Omelia (18-08-2011)
Movimento Apostolico - rito romano
Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?

La parabola di questo giorno ci insegna una verità che spesso è da noi dimenticata: le regole del regno le stabilisce Dio, non l'uomo. È Dio che decide chi chiamare e quando chiamare. All'uomo la responsabilità di accogliere l'invito o di rifiutarsi. Data, ora, tempi non sono di sua libera scelta. All'uomo è chiesto di rendersi sempre libero, disponibile, in modo da accogliere l'invito e presentarsi nella sala del convito.
Anche le leggi da osservare nella sala del banchetto sono stabilite da Dio e mai dall'uomo. In questa sala si deve entrare con l'abito nuziale. Non si può partecipare a queste nozze vestiti con l'abito da lavoro. La festa deve essere di tutto l'uomo, anche del suo corpo e del suo vestito. Altra verità è questa: Dio non si lascia vincere dal rifiuto, né si arrende perché la sala è vuota a causa dei molti che non hanno voluto accogliere il suo invito d'amore. Poiché è desiderio che la sala si riempia e non rimanga vuota, ogni altro uomo viene invitato perché si rechi a questo pranzo di nozze.
Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Oggi è l'uomo che pretende stabilire ogni legge: se rispondere, non rispondere, come rispondere e quando; come entrare nella sala del banchetto e con quale abito presentarsi: se vestito, non vestito, con abito sporco e lurido, sdrucito o succinto. Addirittura si è persino giunti a stabilire che neanche è necessario entrare nella sala del convito. Ognuno può vivere come gli pare. Tutti possono fare quello che vogliono, tanto alla fine il Signore avvolge tutti con la sua misericordia e tutti salva, tutti saranno beati e felici nel suo regno eterno, indipendentemente se hanno vissuto il Vangelo o se lo hanno ignorato, rifiutato, combattuto, tradito, rinnegato.
Le parole di Gesù condannano questo nostro modo di pensare e soprattutto di agire. Il servo senza abito nuziale è tolto fuori e gettato nelle tenebre. Quelli che hanno rifiutato l'invito anch'essi sono stati travolti dalla morte. La vita eterna è nell'accoglienza della Parola e dove la Parola non è accolta, si chiudono le porte del regno. Non entra in Paradiso chi si è rifiutato di vivere la legge evangelica della verità. Viene escluso dal regno chi non ha vissuto secondo la carità che la nuova legge di Cristo è venuta ad annunziarci. Non ci si salva camminando secondo i nostri pensieri. La nostra eternità beata è data dalla Parola accolta, vissuta, realizzata in ogni suo precetto. L'invito va accolto. Il Vangelo va vissuto. La Parola osservata. La legge della carità incarnata nella nostra vita. Chi si fa una sua propria legge mai vedrà il regno eterno di Dio.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, liberateci dalla tentazione.