| Omelia (16-11-2008) |
| padre Raniero Cantalamessa |
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Scopritori di talenti, non per guadagno ma per altruismo Il vangelo di questa domenica � la parabola dei talenti. Purtroppo in passato il significato di questa parabola � stato abitualmente travisato, o almeno assai ridotto. Sentendo parlare di talenti pensiamo subito alle doti naturali di intelligenza, bellezza, forza, capacit� artistiche. La metafora viene usata per parlare di attori, cantanti, comici...L'uso non � del tutto errato, ma � secondario. Ges� non intendeva parlare dell'obbligo di sviluppare le proprie doti naturali, ma di far fruttare i doni spirituali da lui recati. A sviluppare le doti naturali ci spinge gi� la natura, l'ambizione, la sete di guadagno. A volte, anzi, � necessario tenere a freno questa tendenza a far valere i propri talenti perch� essa pu� diventare facilmente carrierismo, smania di imporsi sugli altri. I talenti di cui parla Ges� sono la parola di Dio, la fede, in una parola il regno da lui annunciato. In questo senso la parabola dei talenti si affianca a quella del seminatore. Alla diversa sorte del seme da lui gettato - in alcuni esso produce il sessanta per cento, in altri invece rimane sepolto sotto le spine, o mangiato dagli uccelli del cielo -, corrisponde qui il diverso guadagno realizzato con i talenti. Talenti sono per noi cristiani di oggi la fede e i sacramenti che abbiamo ricevuti. La parabola ci costringe dunque a un esame di coscienza: che uso stiamo facendo di questi talenti? Somigliamo al servo che li fa fruttare o a quello che mette il talento sottoterra? Per molti il proprio battesimo � davvero un talento sotterrato. Io lo paragono a un pacco-dono che uno ha ricevuto a Natale e che � stato dimenticato in un cantuccio, senza essere stato mai scartato e aperto. I frutti dei talenti naturali finiscono con noi o al massimo passano agli eredi; i frutti dei talenti spirituali ci seguono nella vita eterna e un giorno ci varranno l'approvazione del Giudice divino: "Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti dar� autorit� su molto: prendi parte alla gioia del tuo padrone". Il nostro dovere umano e cristiano non � solo di sviluppare i nostri talenti naturali e spirituali, ma anche di aiutare gli altri a sviluppare i loro. Nel mondo moderno esiste una professione che si chiama, con termine inglese "talent-scout", cio� scopritori di talenti. Sono persone che sanno individuare dei talenti nascosti ? di pittore, di cantante, di attore, di calciatore - e li aiutano a coltivare il loro talento e trovare chi li sponsorizza. Non lo fanno naturalmente gratis o per amore dell'arte, ma per avere una percentuale dei loro guadagni, una volta che si sono affermati. Il vangelo ci invita a essere tutti dei talent-scout, degli scopritori di talenti, non per� per amore del guadagno ma per aiutare chi non ha la possibilit� di affermarsi da solo. L'umanit� deve alcuni dei suoi geni o artisti migliori all'altruismo di una persona amica che ha creduto in essi e li ha incoraggiati, quando nessuno credeva in loro. Un caso esemplare che mi viene alla mente � quello di Theo Van Gogh che sostenne tutta la vita, economicamente e moralmente, il fratello Vincent, quando nessuno credeva in lui ed egli non riusciva a vendere nessuno dei suoi quadri. Tra di loro si scambiarono pi� di seicento lettere che sono un documento di altissima umanit� e spiritualit�. Senza di lui non avremmo oggi quei quadri che tutti amiamo e ammiriamo [qualche quadro di Van Gogh] La prima lettura di domani ci invita a soffermarci su un talento in particolare che � al tempo stesso naturale e spirituale: il talento della femminilit�, il talento di essere donna. Contiene infatti il noto elogio della donna che inizia con le parole: "Una donna perfetta chi potr� trovarla?".Questo elogio, cos� bello, ha un difetto, che non dipende ovviamente dalla Bibbia ma dall'epoca in cui fu scritto e dalla cultura che essa riflette. Se ci si fa caso, si scopre che esso � interamente in funzione dell'uomo. La sua conclusione �: beato l'uomo che possiede una tale donna. Essa gli tesse bei vestiti, fa onore alla sua casa, gli permette di camminare a testa alta tra gli amici. Non credo che le donne sarebbero oggi entusiaste di questo elogio. Lasciando da parte questo limite, vorrei sottolineare l'attualit� di questo elogio della donna. Da ogni parte emerge l'esigenza di fare pi� spazio alla donna, di valorizzare il genio femminile. Noi non crediamo che "l'eterno femminino ci salver�". L'esperienza quotidiana dimostra che la donna pu� "sollevarci in alto", ma pu� anche farci precipitare in basso. Anch'essa ha bisogno di essere salvata da Cristo. Ma � certo che, una volta redenta da lui e "liberata", sul piano umano, da antiche soggezioni, essa pu� contribuire a salvare la nostra societ� da alcuni mali inveterati che la minacciano: violenza, volont� di potenza, aridit� spirituale, disprezzo della vita... Dopo tante ere che hanno preso il nome dall'uomo ? l'era dell' homo erectus, homo faber, fino all'homo sapiens, di oggi -, c'� da augurarsi che si apra finalmente, per l'umanit�, un'era della donna: un'era del cuore, della tenerezza, della compassione. � stato il culto della Vergine a ispirare, in secoli passati, il rispetto della donna e la sua idealizzazione in tanta parte della letteratura e dell'arte. Anche la donna di oggi pu� guardare a lei come a modello, amica e alleata nel difendere la propria dignit� e il talento di essere donna. |