarsi, tu non vedi il suo bisogno ma vedi solo il tuo: "Guarda caro, che anch'io � da stamattina che sono in piedi". Se tu "mandi a cagare" qualcuno e poi dici: "Io sono fatto cos�, quello che ho da dire lo dico in faccia", tu vedi solo te e la tua rabbia e non vedi che ti stai solo scaricando ferendo (e magari neanche c'entra!). Allora: ci vuole cuore per vedere i bisogni degli altri e per non vedere solo se stessi. Il grande pericolo � di fare come quelli della sinistra: "Ma quando mai? Noi? Impossibile?". E, invece, proprio nella tua insensibilit�, non ti sei neppure accorto di chi ti stava vicino. Alla scuola materna c'era un bambino che aveva sempre due fazzoletti. La maestra un giorno gli chiese il perch�. "Uno � per soffiarmi il naso". "E l'altro?", chiese la maestra. "E' per asciugare gli occhi di quelli che piangono". Che i bisogni degli altri tocchino il cuore: allora si � ancora vivi. Una bambina torna a casa dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico, la figlia di otto anni. "Perch� sei andata?", le domanda il padre. "Per consolare la mamma". "E che potevi fare tu cos� piccola, per consolarla?". "Le sono salita in grembo e ho pianto con lei". Se c'� qualcuno che ha bisogno, siediti accanto a lui e ascolta il suo bisogno. Quando c'� un bisogno dentro o fuori di te, bisogna ascoltarlo. Irena Sendler (1910-2008): � una cattolica che vive a Varsavia (la sua storia � stata scoperta solo nel 1999). C'� un bisogno impellente: far uscire dal ghetto di Varsavia tutti i bambini che si possono far uscire. Irena riesce ad ottenere il permesso di lavorare come idraulica specialista. Entrava nel ghetto con il suo camion e metteva nella borsa degli attrezzi tutti i neonati, nascondendoli nel fondo della sua cassetta. I pi� grandi dentro in un sacco di iuta. Nel suo camion teneva un cane ben addestrato ad abbaiare inferocito quando i soldati nazisti entravano nel ghetto. I soldati temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini. Fu catturata dai nazisti e selvaggiamente picchiata: le ruppero gambe e mani, ma non confess� nulla. Ne salv� 2.500!!! 2. Ma noi possiamo leggere questo vangelo anche in un altro modo. Tutti i tuoi bisogni hanno bisogno di te. Alcuni dei nostri bisogni li riconosciamo altri invece neppure li vediamo e ne teniamo conto. Tu sei tutto lavoro e realizzazione. Il tuo bisogno di affetto, di intimit� e di contatto, non lo vedi proprio. Cosa succede un giorno: ti innamori della tua collega. Ci� che trascuri � la tua rovina. Tu sei tutta casa e figli. Il tuo bisogno di curarti e di femminilit�, lo tralasci. Tuo marito non ti cerca pi� e un giorno gli rinfaccerai che "le cose sono cambiate" e che non ti ama pi�. Tu sei incarcerato dalla paura di ci� che gli altri dicono e di fare brutta figura. Il tuo bisogno di diventare autonomo, lo trascuri proprio. Un giorno avrai la sensazione di essere dentro ad una gabbia senza porte o vie d'uscita e vivrai rassegnato. Ci� che trascuri ti condanna. Tu sei preso dal bisogno di riconoscimento: devi fare un sacco di cose. Neppure ti accorgi che hai anche altri bisogni: per questo ci sei dappertutto, hai sempre da dire qualcosa e vuoi essere sempre in mezzo a tutto. Ma facendo cos� rovini e inquini tutte le relazioni. In Giappone all'inizio del secolo si usava viaggiare di sera con una lampada. Una sera, un cieco, fece un bel po' di strada per chiedere del pane al fratello. Il fratello gli diede il pane e gli disse: "Prendi anche una lampada, che � buio fuori". "A me non serve; io ho bisogno del pane; io non ho bisogno di una lampada, sono cieco", prese il pane e se ne and�. In effetti lui non aveva bisogno della lampada ma gli altri avevano bisogno che lui l'avesse. Un treno pass�, non vide nessuna luce e lo invest�. Pensiero della settimana Si possiede solo ci� che si dona; ci� che non si pu� donare ci possiede! |