| Omelia (01-06-2008) |
| Il pane della domenica |
|
Quando la fede � vera La casa costruita sulla roccia e quella sulla sabbia Incoerenza e ipocrisia sono pi� che due disturbi passeggeri per una fede di sana e robusta costituzione: ne costituiscono piuttosto le due patologie mortali. L'incoerenza � "dire" di credere, ma non "fare" di conseguenza. L'ipocrisia � fingere di credere, ma poi � fare esattamente il contrario. L'incoerente non � necessariamente un malvagio: � un debole che vorrebbe seguire la strada dell'ideale, ma la trova troppo ripida per le sue gambe. Pu� essere anche un sentimentale, che ha aderito alla fede sull'onda dell'entusiasmo, ma poi si ritrova a dover fare i conti con le seduzioni degli idoli lungo il cammino, con le preoccupazioni della vita, o con le tante difficolt� che si frappongono sempre tra il dire e il fare. L'ipocrita �, come dice l'etimologia, un "attore": riduce la fede a una maschera e la religione a spettacolo, e fa questo non necessariamente per ingannare gli altri; pi� spesso si comporta cos� per il malsano gusto di apparire e di mettersi in vetrina. La fede comincia quando si comincia a guarire da queste due brutte malattie, che sono ad alto rischio per la sua sopravvivenza. 1. In filigrana, dietro la pagina del vangelo di oggi, si intravede la comunit� cristiana a cui si rivolge l'evangelista Matteo. Deve trattarsi di una comunit� carismatica, vivace ed entusiasta. La si direbbe anche attaccata al Signore: nel suo nome celebra il culto, nel suo nome fa profezie, nel suo nome opera miracoli ed esorcismi. Questa comunit�, ricca di doni anche straordinari, rischia grosso: se continua a riempirsi la bocca di preghiere e di invocazioni, se non la smette di stordirsi di devozioni e di pie pratiche religiose, prima o poi finir� per sbandare proprio sul terreno in cui si pu� "testare" la fede in misura infallibile: il terreno del quotidiano, dove o si fa la volont� del Padre o la religione diventa una dolce droga buonista, gratificante e soporifera, ma paurosamente alienante. A una comunit� ad alto rischio di pre-collasso l'evangelista non trova di meglio che ricordare la lezione del Maestro, il quale contro questo cancro della fede aveva condotto una lotta dura e senza paura. Quella di Ges� � una lezione in due tempi. Nel primo, il Signore dice che si possono compiere opere religiose - come fare profezie stupefacenti, celebrare liturgie fastose, operare prodigi strabilianti - e non avere il cuore "a posto". Praticamente invocare continuamente Dio e camminare in direzione opposta alla sua legge. Agire nel nome del Signore, ma non fare la sua volont�. Frequentare il tempio di Dio e non amare i suoi figli. Addirittura sbraitare per difendere i suoi interessi - vedi i farisei - e sbracciarsi per amore della sua legge, ma non osservare la sua legge dell'amore. La sentenza di Ges� � senza appello: nel giorno del giudizio ognuno mieter� ci� che ha seminato: chi non ha compiuto la volont� del Padre, in pratica chi non avr� osservato la legge dell'amore, sar� bollato come "operatore di iniquit�" e dovr� sentirsi rivolte le parole pi� dure di Cristo in tutto il vangelo: "Non vi ho mai conosciuti!". La seconda lezione � pi� che un semplice ripasso della prima: � una sua illustrazione coinvolgente e provocante, attraverso la parabola delle due case. Ci sono due modi possibili di accettare la parola del Signore, come ci sono due modi per costruire una casa. Il primo costruttore della parabola edifica la casa sulla roccia: ne risulta una costruzione solida, resistente all'urto di piogge torrenziali e di venti impetuosi. Il secondo invece costruisce su un terreno friabile: la casa non potr� resistere alla forza di calamit� naturali e inesorabilmente croller�. A questi costruttori il brano evangelico paragona due diverse tipologie di discepoli: c'� chi ascolta le parole del Signore e le mette in pratica; c'� chi ascolta, ma non fa. 2. La vera fede - ci dice oggi il Signore - non coincide con l'illusione religiosa, non pu� ridursi a grandi paroloni e neanche ai brividi emotivi, effimeri e instabili, di chi invoca: Signore, Signore! Credere non � semplicemente dire preghiere e neppure solo ascoltare le sante Scritture. Credere, secondo Ges�, � fare: "fare la volont� del Padre". Nella parabola evangelica delle due case, il contrasto non � tra chi ascolta e chi non ascolta, ma tra chi ascolta e mette in pratica, e chi ascolta e non mette in pratica. La breve parabola mette in contrasto due figure: il discepolo saggio e il discepolo sciocco. Ci� che fa la differenza non � l'ascolto, ma la pratica. Si tratta quindi di due figure interne alla comunit� cristiana: se cos� non fosse, allora si sarebbe potuto concludere che la casa sulla sabbia � il mondo e quella costruita sulla roccia � la comunit� cristiana. Ma non � cos�. � dentro la stessa comunit� cristiana che c'� chi si accontenta o addirittura si vanta di aver ascoltato la parola di Dio, di avere ormai imparato tutto della religione: ma questo � il sintomo sicuro di una degenerazione preoccupante della fede. Un cristiano e, perch� no?, una comunit� cristiana, che si limita al semplice ascolto, � in fin di vita. Il motivo � presto detto: la fede non � un argomento da trattare come in un talk-show; � un'esperienza di sequela, e dunque � una questione di amore. E la Chiesa non � un'accademia di sapienti, n� un palcoscenico per commedianti. Non � possibile il compromesso: o ci si decide a "mettere in pratica" la parola del Signore, o si comincia a giocare al rimando e al ribasso, e prima o poi tutto inesorabilmente croller�. Ma cosa vuol dire "mettere in pratica"? In realt� l'evangelista usa anche qui il verbo fare, come l'ha gi� usato pi� su nell'espressione "fare la volont� del Padre". Cosa significa allora "fare" la parola del Signore? Questo verbo molto caro a Matteo (5,19.46; 7,12.24; 12,33) non indica pratiche esteriori o sentimenti intimi, ma azioni che impegnano tutta la persona: cuore, mente, mani. Come si vede, la parabola � molto pi� che una semplice e innocua presentazione del vero identikit del discepolo. Al contrario essa esercita una energica provocazione sugli ascoltatori. Dopo aver ascoltato il discorso della montagna, non si pu� pi� far finta di niente: non si sfugge alla morsa del confronto con l'uno o l'altro costruttore. Occorre specchiarsi in questi due modelli e prendere coscienza di ci� che effettivamente si �: solo uditori della Parola o suoi umili e fedeli "facitori"? Ogni cristiano, ogni comunit� cristiana � provocata a uscire dalle sue illusioni. Il modello pi� alto di questo "fare la volont� o le parole del Signore" � Maria che, all'annuncio dell'angelo, si � arresa con tutto il suo io, umano e femminile, alla parola del Signore. A lei chiediamo la docilit� per ascoltare la parola di Dio e la piena disponibilit� a osservarla, perch� anche di noi avvenga secondo la sua parola e anche nella nostra vita quella parola si faccia carne. Commento di mons. Francesco Lambiasi tratto da "Il pane della Domenica. Meditazioni sui vangeli festivi" Ave, Roma 2007 |