| Omelia (27-07-2008) |
| padre Raniero Cantalamessa |
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Ges�, il tesoro nascosto e la perla preziosa Cosa voleva dire Ges� con le due parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa? Pi� o meno questo. � scoccata l'ora decisiva della storia. � apparso in terra il regno di Dio! Concretamente, si tratta di lui, della sua venuta sulla terra. Il tesoro nascosto, la perla preziosa non � altri che Ges� stesso. � come se Ges� con quelle parabole volesse dire: la salvezza � venuta a voi gratuitamente, per iniziativa di Dio, prendete la decisione, afferratela, non lasciatevela sfuggire. Questo � tempo di decisione. Mi viene in mente quello che successe il giorno che fin� la seconda guerra mondiale. In citt� i partigiani o gli alleati aprirono i magazzini delle provviste lasciate dall'esercito tedesco in ritirata. In un baleno la notizia arriv� nelle campagne e tutti di corsa ad attingere a tutto quel ben di Dio, tornando chi carico di coperte, chi con ceste di prodotti alimentari. Penso che Ges� con quelle due parabole voleva creare un clima del genere. Come per dire: "Correte finch� siete in tempo! C'� un tesoro che vi aspetta gratuitamente, una perla preziosa. Non lasciatevi sfuggire l'occasione". Solo che nel caso di Ges� la posta � infinitamente pi� seria. Si gioca il tutto per tutto. Il Regno � l'unica cosa che ci pu� salvare dal rischio supremo della vita che � quello di fallire il motivo per cui siamo in questo mondo. Viviamo in un societ� che vive di assicurazioni. Ci si assicura contro tutto. In certe nazioni � diventata una specie di mania. Ci si assicura anche contro il rischio del mal tempo durante le vacanze. Tra tutte, la pi� importante e frequente � l'assicurazione sulla vita. Ma riflettiamo un momento: a chi serve una tale assicurazione e contro che cosa ci assicura? Contro la morte? No di certo! Assicura che, in caso di morte, qualcuno ricever� un indennizzo. Il regno dei cieli � anch'esso una assicurazione sulla vita e contro la morte, ma una assicurazione reale, che giova non solo a chi resta, ma anche a chi va, a chi muore. "Chi crede in me, anche se muore, vivr�", dice Ges�. Si capisce allora anche l'esigenza radicale che un "affare" come questo pone: vendere tutto, dare via tutto. In altre parole, essere disposti, se necessario, a qualsiasi sacrificio. Non per pagare il prezzo del tesoro e della perla, che per definizione sono "senza prezzo", ma per essere degni di essi. In ognuna delle due parabole vi sono, in realt�, due attori: uno palese che va, vende, compra, e uno nascosto, sottinteso. L'attore sottinteso � il vecchio proprietario che non si accorge che nel suo campo c'� un tesoro e lo svende al primo richiedente; � l'uomo o la donna che possedeva la perla preziosa, e non si accorge del suo valore e la cede al primo mercante di passaggio, forse per una collezione di perle false. Come non vedere in ci� un ammonimento rivolto a noi, gente del vecchio continente europeo, in atto di svendere la nostra fede e eredit� cristiana? Non si dice per� nella parabola che "un uomo vendette tutto quello che aveva e si mise alla ricerca di un tesoro nascosto". Sappiamo come vanno a finire le storie che cominciano cos�: uno perde quello che aveva e non trova nessun tesoro. Storie di illusi, di visionari. No: un uomo trov� un tesoro e perci� vendette tutto quello che aveva per acquistarlo. Bisogna, in altre parole, aver trovato il tesoro per avere la forza e la gioia e di vendere tutto. Fuori parabola: bisogna aver prima incontrato Ges�, averlo incontrato in maniera nuova personale, convinta. Averlo scoperto come proprio amico e salvatore. Dopo sar� uno scherzo vendere tutto. Lo si far� "pieni di gioia" come quel contadino di cui parla il vangelo. |