LITURGIA

> 7 giugno 2007 <

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Mercoledi 13 Giugno 2007

Giovedi 14 Giugno 2007

Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

60854 - DO094

Colore liturgico: Verde

Ci dà sempre gioia ascoltare il Signore dirci che il primo comandamento è amare e che anche il secondo è amare: amare Dio e il prossimo, e che non c'è comandamento maggiore. Ci dà gioia perché corrisponde in pieno al desiderio del nostro cuore che è fatto per amare, che vuole amare. Dio, comandandoci di amare, viene incontro a questo profondo desiderio dell'uomo.
Potrebbe sorgere in noi una domanda: se questo desiderio è così profondo in noi, che necessità c'era di farne un comando? Non è neppure possibile comandare l'amore, l'amore non si comanda, è spontaneo, o c'è o non c’e.
In un certo senso è vero che non si può comandare di amare. Se Dio non avesse messo nel cuore dell'uomo l'anelito profondo verso l'amore, il suo comandamento sarebbe veramente stato inutile. Noi dobbiamo prima ricevere da Dio il dono di amare, per potere poi osservare questo comandamento. Però esso non è inutile, perché l'amore non è un dinamismo spontaneo: esige la nostra collaborazione, esige che mettiamo al suo servizio tutte le nostre capacità di pensiero, di affetto, di azione. Ainare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta la forza non ci è dato subito, dobbiamo lentamente crescere nell'amore. il nostro amore è debole, è limitato, è mescolato a cose che lo inquinano e l'esperienza ce lo conferma continuamente. E per questa ragione che il comandamento è necessario e che in noi l'amore ha bisogno di tutte le attenzioni e di tutti gli sforzi, come una pianticella fragile ha bisogno di cure per svilupparsi.
Nella prima lettura abbiamo un bellissimo esempio, molto importante per l'educazione dell'amore. L'amore dell'uomo per la donna, della donna per l'uomo è un dono di Dio, che ha posto in noi questa profonda tendenza. Ma questo amore, nello stato di decadenza in cui il peccato ci ha posto, è terribilmente viziato dall'egoismo; il desiderio sessuale è un aiuto all'amore, ma in un altro senso può diventare un grave ostacolo, se si cerca nell'altro soltanto la propria soddisfazione. Tobia e Sara ne sono coscienti e si dimostrano fedeli all'amore. Dice infatti Tobia a Sara: "Sara, levati, preghiamo Dio... Noi siamo figli di santi e non possiamo unirci alla maniera di quelli che non conoscono Dio". E nella preghiera a Dio: "Signore, tu sai che io prendo in moglie questa mia parente non per passione, ma solo per il desiderio di una discendenza". Vediamo dunque, in questa drammatica storia, come il dinamismo che ci spinge verso l'amore può essere in noi profondamente bisognoso di purificazione.
Questo è vero per l'amore dell'uomo per la donna nel matrimonio, e lo è anche nelle altre relazioni interpersonali. Sempre noi abbiamo tendenza a strumentalizzare gli altri per i nostri fini, ad "usarli" invece di amarli, a cercare in loro ciò che ci piace, ciò che soddisfa un nostro bisogno. Per essere fedeli al comandamento dell'amore dobbiamo resistere a questa tendenza, non dobbiamo lasciare che l'amore sia profanato dall'egoismo, ma lavorare con pazienza a purificarlo.
D'altra parte il nostro amore ha bisogno di essere reso forte. Di fronte agli ostacoli facilmente ci scoraggiamo e lasciamo cadere la nostra speranza. Diciamo: amare è impossibile, amare incontra tante difficoltà... Non si è capiti, non si è corrisposti... Eppure, se veramente si vuol amare, bisogna affrontare tanti sacrifici, bisogna rinunciare a se stessi. Bisogna, in una parola, essere forti, perché il nostro amore sappia affrontare con generosità ogni sacrificio, superare gli ostacoli, non scoraggiarsi dell'ingratitudine. Ecco perché è necessario ascoltare spesso questo comandamento: "Tu amerai... Tu amerai..." per perseverare nel cammino dell'amore, senza scoraggiamenti, senza ripiegamenti su se stessi, senza rinunciare all'amore.
Gesù dunque ci ripete il comandamento scritto nella legge di Dio. Ma non si accontenta di ripetercelo, di prescrivercelo come una legge esteriore: egli lo ha realizzato in se stesso e celo dà. Se vogliamo amare, dobbiamo ricorrere al suo cuore. Ainare con il suo cuore è il solo modo di avere un amore purificato e veramente forte, perché nella sua passione Gesù ha purificato l'amore umano e lo ha reso straordinariamente forte, vivendolo in circostanze assolutamente contrarie ad ogni egoismo. Ainare come ha fatto Gesù, morendo su una croce, è amare in modo estremamente puro ed estremamente forte. Possiamo anzi dire che nella passione Gesù ha creato l'amore puro e forte.
Se dunque vogliamo adempiere il comandamento dell'amore, abbiamo un unico mezzo: uscire da noi stessi, rinunciare, in un certo senso, al nostro cuore e accettare, prendere il cuore di Cristo. "U mio cuore è vostro", dice il Signore. Istituendo l'alleanza nuova egli ha proprio voluto darci un cuore nuovo.

Antifona d'ingresso
Volgiti a me, Signore, e abbi misericordia,
perchè sono triste e angosciato;
vedi la mia miseria e la mia pena
e perdona tutti i miei peccati.


Colletta
O Dio, che nella tua provvidenza
tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza,
allontana da noi ogni male
e dona ciò che giova al nostro vero bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

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Prima lettura

Tb 6,10-11; 7,1.8-17; 8,4-9
Il Signore vi ha condotti qui perché mia figlia diventi tua sposa.

Dal libro di Tobia
In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbatana, quando Raffaele disse al ragazzo: “Fratello Tobia!”. Gli rispose: “Eccomi”. Riprese: “Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara”.
Quando fu entrato in Ecbatana, Tobia disse: “Fratello Azaria, conducimi diritto da nostro fratello Raguele”. Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: “Salute fratelli, siate i benvenuti!”. Li fece entrare in casa.
Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una calorosa accoglienza. Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: “Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara”. Raguele udì queste parole e disse al giovane: “Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà”. Ma Tobia disse: “Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo”. Rispose Raguele: “Lo farò! Essa ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque tua cugina, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace”.
Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la prese per mano e l’affidò a Tobia con queste parole: “Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè ti viene concessa in moglie. Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi assista con la sua pace”. Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le disse: “Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro”. Essa andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e disse: “Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!”. E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza”. Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. E dissero insieme: “Amen, amen!”. Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio

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Salmo responsoriale

Sal 127

Pace e benedizione su chi teme il Signore.

Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!

Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!

Acclamazione al Vangelo (Sal 118,34)
Alleluia, alleluia.
Donaci intelligenza, Signore, per conoscere la tua legge
e custodirla con integrità di cuore.
Alleluia.

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Vangelo

Mc 12,28-34
Questo è il primo comandamento. E il secondo è simile ad esso.


+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
All'unico Signore, presentiamo la preghiera del suo popolo, dicendo:
Insegnaci ad amare, Signore.

Per la Chiesa: divenga sempre più comunità di amore e segno evidente del volto materno di Dio. Preghiamo:
Per i governanti: nell'esercizio del potere abbandonino le strade della violenza e del tornaconto a favore della solidarietà e della pietà umana. Preghiamo:
Per i sofferenti: venga accolto il loro bisogno di comprensione e di affetto per la costruzione di una umanità nuova. Preghiamo:
Per tutti gli uomini: abbiano la forza di abbandonare qualsiasi idolo per adorare l'unico Dio rivelato in Cristo. Preghiamo:
Per la nostra comunità: dal Cristo che si dona a tutti indistintamente, impari lo spirito di servizio e di fraternità. Preghiamo:
Per chi ama l'uomo in quanto uomo.
Per chi è stato chiamato all'adorazione e alla contemplazione.

O Signore, che ci hai comunicato il tuo amore e il tuo modo di amare, aiutaci a saper date tutto di noi stessi, e a fare di questa vita il nostro canto di lode a te, unico Dio che con il Cristo tuo Figlio vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Fiduciosi nella tua misericordia, Signore,
ci accostiamo con doni al tuo santo altare,
perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio
sia per noi principio di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.


Antifona di comunione
Innalzo a te il mio grido e tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me il tuo orecchio, ascolta le mie parole. (Sal 17,6)

Oppure:
Dice il Signore: “In verità vi dico:
tutto quello che domandate nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. (Mc 11,23.24)


Preghiera dopo la comunione
O Padre, che ci hai nutriti
con il corpo e il sangue del tuo Figlio,
guidaci con il tuo Spirito,
perché non solo con le parole, ma con le opere e la vita
possiamo renderti testimonianza
e così entrare nel regno dei cieli.
Per Cristo nostro Signore.

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(in collaborazione con
Qumran2)