Omelia (02-11-2008)
mons. Ilvo Corniglia


Ges� si trova a Gerusalemme. Sono gli ultimi giorni della sua vita. Il brano di oggi � l?inizio del suo ultimo discorso pubblico, che sfocer� in una violenta requisitoria contro le guide spirituali del popolo (per sette volte ?Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!?). Nella linea dei profeti che condannavano i capi di Israele (cfr. Ml 1,14-2,10: I lettura), Ges� con molta franchezza denuncia e smaschera i limiti vistosi che manifestano i responsabili della comunit� giudaica: scribi e farisei, cio� i teologi, gli intellettuali che col loro prestigio culturale esercitano un notevole influsso sul popolo e lo frenano nell?aprirsi al suo Vangelo. Ges� non contesta la loro autorit� di maestri incaricati di spiegare la Legge, ma una serie di abusi molto gravi.
- ?Dicono e non fanno?. Parole e fatti si contraddicono. La loro prassi di vita non � coerente col loro insegnamento e lo scredita. ?Predicano bene, ma razzolano male?.
- Sono legalisti esigenti e rigidi con gli altri, ma accondiscendenti con se stessi.
- Quello che fanno lo fanno per ostentazione. Sono malati di esibizionismo. Non fanno il bene per se stesso e nell?intento di piacere a Dio, ma solo per essere visti e riscuotere l?ammirazione della gente. In tutto mirano a mettersi in mostra e a richiamare l?attenzione su di s�. Cos� es. ?allargano i loro filatt�ri e allungano le frange?. I ? filatt�ri? erano scatolette di cuoio che contenevano (propriamente ?custodivano?) brevi testi della Legge. Si portavano legate sul braccio sinistro e sulla fronte. Il significato era molto suggestivo: la Parola di Dio deve essere ricordata (la fronte) e messa in pratica (il braccio). Essi le ingrandivano per renderle pi� visibili e tutto si riduceva a pura esteriorit�. Cos� pure aumentavano la lunghezza delle ?frange?, quattro fiocchi appesi agli angoli della veste (avevano lo scopo di ricordare l?osservanza dei Comandamenti: cfr. Nm 15,38-41). Tutto questo per mostrare la loro devozione alla Legge. Inoltre in ogni ambito della vita sociale vogliono essere onorati a causa della loro posizione: nei banchetti in case private, nelle cerimonie della sinagoga, nella vita pubblica per le strade e nelle piazze.
?Amano sentirsi chiamare dalla gente ?rabb�? (= ?maestro mio? o ?signore mio?; cfr. in italiano ?monsignore?, ?eccellenza?). Insomma, per il ruolo che svolgono devono riscuotere dovunque rispetto e venerazione. Al centro non c?� Dio n� il loro servizio n� coloro a cui offrono l?insegnamento, ma la loro persona che tutti devono circondare di onore.

Sarebbe fin troppo facile mostrare con esempi concreti come gli atteggiamenti denunciati e messi in ridicolo con fine ironia da Ges� si ripetano puntualmente nei pi� diversi strati e settori della nostra societ�.
Ma come cristiani non possiamo non sentirci interpellati in prima persona: il far parte della Chiesa non significa essere automaticamente esenti da tali limiti. Tutt?altro. Ges� lo sapeva e lo sa. Quando Matteo scrive il Vangelo, nel riportare questa critica di Ges�, pensa sicuramente ai capi farisei che in quel tempo guidavano la comunit� giudaica, da cui la Chiesa aveva preso le distanze e da cui era anche perseguitata. Ma intende pure correggere le medesime contraddizioni che all?interno della comunit� cristiana manifestano coloro che, rivestiti di autorit� o titolari di qualunque incarico, se ne servono per il proprio prestigio o per interessi personali.
�Ma voi non fatevi chiamare ?rabb�?...E non chiamate nessuno ?padre? sulla terra...E non fatevi chiamare ?maestri?� ( propriamente ?coloro che indicano la via? o ?guide?). Questi tre titoli, che si davano ai maestri ebrei, i cristiani non possono attribuirli a nessuno, perch� sono riservati il primo e il terzo soltanto a Cristo e il secondo a Dio.
Non � tanto questione di titoli onorifici di cui si fregiavano e con cui si facevano chiamare i maestri giudei, ma � piuttosto questione di contenuti che si nascondono dietro quei titoli. Non � cio� in gioco una puerile e ingenua vanit�, ma la concezione della Chiesa.
Questa per Ges� � una realt� alternativa alla societ� di allora e di oggi. Nella sua famiglia tutti sono ?fratelli?, perch� ?uno solo � il Padre vostro, quello del cielo?, e tutti sono discepoli ?perch� uno solo � il vostro Maestro (cio� Ges�) ...una sola � la vostra guida (il vostro leader), Cristo?. Tutti perci�, senza eccezione, godono di una uguale dignit�, perch� ciascuno � figlio e discepolo allo stesso titolo.
Ges� esige che nei loro rapporti ci� che li differenzia passi in secondo piano, mentre in primo piano deve stare ci� che � comune tra loro. Ci� che hanno in comune, il dono uguale per tutti, � appunto la loro relazione con Dio e con Ges�: Dio � l?unico vero Padre di tutti e Ges� � l?unico vero Maestro e Guida. I cristiani, prima di essere qualcosa di diverso l?uno dall?altro, prima di svolgere compiti differenti, sono in una posizione di uguale dignit�. perch� figli di un unico Padre, quindi fratelli, e discepoli di un unico Maestro Ges�.
Nella Chiesa, se in primo piano c?� questa fondamentale uguaglianza, le differenze per� rimangono. Non c?� un livellamento piatto e informe. Per es. Ges� ha assegnato a Pietro un servizio speciale (Mt 16,18ss) e cos� pure ai Dodici (Mt 9,36-10,42, etc). Non abolisce il nome di padre, anzi richiede con forza il rispetto del padre e della madre (Mt 15,4; 19,19). Se chiede ai discepoli di non farsi chiamare maestro, padre, guida (nel senso che non devono pretenderlo, come segno di superiorit� sugli altri), tuttavia desidera che si comportino come maestro, padre e guida. Ma nel legame con Lui, l?unico Mastro, e col Padre. E solo per servire i fratelli. Non nega la presenza nella Chiesa di un?autorit�, che sar� esercitata in nome di Lui, l?unico Signore, e come un servizio d?amore ?Il pi� grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzer� sar� abbassato (da Dio) e chi si abbasser� sar� innalzato (da Dio)?. E? evidente il richiamo a Mt 20,26-28 dove Ges� delinea la fisionomia della sua comunit�, in contrapposizione e in alternativa alla societ� civile.
Chiunque � chiamato a svolgere un compito dentro la comunit� deve farsi ?amore che serve?, imitando quale modello supremo Ges�, che per amore si � abbassato fino alla morte ed � stato glorificato dal Padre (cfr. Fil 2,6-11). Commovente a questo riguardo � la testimonianza di Paolo, che ? perfetto imitatore di Cristo ? svolge un servizio... materno, un servizio pronto a dare la vita per i suoi cristiani (1Ts 2,7-13: II lettura). La comunit� cristiana � allora il luogo dove l?esperienza di Dio come Padre e l?esperienza della fraternit� determinano e plasmano il modo di agire, di vivere, di relazionarsi reciprocamente, in un?atmosfera di famiglia. Dove, di conseguenza, nessuno potr� mai essere considerato un estraneo, un rivale. Ma un ?fratello per il quale Cristo � morto? (1Cor 8,11). Un altro te stesso: ?Amerai il prossimo tuo come te stesso? (Mt 22,39). Un altro Ges�: ?lo avete fatto a me? (Mt 25,40).
In questa comunit� di discepoli tutti intenti ad accogliere la Parola (cfr. II lettura), di fratelli, di servi, l?amore che li lega e li fa famiglia si espande ad abbracciare ogni persona, amata da Dio, in modo unico e irripetibile, e candidata all?incontro definitivo con Lui. ?Per me ogni persona che � come se fosse unica al mondo? ( Madre Teresa di Calcutta).
Se noi cristiani vivessimo con pi� coerenza la fraternit� reciproca e fossimo pi� accoglienti verso ogni uomo, quanti sentirebbero la nostalgia di far parte di questa famiglia!
?In tutto amare e servire? ( S. Ignazio di Loyola).

La societ� di oggi - societ� dell?immagine, della facciata, dove l?importante � il look, il far bella figura, l?apparire - in che misura influenza e condiziona noi cristiani? La critica severa di Ges� ci tocca direttamente e in quali atteggiamenti e azioni?

La nostra relazione con Dio e con Ges�, l?essere ?con-fratelli e con-discepoli?, fino a che punto � diventata convinzione profonda in noi e si riflette nei nostri rapporti concreti?

Davanti a ogni persona cerco di essere ?amore che serve?, anzi ?Ges� che serve??